Fare quel che si è detto, o addirittura promesso, in campagna elettorale è di per sé una cosa rivoluzionaria. Donald Trump, alla faccia di chi lo vorrebbe ”impeachmentare”, specie tra gli intellettuali e i massmediologi de noantri, ci sta riuscendo.

Il suo disegno strategico in politica estera è chiaro e geniale: avvicinare Arabia Saudita e Israele per fare fronte contro l’Iran e i suoi satelliti. Come gli hezbollah e l’Iraq sciita.

Poi, una volta messa sotto scacco, o in fuori gioco, Teheran, procedere su una strada spianata per una pace da imporre agli israeliani. E, soprattutto, ai palestinesi.

Spostare oggi, finalmente, dopo 22 anni di annunci solenni e di repentine marce indietro dei vari presidenti americani, la rappresentanza diplomatica di Washington a Gerusalemme significa riconoscere oggi questa capitale allo stato ebraico, per un domani proporre ai palestinesi la parte est come capitale per la loro patria mai nata. Sinora. E per esclusivo loro demerito.

Un calcolo semplice, come è semplice l’uomo Trump.

In politica interna meno tasse e meno immigrati per un America più ricca e serena. In politica estera meno ambiguità e meno “obamate” terzomondiste per fare capire a tutti che anche il prossimo ordine geo politico sarà made in Usa.

Anche Reagan fu trattato da attore demente di Hollywood e cambiò in meglio il mondo liberandoci dell’Unione Sovietica.

Trump passerà alla storia non per il Russiagate, come vorrebbe il pensiero unico benedetto pure da Papa Francesco, ma, probabilmente, per la razionalizzazione forzata del Medio Oriente.

E questo un giorno sarà visto come l’unico rimedio possibile alla situazione determinatasi nella zona (come in tutto il Nord Africa) dopo la sòla delle rivoluzioni arabe e l’aiuto nemmeno troppo sotto banco dato da Obama ai Fratelli Musulmani.

Che invece, notoriamente, facevano parte del problema. Come la vicenda egiziana ha ampiamente dimostrato.

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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