La Gdf di Catania ha eseguito nove misure cautelari a carico di imprenditori locali e funzionari della sede etnea dell’ANAS. Sei sono finiti in carcere. Gli altri tre agli arresti domiciliari.

L’accusa, si legge negli atti, è “corruzione nell’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati all’ANAS (Area Compartimentale di Catania) nonché nella sostituzione di barriere incidentate e nella manutenzione delle opere in verde lungo le medesime arterie”. Si tratta della terza ondata di arresti all’interno dell’operazione denominata “Buche d’oro”.

In carcere è finito Giorgio Gugliotta, Capo Nucleo C dell’Anas, sede di Catania; ai domiciliari i funzionari Anas Giuseppe Romano, Riccardo Contino e Giuseppe Panzica.

Gli altri arrestati sono imprenditori: Giuseppe Ciriacono, padre del rappresentante legale della Ital Costruzioni Group Srl, con sede a Caltagirone; Santo Orazio Torrisi, rappresentante legale della Sicilverde Srl, con sede ad Aci Sant’Antonio; Amedeo Perna, dipendente della Ifir Tecnologie Stradali Srl, con sede a Milano; Vincenzo Baiamonte, già dipendente della Safe Roads Srl di Misilmeri (Pa) e Pietro Matteo Iacuzzo***.

Baiamonte, dal 2019 risulta dipendente della Truscelli Salvatore Srl, colosso dei lavori stradali, il cui rappresentante legale, Salvatore Truscelli, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione: è stato sorpreso dagli stessi finanzieri mentre consegnava una tangente di 10mila euro in contanti negli uffici dell’Anas.

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***Aggiornamento del 21 dicembre 2019
L’imprenditore Pietro Matteo Iacuzzo, che era stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti degli appalti pubblici dell’Anas di Catania è tornato a piede libero in quanto “sono venute meno le esigenze cautelari poste a fondamento della misura”.

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30 Commenti

  1. Tutto questo mentre si organizzano gare canore……forse qualcuno ha travisato Cantare……e secondo me da povero dipendente ..credo che ci saranno altre gare canore…

  2. L’Italia va a pezzi? No problem: Anas arruola un uomo di Gladio.
    Quando in Anas pensavano di avere visto tutto, fra viadotti crollati, scandali giudiziari, tangenti e nepotismo sistematico, ecco arrivare la spy story.
    Lui si chiama Vittone, Omar Vittone, e prima di diventare lo strapagato “branch deputy manager” di Anas international Qatar con un mensile di 93 mila riyal (circa 23 mila euro) più alloggio era un veterano delle missioni militari in Iraq, Afghanistan, Libano ed è tuttora il rappresentante per Piemonte e Valle d’Aosta dell’associazione volontari di Stay behind, la rete costituita dai servizi segreti Usa e italiani meglio nota come Gladio, ufficialmente sciolta nel 1990 dopo la storica testimonianza di Giulio Andreotti di fronte alla commissione parlamentare stragi.
    Il saldo delle escursioni dell’Anas e della controllata Anas international enterprise (Aie) in nazioni poco note per la loro trasparenza finanziaria è pesante. Anas, che è confluita nel gruppo Ferrovie dello Stato alla fine del 2017, ha dovuto creare un fondo rischi da 32 milioni che corrisponde prudenzialmente al buco di Aie. Oltre a questo, per garantire la continuità aziendale, il 18 giugno 2019 ha versato 10 milioni di euro per coprire i 7,5 milioni di perdite e ricostituire il capitale sociale. Il giorno prima, 17 giugno 2019, Pino Zingale, magistrato della Corte dei conti delegato al controllo dell’Anas, ha denunciato “gli elementi di possibile reato e danni erariali” alla procura di Roma e alla procura regionale della Corte dei conti. L’esposto è stato inviato anche alla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, e all’attuale ad dell’Anas Massimo Simonini, figlio di un dirigente dell’Anas nominato ad dall’ex ministro Danilo Toninelli.

