Negli stabilimenti liguri di Piaggio Aerospace si sta seguendo con grande attenzione ed interesse l’inchiesta di Sassate sulle cause del declino e gli sconcertanti retroscena politico-militari che hanno portato l’azienda in agonia. Lo dimostrano le molte migliaia di “utenti unici” certificati dal programma Analitycs di Google, ma soprattutto i complimenti e le notizie integrative provenienti dall’interno. Perché anche se i media nazionali evitano accuratamente di parlarne, ci sono decine di “lavoratori di serie B” da sei anni in cassa integrazione a 860 euro al mese e altri di “serie A” che non vengono mai chiamati alla rotazione (malgrado una sentenza del Tribunale di Savona lo abbia imposto). La rotazione sembra poter riguardare solo Villanova d’Albenga e i suoi 350 dipendenti. Il tutto, nell’indifferenza dei sindacati confederali e grazie ad una RSU che non ha aperto bocca, in questi anni, neppure quando l’azienda ha fatto ricorso all’impiego di lavoratori interinali e arrivando perfino a pagare gli straordinari agli inamovibili di “serie A”.

 E la politica?,  si chiederà qualcuno. Non pervenuta. Con un PD impelagato fino al collo negli orrori di una gestione dissennata targata Roberta Pinotti ed una pseudo-opposizione di Forza Italia affidata all’utilizzatore del piccolissimo aeroporto adiacente ad uno degli stabilimenti, Claudio Scajola, cosa ci si poteva aspettare? Niente, appunto. 

Ma torniamo alla ricostruzione storica del come si è arrivati allo stato pre-fallimentare della Piaggio Aerospace, alla nomina del commissario straordinario Vincenzo Nicastro e alle attuali manifestazioni d’interesse (ma ce ne sono?) per tentare di salvare l’azienda e i posti di lavoro.

L’anno 2014, vede la discesa in campo -sotto l’egida di D’Artagnan-Pinotti- dei tre moschettieri messi in campo dall’Aeronautica Militare: Athos-Magrassi, Porthos-Preziosa e Aramis-Vecciarelli. Ciascuno con compiti ben precisi (Sua Maestà Matteo Renzi si è appena insediato sul trono di Palazzo Chigi) e una carriera da difendere ed implementare. 

Il generale Athos Magrassi, consigliere militare del premier, si preoccupa subito di fare uno sforzo creativo per stilare e coordinare le risposte al rilievo che arriva dalla  Corte dei Conti il 9 maggio. L’organo di controllo contabile contesta il mancato ricorso alla “golden power”, consentendo così che un’azienda di interesse strategico potesse essere venduta all’estero. Magrassi si arrampica sugli specchi per dimostrare le regolarità della cessione e riesce a far insabbiare l’indagine.

 E poco dopo si ripete, quando l’ANAC scrive a Palazzo Chigi per contestare un’altra vicenda sconcertante: il faraonico contratto di leasing con la compagnia emiratina (guarda a volte le coincidenze)  Etihad per dotare Renzi di un Airbus adeguato ai viaggi all’estero (con corte di imprenditori e giornalisti al seguito) del premier. Possibile che ad un tecnico come lui non venga in mente di comprare direttamente un Boeing 767 della stessa famiglia, di quelli oltretutto già in dotazione all’Aeronautica, invece di preferire un vecchio e costosissimo Airbus in leasing da Etihad? Con gli ovvi vantaggi per le spese della logistica e dell’addestramento dei piloti? Macché. Proprio un bel  consigliere militare, non c’è che dire.

Nel frattempo, sulla scena di Piaggio Aerospace, arriva anche il secondo moschettiere,  Porthos-Preziosa, CSM dell’Aeronautica. Sarà lui, da bravo pivot, a realizzare uno dei canestri decisivi nella partita del “drone armato” P1HH. Già, perché il generale a quattro stelle ha qualcosa da “recuperare” con D’Artagnan-Pinotti. E anche questa è una storia che merita di essere raccontata.

