La famiglia è importante e la famiglia Buonasorte (da Monterotondo) è una famiglia importante. Si radica ovunque trova dei varchi. La strategia è semplice: tante parole, valori annunciati, proclamati, battaglie ideali, vicinanza alla popolazione e poi, tanta capacità di acchiappare, occupare. Potere, poltrone, incarichi.

Terreno di caccia e di approdo, come la nostra inchiesta sta ampiamente dimostrando, Amatrice, città-simbolo, terra feconda di possibilità e potenzialità. Per due ragioni: rappresenta un grande focus nazionale, offre visibilità gratuita a 360 gradi (politici e premier, Conte docet, fanno a gara a visitarla e a fare promesse più o meno demagogiche), e per il business economico che comporta la ricostruzione.

Terreno di caccia e di larghi appetiti. Sergio Pirozzi, per diritto divino considera Amatrice la sua rendita di posizione e tesse la rete sia della politica locale (cogestendo il sindaco Fontanella), sia in chiave nazionale (le sue ambizioni sono note: fare il parlamentare sul piagnisteo del terremoto, o almeno diventare commissario per la ricostruzione). E, naturalmente, per i suoi disegni ha bisogno di luogotenenti sul territorio. Cioè, di una squadra ad hoc. E questa squadra di fidati soldati (non a titolo gratuito) sono i membri della famiglia di Roberto Buonasorte, suo stretto collaboratore e capo segreteria della XII Commissione della Regione Lazio (che guarda caso, tratta proprio di terremoto), dono di Zingaretti allo “Scarpone” per il noto favore politico.

Nella seconda puntata (leggi qui) abbiamo parlato di Emma Moriconi, moglie di Roberto. Oggi ci occupiamo della carriera della sorella di Emma, Francesca, e del figlio di Roberto, Marco Buonasorte. È interessante approfondire e ricordare il radicamento “scientifico” della famiglia per comprendere la rete politica e gli interessi in gioco.

Francesca Moriconi esordisce professionalmente da “agevolata” (è una costante di famiglia): dipendente della Regione Lazio, racconta chi l’ha conosciuta bene, era nota per lavorare invece, alla redazione di via Paisiello del Giornale d’Italia (immobile di proprietà della contessa Colleoni di Monterotondo, quella della casa di Montecarlo che ha decretato la fine politica di Gianfranco Fini), al punto che viveva nel terrore di essere scoperta.

Francesca, come da copione, da un annetto circa, si è spostata ad Amatrice, e lavora (settore amministrativo) presso l’impresa edile di Gaetano Galli, detto “pigliatutto”, visto che si è accaparrato, grazie al giro di amicizie e collegamenti diretti, tutti i lavori amatriciani commissionati dalla Caritas. Un monopolio non certamente gradito alle altre imprese, e alla popolazione che non ha nemmeno digerito l’assunzione di Francesca, ritenuta una togli-lavoro ai locali.

Collegamenti diretti che si spiegano anche qui a livello famigliare: la moglie di Gaetano Galli è Claudia Quaranta, responsabile di zona della Caritas. Due più due fa quattro. Sarà un caso? Sarà per oggettiva professionalità e superiorità imprenditoriale? Ai posteri l’ardua sentenza.

La vicinanza Caritas spiega pure la “carriera” veloce del figlio di Emma Moriconi e Roberto Buonasorte, Marco, ovviamente inquadrato presso la Diocesi di Rieti, addirittura col compito “gravoso” di responsabile del museo della Diocesi di Amatrice.

Marco è un giovanotto paffuto e ambizioso (tale padre, tale figlio), anche fisicamente sembra la copia del duo “Buonasorte-Storace”, di cui Roberto per decenni è stato braccio destrissimo (poi hanno litigato, il sodalizio si è rotto). Un’ambizione facilitata dalla dinastia e dalla sua rete: giovane collaboratore del Giornale d’Italia aveva il chiodo fisso dei fumetti e del calcio mercato, ma molti pezzi glieli scrivevano i redattori. A 18 anni per regalo ha ricevuto dal padre il patentino da giornalista. Fortunato lui. E anche lui ad Amatrice ha il dono dell’ubiquità: come detto, lavora al museo della Diocesi e collabora senza contratto a Radio Amatrice, insieme alla madre Emma, a sua volta senza contratto, ma certamente tollerati. In attesa della delibera come sembra da notizia fresca di queste ore, che assicura, grazie ad una donazione della Croce Rossa, un rimborso ai “volontari”.

Ma più interessante è la vicenda opaca che lega Marco ad un lavoro che ha svolto presso il centro di produzione Cibor, iniziativa di Italian Television; network che, dopo il sisma, ha aperto una sua sede nella frazione Musicchio di Amatrice; società fondata da Roberto Onofri che, si dice, abbia avuto a che fare con Storace e il Giornale d’Italia. Allora i rapporti tra Roberto Buonasorte e l’ex governatore del Lazio evidentemente erano buoni. Sta di fatto che Onofri apre la società proprio ad Amatrice (ragioni fiscali, grazie al provvedimento governativo “zona franca urbana centro-Italia”?), fa un avviso per cercare personale e chi viene assunto? Marco Buonasorte.

La famiglia Buonasorte, tirando le somme, è la rappresentazione plastica del potere locale, con regia regionale. Se uniamo Caritas, Diocesi, imprese, Regione Lazio, ecco spiegato il blocco di interessi che ruota intorno ad Amatrice e alla ricostruzione. E’ il blocco che trova la sua traduzione politica nel sindaco Fontanella e in Pirozzi. Un esempio emblematico? Federico Capriotti, lavora all’ufficio tecnico della Diocesi, settore beni culturali, da cui dipende il museo della Diocesi di Amatrice, dove lavora Marco Buonasorte. E Capriotti è consigliere di maggioranza della lista-Fontanella.

Tanti pezzi di un puzzle amatriciano che si spiega col radicamento pirozziano dei Buonasorte. Molto bravi nei selfie, nelle poesie, nelle dichiarazioni d’amore per Amatrice, nelle declamazioni ideologiche, nel patriottismo della città, ma molto più bravi nella poltronite.

– 3 continua –

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3 Commenti

  1. Che schifo. Da quello che leggo in questo articolo sembra ci sia una intera famiglia che dopo il sisma (e con 300 morti da piangere) si sia trasferita ad Amatrice per fare affari. Se fosse vero gli amatriciani dovrebbero cacciarli a calci nel sedere.

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