    Il 24 giugno Toninelli ha chiesto chiarimenti via lettera sull’ammanco principale, quello dell’Anas Tec Gulf del Qatar. Il 25 giugno l’attuale ad Aie, Guido Perosino, subentrato a Bernardo Magrì in aprile dopo sei mesi di vacatio, è partito per Doha in cerca di 7 milioni di euro di denaro pubblico che non sono mai più tornati indietro. Quello che ha trovato Perosino in Qatar non deve essergli sembrato gradevole, perché ha aggiunto la sua segnalazione a quella di Zingale e si è messo al lavoro su un piano industriale da ultima spiaggia con l’assistenza di Pwc. Il piano è stato approvato il 20 novembre e spedito per il vaglio definitivo alla holding Ferrovie.

    Nostalgia Gheddafi
    A completare il quadro ci sono due relazioni del collegio sindacale Aie (2017 e 2018) che “ha rilevato gravi criticità” e un parere pro veritate ancora più critico firmato dall’avvocato Mario Bussoletti che l’Anas intende usare contro il suo ex manager Magrì. L’ingegnere napoletano, 59 anni, non ha avuto un attimo di tempo per chiamarsi disoccupato visto che appena si è dimesso da Aie (settembre 2018) è diventato uno dei principali dirigenti operativi del gruppo Gavio come amministratore delegato di Satap (Torino-Piacenza), Asti-Cuneo, Siteco e Autofiori, la concessionaria che gestisce la Torino-Savona dove domenica 24 novembre è crollato un viadotto a causa di una frana.
    Ma procediamo con ordine.
    L’idea di trasformare l’Anas in competitor internazionale nasce una decina di anni fa, quando si tenta di lanciare la società sul libero mercato per giustificarne l’uscita dal perimetro del debito pubblico. Il fatidico 30 agosto 2008 il colonnello Muhammar Gheddafi, capo della Jamahiryya libica, pianta le tende a villa Borghese e firma con il premier Silvio Berlusconi l’accordo che prevede, come risarcimento per l’occupazione coloniale, di un’autostrada costiera dal confine tunisino al confine egiziano. L’impegno è affidato all’Anas. Tre anni dopo Gheddafi viene ucciso e la Libia precipita nel caos. Ma a Roma si insiste sul presunto Eldorado delle commesse estere, forse perché in Italia ci si annoia da quanto tutto va bene. Il numero uno dell’Anas, l’ex dell’Iri Pietro Ciucci, costituisce Aie a giugno del 2012. La nuova società apre in pochi anni quattro filiali (Colombia, Georgia, Argentina, Qatar) e nove partecipate fra Libia, Algeria, Russia e India. Nell’autunno del 2015 Matteo Renzi sostituisce il lettiano Ciucci con Gianni Vittorio Armani, figlio di Pietro, anch’egli ex amministratore Iri in quota Alleanza nazionale. Armani si dà da fare. Chiude un accordo con l’Iran a luglio del 2016, alla presenza del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e del suo omologo iraniano Abbas Ahmad Akhoundi. Nel 2017 sbarca in Russia per il tracciato Rostov-Krasnodar. Due anni dopo tocca al subcontinente con la costituzione di Anas Tec India e poi all’Armenia, per il corridoio autostradale nord-sud. Ogni volta si comunica allo spettabile pubblico che si tratta di investimenti stramiliardari (3,6 miliardi in Iran, 1 miliardo in Armenia, centinaia di milioni in Russia). Queste cifre sono ancora nulla a paragone dell’avventura in Qatar dove l’Anas informa che la famiglia reale, guidata dall’emiro Tamim al Thani, programma investimenti in infrastrutture per 140 miliardi di dollari in vista dei mondiali di calcio del 2022. La manifestazione sportiva è contestatissima ma pecunia non olet e piatto ricco mi ci ficco.
    In realtà gli incassi sono ampiamente inferiori agli annunci. In Qatar Anas assiste Ashghal, l’authority dei lavori pubblici locale, nella preparazione dei capitolati di progettazione con una commessa che era già stata firmata nel 2012 e che valeva 50 milioni in sette anni. I ricavi Aie del 2018, in aumento rispetto agli anni precedenti, sono poco al di sotto dei 9 milioni di euro con perdite per 7,5 milioni sulle quali incidono i costi del personale (3,7 milioni di euro). Nel biennio 2019-2020, sterilizzate le emorragie principali, ci dovrebbero essere perdite aggregate per altri 2 milioni di euro.
    Allora perché è stata tenuta in piedi Aie? Armani stesso, in un’intervista all’Espresso dell’ottobre 2015, aveva manifestato perplessità sulla struttura e aveva abolito la figura del direttore generale, occupata da Fabrizio Averardi Ripari coinvolto nell’inchiesta fiorentina sul sistema delle opere pubbliche.

