Nel leggere la rubrica “Il Caffè” di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera viene da chiedersi se quel caffè stamattina non sia stato corretto con un po’ troppa grappa. Perché davvero si fa fatica a mandarlo giù.

Nel raccontare la tragedia del campione di basket Kobe Bryant, morto in un incidente insieme alla figlia tredicenne Gianna, Gramellini ha pensato bene di scrivere che la ragazzina era talmente in simbiosi con il padre che “chiederle di sopravvivergli sarebbe stato davvero troppo”. Sì, insomma. Meglio che sia morta anche lei. Chissà se la madre sarebbe d’accordo.

Di sicuro non lo sono i suoi lettori. E, infatti, le critiche sono piovute a pioggia. Tralasciando quelle irripetibili, farcite con parolacce e improperi, eccone qualcuna: “Incommentabile”. “Come mai Gramellini è un giornalista famoso?”. “A me fa riflettere che ‘il Caffè’ di Gramellini abbia ancora successo e seguito”. “Penoso come sempre”. “Chiederci di continuare a leggere Gramellini sarebbe davvero troppo”.

“Di fronte alla morte di una 13enne, il silenzio sarebbe d’obbligo. Invece si vuole a tutti i costi dire la propria, e si scrivono mostruosità inenarrabili”. “Il più delle volte Gramellini rischia di cariare i denti, per il troppo miele delle sue parole. Qui, siamo al voltastomaco”. “Ma Gramellini si rilegge?”. E poi, scusate, la più simpatica di tutte: “Meglio il caffè di Sindona che quello di Gramellini”.

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Nostalgico dei bei tempi andati. Qui si occupa di un po’ di tutto. La sua cifra stilistica è il sarcasmo. Da usare smoderatamente.

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