A forza di sassate, ad Amatrice sta uscendo fuori di tutto: interessi inconfessabili, lobby storiche, complicità (la piramide Regione-Caritas-imprese locali: ossia, il business della ricostruzione). E, soprattutto, collegamenti familistici per radicare il potere e usare la città-simbolo del terremoto anche come riserva di caccia e merce di scambio politico per carriere individuali.

Ora parleremo del “silenzio”, del “silenzio assenso” e del “grido sospetto”. Tre concetti che si legano e legano i protagonisti di questa storia. Il tema è l’ospedale: una struttura fondamentale per i cittadini, e i molti anziani, impossibilitati a muoversi o ad essere curati con celerità.

Come mai a suo tempo Pirozzi ha nascosto ai cittadini, anche ai suoi collaboratori più stretti, il rifiuto da parte della Regione Lazio di ricostruire l’ospedale Grifoni al Don Minozzi? Lui che per campanilismo, invece, lo voleva nello stesso luogo di prima del terremoto?

Il motivo è semplice e da decifrare nelle segrete stanze: da una parte, non poteva inimicarsi Zingaretti, che aveva contribuito a vincere le elezioni regionali con il passaggio dello Scarpone da destra a sinistra; dall’altra, per strategie locali molto precise. È noto poi, che il governatore della Regione Lazio pensava alla Salaria, non solo come snodo tecnico, ma soprattutto come dato molto politico: fare rete tra gli amministratori del Pd della zona. In soldoni, per avvicinarsi ai suoi sindaci.

D’altra parte, stiamo comunque parlando di uno che oggi, al momento di votare il Bilancio Consuntivo al Consiglio regionale del Lazio, per evitare che venisse bocciato (poiché la la nuova maggioranza Centrosinistra–M5S vacillava) ha pensato bene di farsi venire a comando un’impellente bisogno di fare pipì. Corso fuori dall’aula al momento della votazione, la sua assenza ha fatto sì che il bilancio passasse. Quando dici che uno è uno stratega politico.

Ma torniamo al Don Minozzi. E torniamo all’attuale sindaco Fontanella (che ha con Pirozzi un patto di sangue), primo cittadino ancora in sospeso: il prossimo 15 ottobre il Tar si pronuncerà sul ricorso della Lista “Per Amatrice e le sue Frazioni”, capeggiata da Filippo Palombini, e sulla possibilità del ritorno al voto per le presunte irregolarità denunciate, relative al computo dei voti, le schede eccedenti, i certificati elettorali ballerini, i comportamenti anomali dei presidenti di seggio etc.

Fontanella sta concentrandosi in modo ossessivo sull’Ospedale da far ripartire per ascriversi almeno un risultato, visto che la sua amministrazione da quando si è insediata, a giudizio unanime, sta brillando per immobilismo e confusione. In realtà, la sua è una partita demagogica, che fa subire addirittura anche al vescovo di Rieti Pompili. Il perché è evidente. I luoghi scelti significano interessi succulenti.

Ricostruiamo i fatti.

Il 28 marzo del 2017 una delibera dell’Opera Nazionale Mezzogiorno d’Italia dona a titolo gratuito delle aree del don Minozzi per la realizzazione del nuovo ospedale di Amatrice.
Il 5 settembre 2017, la Regione Lazio risponde picche. Ringrazia per la generosità, ma informa che gli uffici regionali “hanno ritenuto di confermare la ricostruzione dell’ospedale presso le medesime aree di prima”. Insomma, proposta declinata, rispedita al mittente. L’Ospedale si deve fare nello stesso sito di prima.

Pirozzi, allora sindaco ultra-mediatico di Amatrice, tace, non comunica tale scelta della Regione. Poi, passa il tempo e la questione diventa oggetto di dibattito e scontro politico locale: ospedale sì, ospedale mai, ospedale dove? Sulla Salaria, ad Amatrice?

Ora Fontanella proclama urbi et orbi la scelta definitiva. E dove? Ancora nell’area del Don Minozzi. Perché riesumare una cosa già morta? In verità il sindaco in sospeso, non ha alcun interesse a delocalizzare il Grifoni nell’area del Don Minozzi, come a Torrina (altro sito in ballo).

Insiste sul Don Minozzi, per ragioni elettorali (sa di trovare il consenso dei cittadini), e perché il Don Minozzi rientra nel progetto della nuova Amatrice, che sarà partorito dal noto architetto Boeri. Se Fontanella fosse realmente interessato a ricostruire l’ospedale in quell’area, avrebbe dovuto prendere in considerazione la superficie un tempo appartenuta all’Opera, poi venduta negli 70 alla famiglia Capriccioli, dove oggi regna un vero disordine urbanistico, depositi di materiale edile, capannoni, tettoie, una villa costruita in spazi angusti, travature a cielo aperto, cataste di laterizi.

Tutto nelle adiacenze degli impianti sportivi, del Palazzetto dello sport e delle Corti (dell’accoglienza, della spiritualità) dell’erigenda “Casa-Futuro”. Oggi invece il Vescovo Pompili, vero motore di Casa-Futuro, è costretto a ingoiare i “soprusi” di Fontanella, relegandolo al ruolo di soprammobile, ogni qualvolta viene rispolverato il tema-ospedale tra le “Leopolde” all’amatriciana, spesso con una scaletta di discorsi dove viene preclusa al Vescovo ogni possibilità d’intervento sull’argomento.