    Sono Omar, risolvo problemi
    La ristrutturazione targata Armani si orienta verso la creazione di società all’estero ma va subito incontro a qualche difficoltà. Per l’Atg di Doha Magrì decide di ricorrere a Vittone, aostano di 49 anni, che al primo punto del suo curriculum indica appunto “spiccate doti di problem solving”. Laureato in scienze politiche alla Cattolica di Milano, Vittone è capo della sicurezza ai Giochi Mondiali militari disputati in Val d’Aosta nel 2010. A marzo del 2012 debutta nel mondo delle concessionarie come amministratore del Rav, il raccordo autostradale della Val d’Aosta gestito da Atlantia. La Stampa titola: alla Rav serve il reduce dell’Iraq, sottolineando che Vittone fa parte dell’associazione volontari di Stay behind definita “discussa formazione paramilitare top secret”. Il presidente dell’associazione, Antonio Sanviti, querela il giornale che avrebbe diffamato i gladiatori.

    Terminato il mandato in Rav, nel maggio 2015 Vittone diventa presidente della società del traforo del Monte Bianco (Sitrasb), controllata dalla regione. Il consigliere Alberto Bertin trova da eccepire sulle qualifiche professionali nel mondo autostradale dell’esperto di intelligence, tanto più che Vittone ha amministrato Rav vivendo in Guinea Conakry dal 2011 al 2014. Il governatore Augusto Rollandin, condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi per corruzione a marzo di quest’anno, risponde che Vittone era nel paese africano “per collaborare a progetti di volontariato”. Bertin replica che non dubita delle capacità di Vittone di gestire il traforo: “è stato talmente bravo che l’ha fatto dalla Guinea, un esperto in trasporti, addirittura di teletrasporto”.
    L’ironia del consigliere non turba Vittone che resta in carica in Sitrasb fino a novembre 2017, poco prima che venga fondata l’Atg a Doha e che l’esperto di intelligence vi venga destinato. Dal parere pro veritate chiesto da Aie risulta però che, a dispetto della retribuzione “Vittone non ha in effetti mai operato in Qatar non avendo conseguito il necessario ID (documento di identità locale)”.

    Il console onorario
    Forse a San Marino non lo sanno perché il 14 maggio 2018 il Congresso di Stato della Repubblica del Titano nomina Vittone console onorario in Qatar e la camera di commercio locale lo delega agli affari internazionali con l’obiettivo di partecipare agli appalti del Mondiale 2022. A San Marino Vitone, che fa parte dell’Icrim, il centro di ricerca sul management della Cattolica, organizza incontri tra l’ateneo e il segretario di Stato allo sport per inserire la piccola repubblica nella Summer school in football stadia management, non proprio una priorità visto che l’impianto maggiore del Titano, ribattezzato San Marino Stadium, ha una capienza intorno ai 5 mila posti.
    Il rapporto di lavoro fra l’esperto di intelligence e Aie si conclude il 30 maggio 2018 su decisione di Magrì al quale oggi Anas rimprovera di non avere osservato “le procedure interne di selezione del personale”. Ne consegue “la responsabilità risarcitoria di Magrì” verso la capogruppo.
    A dispetto delle critiche sulla sua gestione di Aie, Magrì è ancora direttore generale di Sitaf, la società concessionaria del traforo del Frejus dov’è entrato nel 1996 come direttore tecnico. Il padre Ennio, classe 1933, è uno dei più noti avvocati amministrativisti d’Italia con lo studio Msa (Magrì Sersale Ambroselli) fondato a Napoli nel 1960. Nel 1970 lo studio ha aperto una sede a Roma dedicata ai rapporti con la pubblica amministrazione e un’altra nel 2000 a Milano con specializzazione nel project financing. Padre e figlio sono soci di una srl, la Servizi legali. Magrì senior, che era in ottimi rapporti con lo storico numero uno di Sitaf Felice Santonastaso, ex Iri-Italstat scomparso nel 2014, ha patrocinato Sitaf almeno fino al 2017 in una causa civile definita dalla Cassazione.