Arrivata al governo come ministra della Difesa, la parlamentare genovese (anche qui, guarda un po’ le coincidenze), ha avuto un periodo politico tormentato. Da dalemiana di ferro, è appena salita sul carro franceschiniano, diventando automaticamente anche renziana. Vuole dimostrare di non essere stata premiata in omaggio alle “quote rosa”, sogna una carriera fulminante che le possa perfino aprire le porte della corsa verso il Quirinale (prima Presidente donna!) e si butta a capofitto sul territorio ligure per dimostrare le sue capacità. Primo obiettivo: salvare Piaggio Aerospace; secondo traguardo da raggiungere, l’elezione di Raffaella Paita alla presidenza della Liguria (che verrà regolarmente bocciata). Per il primo target si affida al potente sottosegretario di Palazzo Chigi, Luca Lotti. Sa che Renzi tiene moltissimo agli emiratini e così si mette a disposizione. Le cose sembrano procedere bene, quando all’improvviso succede il fattaccio: un’improvvida “fuga di notizie” dall’Aeronautica rivela alla stampa che la ministra ha usufruito di un “volo addestrativo” camuffato per tornare nel week end a Genova con  un Falcon del 31° Stormo. Per le ambizioni quirinalesche della Pinotti, è un brutto colpo. È il 5 settembre e si stanno cominciando a tessere le prime trame per le possibili candidature per il Colle. La ministra è fuori dalla grazia di Dio e si convince che il “drone armato” è stato fatto decollare dall’entourage di Porthos Preziosa. Naturalmente non è vero, ma non importa. La voce comincia a circolare ed il CSM cade in disgrazia.

Ma un moschettiere ha mille risorse e Porthos-Preziosa prepara rapidamente il “colpo del cartoccio” che gli consentirà di recuperare il credito perduto. E il 26 febbraio del 2015, al Salone Aeronautico IDEX di Abu Dhabi, il CSM dell’Arma Azzurra annuncia all’Italia e al mondo la firma di un accordo con la Piaggio Aerospace degli emiratini per lo sviluppo e l’acquisto di 6 droni P1HH e di due stazioni di controllo. Valore complessivo dell’operazione, 160 milioni di euro. 

L’Aeronautica Militare italiana diventa addirittura il cliente di lancio. L’esultanza emiratina è alle stelle, l’imbarazzo di molti osservatori civili e militari palese. Investire in un aereo da collegamento VIP, travestendolo da drone armato, suscita la scomposta ilarità dei nostri alleati. Ma ormai c’è poco da fare.

Difatti, il 9 ottobre successivo  la frittata si arricchisce con la nomina di Athos Magrassi a Segretario Generale della Difesa. Da lui, ora dipenderanno tutte le direzioni tecnico-amministrative delle FFAA, tra cui Armaereo, deputata alla gestione dei contratti aeronautici, ivi compresi quelli di Piaggio Aerospace (ma anche quello dell’Airbus Force Renzi di casa emiratina Etihad). 

Mentre Athos-Magrassi scala posizioni verso un vertice dove, grazie a Dio,  non arriverà mai e Porthos-Preziosa si preoccupa di ricostruirsi l’immagine con D’Artagnan-Pinotti, che fine ha fatto Aramis-Vecciarelli, il “cane da guardia”? Non solo non morde, ma neanche abbaia. 

Perché, nel frattempo, alla Piaggio Aerospace sta succedendo di tutto. Dirigenti dello Stato ospitati in mega-viaggi più di vacanza che di lavoro, a Bangkok o a Miami, “faide” e duelli all’ultimo sangue tra i top manager, ma soprattutto errori gestionali. Qualche esempio? Si scopre l’uso dell’amianto in motori di aerei in manutenzione, saltano fuori sospetti di violazioni della legge 185/90 sull’esportazione di materiali d’armamento e relative licenze. Nel marzo 2015, poi, in un sussulto di riorganizzazione interna, la proprietà emiratina ordina un audit. Panico. La spinta all’indagine interna è dettata proprio dall’insofferenza verso la mancanza dei controlli governativi promessi. Salta così fuori che l’azienda non dispone di un sistema di controllo sulla  gestione della sicurezza delle informazioni relative ai programmi militari. Insomma, non è in grado di garantire la tutela del segreto militare, non ha un sistema per classificare i componenti prodotti e che sia in linea con le leggi che regolano l’esportazione di materiali d’armamento. Altrettanto carenti risultano le procedure di controllo delle performance finanziarie e di quelle dei costi. 

Conclusione: la barca faceva acqua da tutte le parti e chi avrebbe dovuto sorvegliare da parte del governo, dormiva profondamente; oppure, in alternativa, non era stato quantomeno all’altezza del compito affidatogli. In ogni caso, un vero “whatchdog”, che difatti -secondo le migliori tradizioni italiane- sarà presto premiato come nuovo CSM dell’Aeronautica.

(2—continua)

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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