“Ridotto in questo stato dal cognato”. C’era una indimenticabile immagine in un famoso libro fotografico del filosofo estetico napoletano Eduardo de Crescenzo pubblicato verso la fine degli anni ’80 in cui si vedeva un poveretto ridotto all’elemosina con il cappello sulla strada e un cartello che riportava la su citata dizione.

Ecco, se si ha l’accortezza di allargare la cosa anche alla moglie, oltre che al “cognato”, così potrebbe raffigurarsi l’epopea in discesa dell’ex presidente di Alleanza nazionale, ex delfino di Berlusconi, ex possibile erede del Cav alla guida del paese, ex presidente della Camera e in pratica ex tutto.

Domenica i suoi due avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno saranno in trasmissione da Giletti a “Non è l’Arena”.

In programma un’altra puntata sulla casa di Montecarlo e dintorni. Magari Fini si illude di ribaltare la frittata ma non è difficile prevedere una sorta di bis in idem, in riferimento un processo mediatico che per l’ex coordinatore di An appare comunque da evitare.

Ma questi sono affari suoi.

Dai giornali informatissimi come “Il Tempo”  si apprende che Fini, noblesse oblige, sta cercando di ritornare a galla scaricando tutte le responsabilità dei rapporti con il finanziere e re delle slot Francesco Corallo sui Tullianos.

Intesi come non solo il famigerato cognato, ma anche la (ex?) amata moglie, con cui pure ha fatto due figlie prima di accorgersi che qualcosa non andava.

Credere di rifarsi una verginità politica così è manovra assai spericolata. Tipica del personaggio, cui è sempre mancata la percezione della realtà e i limiti a essa connessi.

Per non parlare del senso del ridicolo.

 

Grazia Bontà

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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