    Braccio di ferro con Gavio
    Il groviglio di interessi familiari e societari è complicato dalla situazione particolare della società che gestisce il traforo del Frejus e la Torino-Bardonecchia. Al momento, il controllo è dell’Anas, e dunque delle Fs guidate da Gianfranco Battisti, perché la società pubblica ha rilevato le quote del Comune e della provincia di Torino per un complessivo 19 per cento del capitale alla fine del 2014. Il gruppo Gavio, azionista di minoranza, ha contestato l’acquisto al Tar, che ha bocciato il ricorso due volte. Il consiglio di Stato, invece, ha dato ragione a Beniamino Gavio e, alla fine di ottobre, ha ordinato alla città metropolitana di Torino di revocare la cessione e mettere a gara il 19 per cento del capitale Sitaf, con la possibilità che il gruppo di Castelnuovo Scrivia, forte di 850 milioni incassati dai francesi di Ardian in cambio della maggioranza, faccia un’offerta vincente e si garantisca il controllo del Frejus.
    La situazione sembra intricata? Lo è. Ricapitolando, Magrì è figlio di un legale difensore della controllata Anas Sitaf di cui è direttore generale. Ma è anche manager del gruppo Gavio che è in contenzioso con Anas per strapparle il controllo di Sitaf.

    Fino ad aprile del 2019 il manager napoletano è stato anche ad di Tecnositaf Gulf che è stata la prima società del gruppo Anas-Sitaf ad aprire bottega in Qatar (2016) in partnership con una società locale (Gulf business development). Tecnositaf Gulf partecipa alla realizzazione del tunnel Dukhan in Qatar e del tunnel Saadiyat che collega il centro di Abu Dhabi con l’isola dove sorgono il Louvre e il Guggenheim degli Emirati.

    Amministratore delegato di Tecnositaf Gulf è Raymond Mikhael, cittadino libanese e fratello di Georges, azionista di Defendini logistica, presidente dell’aostana Sav (gruppo Gavio), consigliere di amministrazione di Terna interconnector e di Transenergia insieme allo stesso Bernardo Magrì oltre che della Ragusa-Catania di Vito Bonsignore, recentemente statalizzata con un versamento che si aggirerebbe intorno ai 40 milioni di euro.
    Secondo un’interrogazione parlamentare grillina del 18 novembre 2018, è grazie alle conoscenze di Georges e Raymond Mikhael che Paolo Massimo Armani, fratello maggiore dell’ex ad Anas, è arrivato alla guida della società libanese Scale up del gruppo Al Yafi. Insomma, non è tanto che il mondo è piccolo. È che è pieno di fratelli.

  3. Armani, quando hai due minuti, riascolta tutte le conferenze stampa che hai fatto dopo lo scandalo Dama Nera…e poi vai a guardarti allo specchio.
    Io spero, come tanti cittadini italiani, che le varie Procure (penale, civile e contabile) portino avanti le varie inchieste avviate, supportate da denunce e interrogazioni parlamentari. da quello che si legge stiamo parlando di tangenti milionarie…altro che Dama Nera e company.
    Aspettiamo fiduciosi nell’esito delle indagini.

    • GVA, il giovanotto che si credeva un genio prestato all’Anas e che invece, fin dai primi passi in azienda si è dimostrato essere nient’altro che una fetecchia. Con buona pace degli adulatori che facevano a gara ad elogiarne l’azione e lo spirito innovatore. Chissà dove sono finiti ‘sti leccalatobi, che pure qui si sperticavano in lodi e leccatine. Perché nessuno di loro, pur nell’anonimato, non fa il bel gesto di scusarsi?

