Nonostante il governo stia attualmente attraversando una momentanea tempesta di sabbia, la situazione in Alitalia resta comunque sotto la lente d’ingrandimento. Tanto che nelle ultime ore alcune testate hanno riportato la notizia secondo cui Ferrovie dello Stato avrebbe accelerato il passo, proponendosi per l’acquisizione del 100% di Alitalia, per poi soltanto successivamente spartirselo con Mef e gli ipotetici partner tecnici (Boeing?).

In questo incontro segretissimo, a cui avrebbero partecipato anche i tre super commissari guidati in prima linea dal solito Gubitosi, Fs avrebbe però messo in risalto la propria intenzione di mettere voce sul futuro management societario. Uno smacco per chi magari si stava preparando per un nuovo ruolo di primo piano.

Bisogna sottolineare come però si resti ancora nel campo della narrazione. Anche per quanto riguarda il vero e proprio progetto di rilancio proposto prima dal premier Conte e successivamente dal ministro Di Maio. “E’ vero che il messaggio di questo esecutivo cambia direzione di 180° rispetto a quelli mandati dai precedenti governi (in particolar modo dalla sciagurata gestione Calendiana), ma purtroppo, nonostante siano passati oltre 7 mesi, non c’è ancora un testo specifico nero su bianco su questo progetto ma solo parole e soprattutto i commissari, come Gubitosi ad esempio che non ci ha mai fatto chiarezza sui veri conti di Alitalia, nascondendoci buchi di 500 milioni, sono ancora lì al loro posto”, ci ha spiegato Antonio Amoroso, segretario nazionale Cub Trasporti. “C’è ancora forte contraddizione tra parole e fatti. Ci hanno parlato di rilancio, ma il loro primo atto è sulla cassa integrazione – per poi concludere – C’è un rischio concreto di seguire il modello Ilva e questo ci spaventa molto”.

La scelta di un ipotetico nuovo asset dirigenziale da parte di FS, qualora dovesse concretizzarsi il tutto, sarebbe una scelta legittima e ci sarebbe da spaventarsi del contrario. Come ha tenuto a precisare ancora Amoroso, “è importante che il nuovo management conosca le dinamiche del trasporto aereo. Anche Gubitosi ebbe la meritevole intenzione di cambiare asset, ma fece arrivare una serie di manager dal TLC che poco conoscono del settore aereo, rendendola di fatto più un operazione politica di circondarsi di una cinta di manager amici e controllabili più che di manager industriali e capaci”.

Anche per quanto riguarda l’attuale gestione di quella che fu la divisione IT AZ, di cui abbiamo raccontato l’epurazione a più riprese, novità al vaglio non ce ne sono. Eppure quello del polo informatico è stato un argomento toccato anche in passato. Durante il periodo Marzano venne già paventata l’idea di un polo informatico dei sistemi trasporti italiani. Proposta intelligente ma caduta presto nel dimenticatoio.

Intanto il settore aereo continua a crescere, toccando richieste anche del 40%. Un controsenso se si pensa che nemmeno un anno fa, sotto il governo Gentiloni, un certo ministro Calenda parlava di crisi del settore e dipendenti come piombo sulle ali.

Ma quella di Alitalia è una crisi che ha radici lontane e profonde. Addirittura dai governi Berlusconi (il primo a mettere mano sulla vicenda con la Legge fondo speciale traporto aereo). Una crisi divenuta poi buco nero con gli ultimi sciagurati interventi del Pd.

Non c’è mai stata una volontà concreta di rilancio della compagnia, anzi. Hanno fatto credere che Alitalia fosse un grande peso di cui bisognava liberarsi il prima possibile, anche regalandola. Ed è stata questa infatti la strada percorsa prima da Letta, poi da Renzi ed infine da Gentiloni (Renzi bis).  In un mercato che doveva essere dominato da Lufthansa, Air France e Air British, Alitalia doveva diventare una compagnia a carattere nazionale, una stampella.

Da qui potrebbe essere nata, anche in chiave sovranista, la proposta di rilancio di Cinquestelle-Lega. Alitalia è da sempre considerata “la compagnia di bandiera” e di fatto è tornata ad esserlo. In un periodo storico delicato per questo Paese, il governo giallo-verde potrebbe aver fiutato l’occasione per consolidare la propria posizione e il proprio consenso agli occhi italiani e allo stesso tempo infliggere un altro colpo all’Ue, complice di non aver vigilato sull’inserimento selvaggio delle compagnie low cost (in particolar modo sulla vicenda Ryanair). La speranza è che tutto ciò non venga fatto sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.

Rilanciare Alitalia e riappropriarsi di un settore molto remunerativo farebbe guadagnare tutti quanti. Il Paese, che tornerebbe a correre, l’attuale esecutivo, che porrebbe la pietra tombale sui precedenti governi fallimentari e i lavoratori, che ritornerebbero a vivere. Con la speranza che presto alle parole seguano passi concreti, sassi ancora in mano, ma sempre pronti ad essere ferocemente lanciati.

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