Dopo settanta giorni di fallimenti e di incredibili giochi a scaricabarile, si comincia a diradare la nebbia che avvolge il sequestro e la detenzione in Libia dei diciotto pescatori di Mazara del Vallo. Ed emerge una incontestabile verità: ecco quali sono le conseguenze della decisione del Chod, Enzo Vecciarelli, di voler tenere per se’ anche il Comando Operativo di Mare Sicuro, sottraendolo al CSM della Marina, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone.

La pubblicazione di una dettagliata ricostruzione dei fatti da parte del settimanale “Panorama”, non sembra lasciare dubbi al riguardo. Perché qualcuno deve aver pur dato l’ordine al comandante della nave “Durand de la Penne” di non intervenire più con l’elicottero in difesa dei pescherecci sequestrati. E se questo qualcuno non è stato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (neppure avvisato fino al giorno dopo), vuol dire che la decisione ricade tutta intera su chi ha preteso di “scippare” alla Marina il Comando Operativo anche delle operazioni navali. Cioè, appunto, il Capo di Stato Maggiore della Difesa. Tertium non datur.

Ed è inutile che da via XX Settembre si cerchi di scaricare le responsabilità sul comandante della “Durand de la Penne” o -peggio- si spinga la Marina ad assumersi quella di aver deciso il voltafaccia in assoluta autonomia. Le catene di comando sono fatte apposta per sapere in anticipo dove finisce lo scaricabarile. E non a caso “Panorama” cita due precedenti molto significativi:

1) nel 2015, gli incursori del Comsubin, partiti da una nave della Missione Mare Sicuro, liberarono il peschereccio “Airone”, sequestrato a largo di Misurata con tanto di miliziano libico a bordo;

2) il 7 novembre scorso la fregata “Martinengo”, nel Golfo di Guinea, ha fatto alzare in volo il proprio elicottero, con a bordo una squadra di fucilieri di Marina, per far desistere i pirati che avevano attaccato un mercantile.

Può bastare per far tirare le conclusioni al ministro Guerini sul Comando Operativo di Mare Sicuro? E il premier Giuseppe Conte, che ha sempre inutilmente accanto il suo consigliere militare, l’ammiraglio Carlo Massagli, non ha proprio nulla da eccepire, salvo ora affidarsi all’AISE per liberare i nostri pescatori?

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

3 Commenti

  1. Solita Pagliata. Questa volta però perde anche colpi e dimostra tutto il suo pressapochismo.
    Solo un dilettante può fare certe comparazioni. Tra l’altro l’episodio del Golfo di Guinea è di pochi giorni fa, non del 2015 – e in una situazione totalmente diversa, dove la vita dei marittimi non era assolutamente in pericolo. Nel caso dell’intervento dei Consubin nel 2015 è utile ricordare che il miliziano a bordo – beffato dai pescatori che avevano invertito la rotta e stavano tornando a casa – si era addormentato. Insomma gli stuti pescatori si erano liberati da soli.

  2. il signor Guido Paglia ci ha abituato a questi articoli pressappochisti… è sempre un piacere leggerlo perchè mi ricorda il gossip che riportava luogotenente della segreteria comando quando ero giovane sottotenente…

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