  4. La stragrande maggioranza dei lettori dell’ultima ribattuta e di sassate idolatrava Armani e si è accanita contro la Dama Nera e Co. atteggiandosi a vergini oneste e “la Giusy” lo ha trattato sempre con i guanti bianchi. in una famosa copertina si fecero fotografare tre soggetti sicuramente corrotti da imprese e che ebbero di ’metterci la faccia’
    Oggi sappiamo che quella gestione è stata la peggiore, la più disonesta e la più incompetente di sempre.
    un grande grazie a chi ha fatto in modo, con un colpo da Maestro, a metterli alla porta!

    • Ora invece è tutto diverso? è bastato cacciare il faccendiere di Armani e siamo ritornati ad essere un’azienda normale?
      Ma che vi siete tutti rincoglioniti? Credo di si se pensate che in Anas le cose stanno andando meglio, lo volete capire che siamo gestiti dai banditi conclamati e faccendieri politici e ora anche i servizi segreti addirittura attingono nelle casse aziendali?
      Siamo diventati già da un pezzo,una società a delinquere questa è la realtà. e tutti noi complici solo per il fatto che ci mettiamo a disposizione di questi personaggi di incompetenti e farabutti. Fatevi un esame di coscienza e tirate fuori un po’ di dignità se vi è rimasta.
      Saluti

  5. Ma a Genova che succede? I sindacati invocano il blocco degli ods in attesa del modello di riorganizzazione del Compartimento, il CT accoglie la richiesta e convoca la disamina tra le parte ma … l’ufficio personale invia una informativa per l’emissione di un nuovo provvedimento disciplinare… ma che Genova chi comanda? 💩💩💩

    • Ci sta provando il piccolo siculo dei grandi numeri alcolizzati ma con scarso successo infatti ormai è sempre uccellino di bosco quando scende il Capo dalla Padania

  6. Questa gestione impalpabile ci porterà alla deriva. I top manager dicono che non leggono questo spazio, in quanto sono solo parole non supportate da fatti.
    Bene prossima settimana analizzerò e scoperchierò la pentola della fuffa.
    Con le 166 gare bandite da anas dal 01 ottobre e dall’incapacità dei dirigenti confermati, spostati neo promosso.
    Passeremo al CFO con una assenza ed incisività sul territorio e poi n direzione che grida vendetta.
    La DRUO con il si salvi chi può tutti scappano e chi è lì si brucia lentamente.
    La DOCT con uffici inesistenti e davvero iMbarazzanti.
    Ed infine la DPNO un isola felice dove se beve, se magna e se dorme…

  7. Atto n. 4-02598

    Pubblicato il 9 dicembre 2019, nella seduta n. 171

    LANNUTTI , BOTTO , TRENTACOSTE , NOCERINO , MARINELLO , PAVANELLI , NATURALE , ROMANO , LEONE – Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell’economia e delle finanze. –
    Premesso che:

    Anas, con i suoi 6.283 dipendenti, è gestore della rete stradale e autostradale italiana di interesse nazionale, 30.000 chilometri, ed è una società per azioni sottoposta al controllo e alla vigilanza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, entrata a far parte dal 2018 del gruppo Ferrovie dello Stato italiane;

    il 40 per cento delle infrastrutture gestite da Anas ha più di 35 anni, e usura e scarsa manutenzione hanno provocato negli anni danni fatali e incalcolabili, con aperture di inchieste e molteplici condanne;

    negli anni Anas ha visto la sua reputazione macchiata da inchieste e accuse gravissime, che vanno dalla corruzione al disastro colposo per crolli e incidenti. Come la maxinchiesta della Procura di Roma nel 2015 sulla “cellula criminale” “che gestiva un giro di mazzette”, che ha coinvolto Antonella Accroglianò, la “Dama Nera”, ex capo del coordinamento tecnico amministrativo di Anas;

