Caro Direttore,
da qualche tempo si parla della prossima nomina del Capo di Stato maggiore della Difesa. Ciò che non viene mai detto è che il Capo uscente, al secolo generale Claudio Graziano ha pianificato il suo termine mandato in stile colossal hollywoodiano. Ha organizzato le cose in modo da essere sull’Isonzo ancora nella pienezza dei suoi poteri di Maresciallo d’Italia, in questo caso nella parte del Duca della Vittoria Armando Diaz.

Per il bene della Nazione era necessario che il Generale Graziano fosse presente alla cerimonia del 4 Novembre 2018, per il centenario della Vittoria. Senza di Lui la rievocazione non poteva dirsi completa.

Così doveva aver pensato anche la Ministra Pinotti quando aveva fatto approvare una norma ad personam per il generale Graziano più che raddoppiando il suo periodo all’apice della Difesa. A differenza di quei predecessori, che dopo l’incarico ne hanno assunto altri nella NATO o nell’Unione Europea, lasciando mesi prima il proprio incarico nazionale appena conseguita la nomina internazionale, Graziano il cui mandato avrebbe dovuto esser di due anni, andrà via solo il giorno prima della data di assunzione, dopo quasi 5 anni nella massima carica. Non deve andare perduto un solo giorno di gloria … e di stipendio/indennità speciale. Graziano avrà bisogno di un aereo velocissimo per arrivare in tempo alla cerimonia del suo insediamento. Al momento sembra infatti intenzionato a lasciare il 5 novembre per sostituire, il giorno successivo, l’attuale Presidente del Comitato militare dell’UE, il generale greco Kostarakos, il cui mandato scadrà proprio il 6 novembre.

È comunque un fatto che Graziano ha iniziato già da tempo a posizionare i suoi uomini nella futura sede di lavoro, come d’altra parte è nel suo stile. Anzi, ha dovuto perfino limitarne la consistenza dopo la polemica sollevata qualche tempo fa sull’eccessivo numero di collaboratori da trasferire all’estero, sembrerebbe di oltre il 20% superiore rispetto agli staff dei suoi predecessori. Tanto non è un suo problema, visto che gli oneri dell’operazione finiscono sui contribuenti e su di loro graveranno per 3 anni ( ma poi diventeranno 4).

Come si diceva, al generalissimo è stata garantita una proroga sui generis, fino al compimento del 65esimo anno di età, oltre due anni e mezzo di estensione. Un risultato eccezionale ma quasi scontato vista la rete di potere che ha permesso a Graziano tra l’altro di “fottere”, nella corsa a Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale Preziosa, di cui senz’altro non era migliore.

Certamente solo un grande architetto poteva realizzare un disegno così perfetto, elegante come un arco tracciato da un compasso e preciso come un angolo retto disegnato con la squadra da un abile muratore.

Al tempo di una proroga tanto anomala si disse che ciò era necessario per consentire a un italiano di conquistare la carica di Presidente del Comitato militare NATO; nomina per la quale Graziano diceva di essere visto favorito per l’appoggio del Gen. USA Dempsey CSMD USA, sostegno che svanì verosimilmente dopo che il medesimo non era riuscito a contattare il Gen. Graziano per avvertirlo di un imminente attacco USA con missili in Medio Oriente. Era notte, il Gen. Graziano dormiva e nessuno osò svegliarlo.

Un po’ come accadde a Badoglio che non incontrò due emissari americani paracadutati nella Roma in odore di 8 settembre per concordare un intervento americano a protezione di Roma prima che la prendessero i Tedeschi. Nessuno dei suoi aiutanti osò disturbarlo nella siesta pomeridiana. I due alti ufficiali USA attesero un bel po’ e poi stralunati dovettero andarsene. La storia successiva è nota.

Difficile che Dempsey che dicono in quell’occasione si adombrò non poco, potesse sostenerlo come Presidente del Comitato militare della Nato, incarico che infatti andò all’evidentemente più sveglio e blasonato concorrente britannico. Fallito l’obiettivo che aveva giustificato l’irrituale provvedimento di proroga, sarebbe stato logico che si aprissero i cancelli della pensione per il Gen. Graziano. Invece no, nell’ottica di accaparrarsi comunque una poltrona ottimamente retribuita, prese corpo il tentativo di piazzarsi all’Unione Europea.

Secondo alcuni, il Ministero della Difesa, per conquistare l’appoggio Francese e Spagnolo, si arrese alle loro pretese sui comandi Europei sino a quel momento retti dagli inglesi, in procinto di liberarsi a seguito della BREXIT e che finiranno invece in mano degli spagnoli e ovviamente dei Francesi. Stranamente il candidato Francese che era il favorito fu ritirato e Graziano vinse facile.

Graziano sarà l’uomo dei record, certamente non per la qualità dei risultati, ma per le sue proroghe e per le norme ad hoc confezionate su misura.

La proroga che mantiene Graziano incollato alla poltrona di Capo di Stato maggiore Difesa è frutto di una modifica ad personam al codice militare, voluta dalla compagine di sinistra nei governi che hanno preceduto l’attuale Esecutivo. Perfino la leggina di estensione del mandato dei vertici militari da due a tre anni – altra anomalia meritevole di riflessioni sul metodo, sul merito e sulle conseguenze (i mandati biennali erano una garanzia rispetto alle eventuali mire egemoniche dei capi di turno) – che l’esecutivo Renzi ha fatto passare sotto traccia poco prima della caduta del suo Governo, per il generale Graziano è stata ben superata di oltre un anno e mezzo.

La sua stessa nomina a Capo di stato maggiore Difesa è stata fatta in piena contraddizione con la norma consuetudinaria che, fino a quel momento, aveva visto susseguirsi in tale incarico ufficiali delle tre Forze armate scelti in rigorosa successione tra Esercito italiano, Marina militare e Aeronautica militare.

Vista tutta questa sequela di anomalie, perché allora non dare a Graziano la possibilità di prepararsi adeguatamente al pesante lavoro che lo attende a Bruxelles? Perché non consentire al Generale Vecciarelli, peraltro suo uomo di fiducia, da lui voluto prima come suo Vice alla Difesa e poi come Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, di essere già in carica in un momento altamente simbolico come quello del 4 novembre prossimo?

Chissà che il governo del cambiamento cambi davvero qualcosa e faccia chiarezza, una volta per tutte, sulle norme di nomina e permanenza dei vertici militari nelle proprie funzioni apicali, riconducendo il sistema a più ampi canoni di trasparenza e linearità, partendo dal prevedere una vincolante successione tra Forze armate – a garanzia di un vero e genuino bilanciamento interforze – ed un ripristino dei relativi mandati su una durata biennale, con possibilità di limitate estensioni sulla base delle effettive capacità dimostrate, dei risultati ottenuti o di contingenze che al momento non ci sono.

Comunque sia non di trattenimento si dovrebbe parlare ma di accelerare l’avvicendamento del Generale Graziano ad esempio alla data dell’8 settembre, ricorrenza certamente più acconcia rispetto a quella del 4 novembre!

Giuseppe Castellano
Cassibile, 3 Settembre

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