Un disastro sportivo ed economico mostruoso. Il fallimento della Nazionale, che dopo 60 anni non parteciperà ai Mondiali, ha certificato una crisi senza fine per il calcio italiano, che dopo il trionfo in Germania nel 2006, ha conosciuto un lento, quanto inesorabile, declino.

Una discesa molto più che preoccupante. Con colpe e responsabilità da attribuire soprattutto agli alti dirigenti del pallone (e non solo) nostrano. Che spesso badano molto (ma molto) di più ai propri interessi, che ad affrontare i problemi (e ce ne sono tantissimi).

In Italia non ci sono più giovani forti (perché non si investe sul vivaio), non ci sono gli stadi di proprietà (a parte un paio di eccezioni), non c’è nemmeno la voglia (così almeno sembra) di invertire la rotta.

Ma è una debacle generale quella che stiamo vivendo, che vale per tutto lo sport italiano. La certezza é una sola: il nostro paese ormai non primeggia più in (quasi) nessuna disciplina. E le varie gestioni sono state praticamente fallimentari in tutto.

Ma ovviamente (e non poteva essere altrimenti) l’attenzione mediatica, la critica e la delusione di un popolo, sono tutte rivolte al disastro degli Azzurri. Perché non esser riusciti a centrare la qualificazione per Russia 2018, perdendo contro la modesta Svezia, rappresenta il punto più basso della storia del nostro calcio. Oltre che una perdita importante di denaro.

Il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, nella redistribuzione dei contributi alle federazioni sportive, ha tagliato una somma nemmeno troppo alta al pallone: la Federcalcio avrà un ridimensionamento di circa 2,6 milioni di Euro. E questo ha portato subito ad un vortice di polemiche da parte dei presidenti delle altre federazioni che si aspettavano un taglio maggiore a loro favore. Visto che in questo momento, probabilmente, meriterebbero più fondi e fiducia altre discipline.

La redistribuzione prosegue con una serie di mance e mancette alle discipline che più si sono distinte negli ultimi mesi (o che ne avevano bisogno)” si legge sul Fatto Quotidiano. “Sorridono comunque (ma nemmeno troppo n.d.r.) il canottaggio, il ciclismo e l’equitazione, (che guarda caso sono anche le Federazioni con i conti più preoccupanti)”.

I problemi da affrontare per lo sport italiano sono davvero un’infinità.

Riuscirà Malagò a cambiare le cose e mettere tutti d’accordo?

Attualmente è difficile, davvero molto difficile. Perché finora, i risultati sono stati davvero fallimentari. Da parte di tutti.

CONDIVIDI
Paolo Signorelli
Classe 1986. Giornalista e grande tifoso laziale ed esperto di calcio.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.