In Italia e in Europa nessuno aveva scritto una riga sui Gheddafi leaks che coinvolgevano soprattutto Nicolas Sarkozy e i finanziamenti asseritamente ricevuti dall’ex rais libico per la propria campagna elettorale del 2007.

Eppure il quotidiano saudita di area liberale Al shark al awsat, edito a Londra, aveva dedicato a questa inchiesta almeno cinque puntate da metà febbraio in poi. Pubblicando nel proprio sito anche testimonianze, documenti e file audio.

Oggi ci siamo tutti risvegliati con Sarkozy in stato di fermo a Nanterre per quei soldi. Cifre spropositate, oltre 50 milioni di euro in tutto, cinque dei quali consegnati in una valigetta diplomatica in contanti all’hotel Corynthia a Tripoli. Era notorio che dal 2013 i magistrati francesi indagassero sul presunto finanziamento da Tripoli a Parigi.

La cosa è andata a rilento, per la morte di Gheddafi e di molti suoi fedelissimi. La svolta c’è stata a gennaio con l’arresto all’aeroporto londinese di Heathrow dell’uomo d’affari francese Alexandre Djouhri colpito da un mandato di arresto internazionale emesso dalla Francia: sarebbe stato lui a fare da tramite per il denaro con cui l’ex leader libico avrebbe finanziato la campagna elettorale.

Il quotidiano libico ha anche pubblicato altri particolari sinora inediti: la guerra in Libia che poi portò alla morte per linciaggio dell’ex dittatore di Tripoli sarebbe stata mossa non tanto per tacitare chi poteva accusare Sarkozy per questi finanziamenti ma per il fallimento di una trattativa economica che doveva portare la Francia a vendere a caro prezzo alla Libia alcuni caccia di fabbricazione d’Oltralpe.

Gheddafi mandò a monte tutto per i prezzi troppo alti e perché quegli aerei non erano ancora mai stati venduti a nessuno, a parte la Libia. E quindi l’uomo di Tripoli non voleva fare da cavia per l’ex inquilino dell’Eliseo. Subito dopo il gran rifiuto iniziarono, guarda caso, i venti di guerra francesi in Libia.

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