Durante il recente incontro con la Uil, ha dovuto sopportare anche gli applausi dei fan del sindaco. Proprio nelle ultime ore è stata addirittura aperta una petizione on-line su “Change-Org”, per la raccolta di consensi dell’ospedale al Don Minozzi. Lana caprina? Perché tanto fissarsi sul don Minozzi al punto da forzare la mano addirittura ad un vescovo?

Il vero interesse di Fontanella è quello di osteggiare la ricostruzione del Grifoni dov’era, accampando ogni ipotesi di instabilità dei terreni affinché le abitazioni da ricostruire presenti intorno al sito del vecchio ospedale, e quelle prossime all’abitato del centro, vengano delocalizzate nei suoi terreni, già dotati di autorizzazione edilizia. Il suo vero interesse non è l’Ospedale, ma sono le case, l’indotto.

Con la delocalizzazione di più abitazioni private nei terreni di sua proprietà, ottimizzerebbe il business, in quanto la ricostruzione avverrebbe per interesse pubblico e gli oneri di urbanizzazione saranno sostenuti dallo Stato e non dalla proprietà dei terreni. Insomma, un terno al lotto senza effettuare alcun investimento di capitali, un affare per milioni di euro.
Riassumendo: Fontanella straparla di Don Minozzi, la Regione continua a preferire il sito iniziale (come da annuncio odierno, dando pure una tempistica: tre anni), Pirozzi, che dovrebbe condividere il sito iniziale, tace. Non entra in rotta di collisione col sodale Fontanella. Ancora silenzio.

E’ la prova provata dell’intreccio Pirozzi-Fontanella. Del patto di sangue. I due sono come il gatto e la volpe, interessi economici e copertura politica.

Questo è un altro esempio del business del terremoto focus-Amatrice.

Dulcis in fundo, il silenzio assenso. La famiglia Buonasorte-Moriconi (i luogotenenti di Pirozzi ad Amatrice), negli ultimi due anni ha alloggiato presso una Sae assegnata ad una certa Giulia, non una famigliare. Stiamo parlando di Emma, della sorella Francesca e del figlio Marco. Un’occupazione giustificata dall’amicizia.

Urgono due domande: se la family non ha partecipato alle spese della povera Giulia, si potrebbe pensare ad un reato di “circonvenzione di incapace” (delitto previsto e punito dall’articolo 643 del codice penale italiano), ma non osiamo ipotizzarlo. Diversamente, se c’è stata contribuzione, si potrebbe pensare ad una qualche forma di affitto, cosa espressamente vietata dal regolamento della Protezione civile riguardante le Sae.

Come risponderanno?  C’è un testo di diritto generale che chiarisce le idee, preso dal sito “La legge per tutti”: “Se ospitiamo un nostro amico in una parte di casa nostra o in una casa di nostra proprietà per un periodo superiore ai 30 giorni, dobbiamo effettuare la comunicazione alle autorità di Pubblica Sicurezza, attraverso una dichiarazione di ospitalità o cessione fabbricato. È chiaro però che se l’amico si ferma da noi per molti mesi, o anche di più, inizia a vacillare la condizione di ospitalità temporanea e si inizia a parlare di carattere abituale. La sua dimora abituale viene cioè, considerata casa nostra. È qui che scatta l’obbligo giuridico di residenza”.

Ai posteri l’ardua sentenza.

(5- continua)

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2 Commenti

  1. Che Buonasorte si sia comprato l’elezione alla Regione Lazio 2010 con un brogliuccio di 1200 voti di preferenze , carpite nel seggio elettorale di Monterotondo E’NOTO e poi ….A MONTEROTONDO, NEL FEUDO DI BUONASORTE – Molte fatture pagate dal gruppo regionale sono riconducibili alla cittadina di Monterotondo, a pochi chilometri a nord di Roma, dove si concentrano i consensi di Roberto Buonasorte, braccio destro di Francesco Storace e possibile capolista della lista civica Pirozzi alle prossime regionali. Il 10 gennaio 2011, il gruppo regionale La Destra liquida 1.910 euro all’associazione culturale La Giara Nera come contributo per la festa Befana Tricolore 2011. In quel periodo, parte attiva dell’associazione era Emma Moriconi – oggi impegnata nel comitato elettorale per Pirozzi presidente – moglie di Buonasorte. La Giara Nera ha anche collaborato alla realizzazione di un film-documentario sugli anni di piombo, dal titolo ‘Sangue Sparso’, del quale Moriconi ha curato la sceneggiatura. Le riprese, come recita la presentazione della pellicola, hanno avuto luogo fra la primavera e l’estate 2011.

    Fra le fatture liquidate dal gruppo regionale La Destra, vi sono ben 9 pagamenti per totali 4.675 euro riconducibili ad altrettanti pasti (per gruppi da 20 persone in media) presso l’Antica Trattoria dei Leoni, sita a Monterotondo in via Federici 23, a due passi dalla sede de La Giara Nera di via Federici 69. “Si facevamo molti incontri in quel periodo – ribatte Francesco Storace – e le spese di rappresentanza si pagavano per il gruppo ma anche per i consiglieri, che eravamo io e Roberto. Il fatto che si andasse a pranzo vicino la sede dell’associazione rende ancora più evidente la motivazione delle spese”. Sempre di Monterotondo, infine, è la ditta Elicom srl, che al costo di 3.630 euro il 3 marzo 2012 ha noleggiato al gruppo regionale La Destra un elicottero “per attività di riprese su Roma, zona Fori Imperiali, Piazza della Bocca della Verità”.

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