    l’azienda è stata costantemente al centro di numerosi atti di sindacato ispettivo, oltre che per le vicende giudiziarie, anche per le inefficienze, compensi esorbitanti ai vertici societari e assunzioni in contrasto con le norme sulla selezione del personale dipendente delle società partecipate;

    la selezione dei dipendenti deve aver luogo tramite concorsi pubblici, poiché si tratta di una società del Ministero dell’economia e delle finanze con vigilanza del Ministero delle infrastrutture;

    considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

    il direttore risorse umane e organizzazione di Anas dal 29 gennaio 2019 è Adriana Celico, presente anche nell’organismo di vigilanza del gruppo (OdV) e nell’OdV di Quadrilatero Marche-Umbria Spa;

    sembra che negli ultimi mesi Anas abbia ripreso le assunzioni “clientelari”, senza effettuare, in numerosi casi, i doverosi bandi e concorsi di evidenza pubblica.

    il 4 dicembre 2019, “L’Espresso” ha pubblicato un articolo dal titolo “L’Italia va a pezzi? No problem: Anas arruola un uomo di Gladio”, dove tra l’altro è scritto: «Quando in Anas pensavano di avere visto tutto, fra viadotti crollati, scandali giudiziari, tangenti e nepotismo sistematico, ecco arrivare la spy story. Lui si chiama Omar Vittone, e prima di diventare lo strapagato “branch deputy manager” di Anas international Qatar con un mensile di 93 mila riyal (circa 23 mila euro) più alloggio era un veterano delle missioni militari in Iraq, Afghanistan, Libano ed è tuttora il rappresentante per Piemonte e Valle d’Aosta dell’associazione volontari di Stay behind, la rete costituita dai servizi segreti Usa e italiani, meglio nota come Gladio, ufficialmente sciolta nel 1990 dopo la storica testimonianza di Giulio Andreotti di fronte alla commissione parlamentare stragi. Il saldo delle escursioni dell’Anas e della controllata Anas international enterprise (Aie) in nazioni poco note per la loro trasparenza finanziaria è pesante. Anas (…) ha dovuto creare un fondo rischi da 32 milioni che corrisponde prudenzialmente al buco di Aie. Oltre a questo, per garantire la continuità aziendale, il 18 giugno 2019 ha versato 10 milioni di euro per coprire i 7,5 milioni di perdite e ricostituire il capitale sociale. Il giorno prima, 17 giugno 2019, Pino Zingale, magistrato della Corte dei conti delegato al controllo dell’Anas, ha denunciato “gli elementi di possibile reato e danni erariali” alla procura di Roma e alla procura regionale della Corte dei conti. L’esposto è stato inviato anche alla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, e all’attuale ad dell’Anas Massimo Simonini, figlio di un dirigente dell’Anas nominato ad dall’ex ministro Toninelli»;

    considerato che:

    gli atti di sindacato ispettivo 4-00656 (del 9 ottobre 2018) e 4-01648 (del 14 maggio 2019) criticavano la gestione Anas, in particolare di Anas International (Aie SpA) presente in Algeria, Russia, Qatar, Georgia, Libia, Colombia, dal maggio 2019 guidata dall’amministratore delegato Guido Perosino; «AIE SpA, è controllata al 100 per 100 da Anas SpA e dovrebbe aver applicato i tetti retributivi. In Aie, specificatamente in Qatar, risultavano dipendenti con stipendi di oltre 100.000 euro. In AIE risultava assunto un certo Meo, figlio di ex dirigente Anas (addetto alla trasparenza), con stipendio che passa i 100.000 euro», si legge nell’interrogazione 4-00656;

    si legge invece nell’atto 4-01648: «la gestione ANAS italiana ed estera ha visto alcune situazioni critiche e, secondo gli interroganti, in palese conflitto di interessi. In particolare, nonostante i cambiamenti auspicati per rendere più trasparente la gestione, a tutt’oggi è possibile riscontrare l’ennesimo caso di conflitto di interessi in AIE, che controlla società in molte parti del mondo per lavori di progettazione, direzione lavori e consulenza facendo leva sul know-how di ANAS: il nuovo A.D. Guido Perosino, amministratore delegato unico di Quadrilatero SpA, società pubblica di progetto controllata da ANAS, con compenso di 120.000 euro, promosso A.D. dell’AIE, la cui gestione non proprio trasparente era stato oggetto di atti di sindacato ispettivo; anche il suo predecessore, Bernardo Magrì, in carica fino al 10 ottobre 2018, era in palese conflitto di interessi, in quanto ricopriva anche la carica di direttore generale di una holding quotata in borsa (Astm, Sitaf, Tecnositaf, Sina, tutte società del gruppo Gavio)»;

