C’è una recentissima sentenza della Cassazione (4 dicembre 2019, n. 31660) che sembra fatta apposta per far scorrere un po’ di coraggio nelle vene di Massimo Simonini. Visto che il tremebondo AD di ANAS  non sa come riprendere il controllo della SITAF, strappandolo al protervo “golpista” Sebastiano Gallina, “Sassate” gli va in soccorso. Gratis.

Secondo i supremi giudici di Piazza Cavour, infatti, la giusta causa di revoca dell’amministratore  ex art. 2383 del codice civile (applicabile anche al presidente del CdA) consiste nell’esistenza di circostanze sopravvenute, anche non integranti un inadempimento, provocate (o meno) dall’amministratore,  le quali pregiudicano l’affidamento nel  medesimo ai fini del migliore espletamento dei compiti della carica; dunque, dell’avvenuta compromissione del “rapporto fiduciario”. Può bastare, serve altro per procedere alla convocazione dell’assemblea e revocare la nomina dei “rivoltosi” che hanno attribuito a Gallina anche le deleghe che erano dell’AD Stefano Granati? Oltretutto senza la minima consultazione o accordo con la capogruppo che li aveva nominati? Oppure si andrà avanti così ora che bisognerà seguire passo passo gli esiti della gara per la definizione delle quote societarie di SITAF?

Già, perché sullo sfondo del “golpe” gallinaceo, si erge una montagna molto difficile da scalare, in vetta alla quale c’è il futuro controllo della concessionaria che gestisce il tunnel del Frejus e l’autostradaTorino-Bardonecchia. E che tra un anno e mezzo (ottobre 2021) allargherà i suoi orizzonti anche con la seconda galleria. Diventando strategica sia per la concomitante chiusura per lavori del tunnel del Monte Bianco, sia perché sotto il manto stradale passano i cavi del nuovo elettrodotto tra Francia e Italia. 

La gara è stata indetta dalla finanziaria del comune e dell’ex-provincia di Torino per correre ai ripari di un clamoroso errore compiuto nel 2014, al tempo di Piero Fassino sindaco. Quando gli enti locali del capoluogo cedettero a trattativa diretta ad ANAS (cioè, appunto, senza regolare gara) il loro 20% delle quote, grazie alle quali il colosso che gestisce la bellezza di 30mila chilometri di strade e autostrade italiane raggiunse il 51% di SITAF. Peccato che in questo modo si finisse per danneggiare non poco il gruppo Gavio e altri soci di minoranza azionisti di riferimento con quasi il 49%. Inevitabile ricorso al TAR, che ha poi dato ragione agli esclusi, con verdetto confermato pure in appello davanti al Consiglio di Stato. 

Di ANAS e gruppo Gavio sono d’altra parte anche le uniche due manifestazioni d’interesse concretizzatesi in gara. Via Monzambano dovrebbe avere tutto l’interesse a mantenere il suo 51% faticosamente raggiunto, in modo tale da non dover cedere ai privati un asset molto importante nel territorio del Nord Ovest. Eppure, i comportamenti del suo AD non sembrano dimostrarlo. Perché farsi infinocchiare da un personaggio come Gallina e non aver coraggio di ribaltare la situazione,  pur avendone tutti i diritti e le vie legali a disposizione, lascia francamente interdetti.

A meno che, non si tratti soltanto di incompetenza o di scarso livello di managerialita. E possa esserci dell’altro a provocare sospetti e illazioni. Ma allora, Simonini dovrebbe ricordare, visto che ha paura anche della sua ombra, che in questi casi la Corte dei Conti non ci mette molto ad accendere i suoi fari. L’ipotesi di un possibile danno erariale è sempre in agguato.

(2—fine—)

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

6 Commenti

    • sarà in difficoltà e non scrive
      anche perché se scrivesse dovrebbe fare un articolo sul perché della cacciata repentina di un Direttore dopo una ‘visita’ in via Monzambano. lo stesso direttore promosso dal suo amico Armani (quello che doveva ripulire l’ANAS…) su suggerimento di più faccendieri. forse è meglio che continui a non scrivere, la Super Giusy, anche perché a breve molti altri della stessa cricca avranno problemi

  1. Questa azienda quando è nata aveva uno scopo.
    Questa azienda ora in mano ai colletti bianchi la stanno uccidendo, e con metodi che dire mafiosi è poco..
    L’unica cosa che vedo è che chi viene alla guida di Anas se ne va ricco e straricco.Gli altri li lascia in braghe di tela .

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