Ieri sera ancora una sceneggiata senza senso del presidente del Consiglio che doveva dare indicazioni a tutti gli italiani sulla famigerata fase due mentre abbiamo assistito all’ulteriore “discorso del nulla”, che ormai da due mesi ascoltiamo periodicamente in televisione o su Facebook. I milioni di italiani che in questi due mesi, nella stragrande maggioranza, hanno rispettato la consegna a casa, per il bene di tutti, si aspettavano che il presidente Conte questa volta dettasse regole certe per la ripresa di una quotidianità, anche limitata da paletti e precauzioni da seguire, che vedesse le grandi, medie o piccole imprese poter riprendere a lavorare. Soprattutto il turismo, il commercio e la ristorazione aspettavano dal presidente del Consiglio quella serie di misure idonee a riprendere, in presenza di presidi di totale sicurezza, l’attività interrotta a causa della pandemia.

Gli italiani sono tutti consapevoli che la guerra è ancora in corso, ma ieri sera erano consapevoli soprattutto che non era possibile un’ulteriore proroga della riapertura delle attività lavorative. Riapertura difficile il 4 maggio e che forse sarà impossibile il primo giugno per molte piccole imprese. No, il presidente Conte dopo aver parlato, con la solita enfasi e autoreferenzialità, di quella che era stata la situazione creatasi a marzo. Ha parlato del tutto e del niente mentre  gli italiani, davanti ai teleschermi, si spettavano parole in merito alle “regole” che dovevano governare la riapertura. Parliamo di riaperture regolamentate da precise disposizioni di sicurezza che, dopo l’allenamento di questi due mesi, si potevano ancora protrarre con la differenza che la riapertura di negozi, bar e ristoranti avrebbe impedito un impoverimento ulteriore del nostro sistema economico.

Giuseppe Conte non ha capito che gli italiani volevano e vogliono ricominciare a vivere la loro vita, anche con le limitazioni del distanziamento sociale o delle mascherine, dei posti contingentati nei ristoranti e le distanze nei bar. Vogliono tornare dai barbieri e dalle parrucchiere, anche se questo non sarà più motivo di superaffollamento all’interno di tali esercizi. Insomma gli italiani si aspettavano un po’ più di coraggio. Senza gettare a mare tutte le limitazioni alle libertà personali di questi due mesi, ma assumendo posizioni chiare e precise, “sul come” potevamo ricominciare a vivere, in modo diverso, ma economicamente più sostenibile. Invece niente di tutto questo perché Giuseppi non si fida degli italiani e li chiude ancora in casa, impedisce loro di riaprire bar e ristoranti o di andare dal parrucchiere. Addirittura continua a limitare le visite ai familiari e contingenta le partecipazioni ai funerali o impedisce la libertà religiosa vietando le Sante Messe in mega chiese che potrebbero rispettare tranquillamente le distanze previste per la sicurezza.

Domenica sera bastava mettere nero su bianco poche norme essenziali per il rispetto di quello che ormai stiamo facendo da due mesi e dare la possibilità a chi poteva preservare l’incolumità altrui, tramite il distanziamento sociale e la sanificazione, di riavviare la propria attività. No, il presidente Conte e i suoi 450 esperti hanno preferito, ancora una volta, di non scegliere o meglio di spingere tanti cittadini sull’orlo della disperazione e del baratro della povertà. A palazzo Chigi hanno preferito alimentare l’esasperazione piuttosto che il coraggio delle scelte difficili per un’economia già tanto provata. Il presidente Conte sta chiudendo gli occhi davanti alla disperazione che rischia di tramutarsi in esasperazione del popolo e forse aspetta qualche reazione dettata da questa esasperazione per stringere ancora di più i cordoni della libertà e magari chiedere l’aiuto di quell’Europa che sta aspettando di poter calare sul nostro Paese per fare mambassa delle rovine di una nazione che è già con il cappio al collo e aspetta solo che qualcuno lo stringa. Al primo giugno mancano ancora 35 giorni, un’eternità per chi già da due mesi non sa come tirare avanti. Siamo stati i primi ad entrare in quarantena. E mentre altri paesi come la Germania già stanno riprendendo la quotidianità, noi ancora limitiamo tutto a tutti. Da queste pagine vogliamo ricordare come il 22 maggio del 2018, due anni fa, spedimmo a mia firma una lettera aperta al professor Giuseppe Conte dandogli quella fiducia che gli era dovuta grazie alla mia ventennale e personale amicizia con il presidente del Consiglio, e raccomandandogli di stare attento alle gerarchie burocratiche dello Stato. Oggi, a distanza di due anni, debbo e dobbiamo ricrederci sul fatto che tu, caro Giuseppe Conte che fino a due anni fa eri uno sconosciuto ai più della politica, oggi possa essere in grado di guidare quel cambiamento che era alla base degli impegni che il tuo Governo aveva preso. Con le tue uscite televisive e soprattutto con quella di domenica 26 aprile hai dimostrato che ti sei integrato bene in quel sistema burocratico che volevi combattere. Peccato, eravamo in tanti ad aver sperato che tu potessi operare quel cambiamento e oggi siamo in tanti a non credere più in te. Non te ne importerà nulla, ma sappi che stai esagerando ed esasperando tutti quei cittadini che hanno avuto fiducia in te e Dio non voglia che la profezia di Pier Ferdinando Casini, che ha dichiarato che sarai cacciato “con i forconi”, si avveri. Comunque prima che questo avvenga ripensaci caro Giuseppe e tendi l’orecchio al Paese e agli italiani. Ma forse ormai sei talmente assordato dal potere che ascolti, narcisisticamente, solo la tua voce e quella di qualche cattivo consigliere.    

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Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

2 Commenti

    • Gentile Sandiokhan o come cavolo si chiama, la ringrazio di aver commentato il mio pezzo, il che significa che l’ha anche letto. Mi permetta, però, di farle qualche osservazione, partendo dal dato di gradimento del Professor Conte che lei riferisce e che, a seconda di chi lo legge e di quando lo si scrive, assume interpretazioni diverse. Oggi a distanza di tre mesi dalla dichiarazione dell’emergenza e a distanza di due mesi dalla chiusura dell’Italia e dalle promesse fatte dal Presidente Conte, si informi su quante sono le partite IVA che ancora non hanno ricevuto i 600 euro (lordi e tassabili) e si informi sui prestiti, fino a 25 mila euro, garantiti dallo Stato che le banche hanno concesso e, o non lo sa o fa finta di non saperlo, sono serviti a sanare i prestiti precedentemente presi dalle imprese prima della crisi del Covid-19. Parli con queste persone o le ascolti in televisione e poi mi dica se non sono esasperate. Rispetto alla sua critica del “Gran giornalismo”, lei è libero, ci mancherebbe, di criticarci ma almeno noi abbiamo la sana abitudine di firmarci con nome e cognome e mi raccomando continui a leggerci.

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