Dopo la fine della seconda guerra mondiale in Italia l’anti fascismo è diventato l’alibi per tutti i soprusi. E i fascisti – o presunti tali o giudicati come tali – i perfetti capri espiatori di tutte le situazioni imbarazzanti.

Se ne è accorta sulla propria pelle Carlotta Chiaraluce, volto giovanile ed esuberante della comunicazione di Casapound, che ha preso troppo sul serio il preteso anticonformismo di Michele Santoro. Illudendosi che la scelta di volerla a fianco a lui nella conduzione di “M” fosse altro che l’ennesima provocazione per catturare audience.

E invece, alla prima grana seria – non sia mai su De Benedetti e il mondo bancario – la posizione, già traballante per le polemiche sul fascismo e l’antifascismo, della stessa Chiaraluce in un programma della tv pubblica, è stata quella prescelta per il sacrificio di espiazione.

La Chiaraluce nella sua meravigliosa ingenuità giovanile ed idealistica si è persino domandata dove fossero le femministe. Ma qualcuno le ha fatto prudentemente notare che se non erano intervenute neanche per difendere la memoria di Claretta Petacci dagli insulti di un comico ex berlusconiano lei aveva poche illusioni in materia da coltivare.

Quindi è andata come prevedibile: al primo schiaffo è stato sacrificato un fascista. Anzi – come direbbe la Boldrini – “una fascista”.

Così il fascista, nell’immaginario italico del dopoguerra, ha ormai assunto in maniera irreversibile il ruolo di quella figura retorica che un tempo era rappresentata dal compianto “ortolano”.

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Dimitri Buffa
Giornalista di lungo corso sempre in fase di gavetta esistenziale. Roma.

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