    a giudizio degli interroganti nell’Italia che va in pezzi, con strade franate, smottamenti, ponti crollati, tragedie anche per quel 40 per cento di infrastrutture gestite da Anas con più di 35 anni, dove l’usura, la scarsa manutenzione e gli arresti sempre più frequenti per corruzione (l’ultimo scandalo a Catania il 3 dicembre con arresti e tangenti), dai danni incalcolabili, non conviene mantenere il “carrozzone” di Anas International, che impiega all’estero fondi pubblici, le cui esposizioni debitorie con le banche di decine di milioni di euro, oltre le perdite, creano buchi nei bilanci, da ripianare e concorrenza sleale verso i privati,

    si chiede di sapere:

    quanti dipendenti siano stati reclutati da Anas dal mese di gennaio 2019 e se per tali, pur lodevoli, assunzioni siano stati espletati i doverosi bandi di evidenza pubblica;

    se il deficit di Aie non sia da addebitare agli ex dirigenti Anas, che avevano favorito l’operazione di ingegneria societaria agevolata in Qatar e negli Emirati arabi;

    se non sia doveroso chiudere Aie, per evitare ulteriori sperperi di fondi pubblici da impiegare rigorosamente per risanare le fatiscenti infrastrutture italiane;

    a quanto ammontino le esposizioni debitorie e le linee di credito di Aie con le banche e se la denuncia di Pino Zingale, magistrato della Corte dei conti che controlla Anas, per gli elementi di possibile reato e danni erariali, non dovesse essere espletata dall’amministratore delegato Perosino, con analoghe denunce e richieste di azioni di responsabilità, nei confronti dei suoi predecessori in Aie;

    se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall’ordinamento, per fugare qualsiasi ombra nella gestione italiana ed estera e fare chiarezza e trasparenza all’interno dell’Anas, la più grande stazione appaltante italiana chiamata a gestire miliardi di euro di fondi ed appalti pubblici, rimuovendo con urgenza zone d’ombra ed illegalità, sia in Italia che all’estero.

  8. Massimo, Tania, Michele e Piero temete insieme a Dino…. non succede che non succede ma se succede ve ne andate tutti a casa insieme ai neo assunti, i neo dirigenti tutti ma dico tutti dovete fare le valigie siete i competenti capaci solo di favorire amici, parenti e segnalati dal vostro sistema clientelare. Armani non si fidava di voi è faceva bene, noi non ci fidiamo di voi. Gli attestati di stima in riunioni plenarie fanno arrossare solo chi ha coscienze sporche fatti di premi immeritati, promozioni e nomine fatte per favorire solo chi si meriti ha solo le conoscenze e il far nulla.
    Cda riprogrammato al 18 speriamo per sfiduciare.
    Non è che il papabile sia meglio se si pensa che gli inquisiti a Catania erano sue creature.
    Bene che si è trovato il marcio anche a Cagliari e che tra vecchie e nuove conoscenze l’andazzo è sempre quello tra prove, millimetri, contratti, soldi e regali…sarà l’inizio anche per spostarsi in altri luoghi dove clientelismo e carrierismo fa rima con distuzionismo di anas

  9. E’ necessario un cambio definitivo per dare una discontinuità con il passato: a Trieste serve una rigorosa ROTAZIONE ad ulteriori incarichi (segreteria gen., uff. macchinari, ecc..) e laddove non è applicabile (credo in pochi casi) la si faccia d’ufficio, senza mettersi d’accordo con i sindacati, per ovvi motivi di opportunità. Se non si farà tutto questo, meglio mettersi l’anima in pace ed aspettare le Procure locali e la Guardia di Finanza, loro si, sanno come fare gli ordini di servizio e di sicuro non tergiversano in chiacchiere o perdono tempo con persone farlocche e pusillanimi.

