Sembrava ormai una corsa a due, tra gli ammiragli Massagli e Treu, per il futuro vertice della Marina Militare. Invece no. Da alcune settimane, ha ripreso a circolare con molta forza l’ipotesi che il prossimo capo di Stato Maggiore possa alla fine essere l’attuale capo del COI, Giuseppe Cavo Dragone.

Gli indizi in tal senso sono diversi. Vediamoli, uno per uno. Cavo Dragone, sembrava fuori gioco, per motivi anagrafici. Avendo appena compiuto i 62 anni ed essendo stato sacrificato sull’altare della proroga di un anno concessa al raccomandatissimo Walter Girardelli (l’ex-capo di gabinetto della Pinotti sponsorizzato da Graziano Badoglio), avrebbe di fronte a sé soltanto nove mesi “pieni”.

Ma esiste un precedente, proprio per quanto riguarda la Marina. Quello dell’estemporanea “staffetta” tra gli ammiragli La Rosa e Branciforte, per consentire al secondo di chiudere anche lui in bellezza la propria carriera, malgrado non ci fosse nessuna  necessità anagrafica del cambio della guardia.

Ed è attorno a questo precedente che la ministra Trenta, con il confortante parere già raccolto dal sempre potente segretario del Consiglio Supremo di Difesa, Mosca Moschini (a suo tempo sponsor proprio di Branciforte), sta cominciando ad esaminare la situazione. Anche perché, a quanto pare, sarebbe forte l’irritazione degli ambienti politici e militari per l’atteggiamento all’ammiraglio Massagli, che sembra dare per certa la propria nomina. Certe voci sarebbero giunte pure al premier Conte, i cui rapporti con il consigliere militare a Palazzo Chigi non sarebbero più quelli di qualche mese fa.

Né gioca in favore del “generale”, come è soprannominato un po’ sprezzantemente all’interno della Marina, per sottolinearne l’estraneità alla forza armata di appartenenza, la sponsorizzazione dell’attuale CSM, Girardelli, in pessimi rapporti con la ministra per le sue frequentazioni preferenziali con qualche sottosegretario.

Secondo i pareri che la Trenta starebbe raccogliendo, anche in tema di prolungamento dei limiti di anzianità ai 65 anni di tutti i vertici delle Forze Armate (ma di un provvedimento del genere, peraltro molto atteso, se ne potrà riparlare solo nella seconda metà del 2019), Cavo Dragone avrebbe poi il curriculum giusto per interrompere l’odiata prassi di vedere come CSM solo consiglieri militari e capi di gabinetto e mai tre stelle provenienti da incarichi operativi.

Oltre al vertice della Marina, c’è poi da cominciare a preparare anche quello riguardante la Guardia di Finanza, dal momento che pure il generale Toschi  dovrà essere presto avvicendato per regioni d’età, avendo consumato tutte le proroghe possibili.

La designazione spetta al ministro Tria, ma viene seguita con molta attenzione anche da Palazzo Chigi e da via XX Settembre, dal momento che il candidato più autorevole sembra essere il generale Carta, attuale direttore dell’AISE. E se ciò dovesse avvenire, è  chiaro che si riaprirebbero varie possibili soluzioni per il futuro vertice dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna.

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

1 commento

  1. Sono d’accordo in tutto e sopratutto nell’interrompere questa prassi politica di assegnare l’incarico di CSM di qualunque FA a Ufficiali che hanno prestato servizio presso organismi no di FA. Deve essere un puro sangue il CSM vedi.Cavo Dragone..Anzi scriverei una legge che esclude ogni ufficiale dalla corsa a questo incarico qualora destinato presso Gabinetto del Ministro o Consigliere.

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