  10. Bravi 5 stelle combattete contro il ritorno del passato.
    È vero che l’attuale AD tante scelte sbagliate le ha fatte, forse consigliato male anzi molto male (vedi DV, ADS, GC) ma il problema qui sono state ancora una volta le pressioni di Minenna e Buoncristiano che si aggirano nei corridoi di Monzambano come zombi mai domi. Se si pensa che la segretaria della Dama Nera è stata promossa a dirigente a Potenza o ancora amici di ndranghetisti politicizzati del nord hanno partecipato a selezioni e promozioni.
    Comunque stiamo attenti i mafiosetti sono al balcone che aspettano, alcuni lavorano nell’ombra altri nelle fogne.
    Chi è stato in carcere non può essere AD i anas e i 5 stelle questo lo sanno.

  11. “Anas, una delle imprese che pagò tangenti vince gara ”
    …… Roberto Massi «La security di Anas, con il supporto di un gruppo di ingegneri della direzione generale e avvalendosi di apparati tecnologici del Centro Ricerche di Cesano, in stretto contatto con la guardia di finanza e l’autorità giudiziaria, sta effettuando controlli serrati sui lavori oggetto delle indagini, al fine di verificare, anche ai fini della sicurezza delle infrastrutture, se sono stati rispettati la qualità e la quantità dei materiali previsti, nonché quant’altro previsto dai capitolati di appalto – si legge in una nota inviata a questa testata -. Analoghi controlli sono in corso su altri cantieri delle imprese coinvolte nelle indagini e, nel caso in cui dovessero ricorrere gli estremi secondo le vigenti normative, non si esclude che si possa giungere alla risoluzione in danno dei contratti»

    Nei Bandi di gara invece è sottoscritto che…

    DICHIARAZIONE PROTOCOLLO D’INTESA TRA ANAS S.p.A. E LE PREFETTURE UU.TT.G. DELLA REGIONE SICILIA

    Bando di gara _____________________; del giorno______/_______/_________;

    OGGETTO _____________________________________________________

    _______________________________________________________________________

    _______________________________________________________________________;

    IMPORTO COMPLESSIVO
    Euro __________________________________________________________;

    Dichiarazione resa ai sensi del protocollo d’intesa tra ANAS S.p.A. e le Prefetture UU.TT.G. della Regione Sicilia del 14 Novembre 2016.

    *********DICHIARA
    a) Clausola nr. 1:
    “Il contraente appaltatore si impegna a dare comunicazione tempestiva alla Prefettura e all’Autorità giudiziaria di tentativi di concussione che si siano, in qualsiasi modo, manifestati nei confronti dell’imprenditore, degli organi sociali o dei dirigenti di impresa. Il predetto adempimento ha natura essenziale ai fini dell’esecuzione del contratto e il relativo inadempimento darà luogo alla risoluzione espressa del contratto stesso, ai sensi dell’art. 1456 c.c. ogni qualvolta nei confronti di pubblici amministratori che abbiano esercitato funzioni relative alla stipula ed esecuzione del contratto, sia stata disposta misura cautelare o sia intervenuto rinvio a giudizio per il delitto previsto dall’art. 317 C.p.”;

    b) Clausola nr. 2:
    “La Stazione appaltante si impegna ad avvalersi della clausola risolutiva espressa, di cui ali ‘art. 1456 c.c., ogni qualvolta nei confronti dell’imprenditore o dei componenti la compagine sociale o dei dirigenti dell’Impresa, sia stata disposta misura cautelare o sia intervenuto rinvio a giudizio per taluno dei delitti di cui agli artt. 317c.p., 318 C.p., 319 C.p., 319 bis C.p., 319 ter C.p., 319 quater C.p., 320 C.p., 322 C.p., 322 bis C.p., 346 bis C.p., 353 C.p. e 353 bis c.p.;

    Qualcuno potrebbe non mangiarsi il panettone quest’anno…

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