Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Pierluigi Roesler Franz sulla gravissima situazione dell’INPGI 1, l’istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani.

Caro direttore,
L’Istituto é sull’orlo del baratro e presenta oggi un disavanzo tra entrate e uscite per pensioni stimato solo per quest’anno in circa 200 milioni di euro (580 milioni di pensioni da pagare contro 380 milioni da incassare) , nonostante il taglio alle pensioni in corso. Nel frattempo é stato anche venduto ad un Fondo americano palazzo Volpi al Quirinale per 60 milioni di euro che sono stati, però, già inghiottiti per coprire il disavanzo di cassa.

La crisi strutturale dell’editoria con centinaia di stati di crisi a catena e svuotamento delle redazioni, il boom di iscritti al’INPGI 2 (che naviga invece in acque floridissime, ma con conti del tutto separati ed autonomi) come finti cococo, gli uffici stampa che versano all’INPS, i finti programmisti registi RAI o le finte cessioni del diritto d’autore, ecc. ecc. sta purtroppo portando al disastro senza che – paradossalmente – nessuno ne parli.

L’INPGI rischia seriamente il Commissariamento (perché alla fine del 2019 si ritroverà con 2 anni e mezzo di riserva tecnica effettiva contro i 5 anni previsti come minimo dalla legge) o il passaggio diretto all’INPS o addirittura peggio.

Trattandosi però di una crisi strutturale e catastrofica del sistema editoria senza alcuna “ruberia” perché i conti dell’Istituto sono assolutamente in ordine, nessun eventuale Commissario potrebbe rimettere in piedi la baracca perché non avrebbe alcuna bacchetta magica.

La via d’uscita é solo “politica” ed ha una sola soluzione: quella dell’immediato implemento massiccio della base contributiva degli iscritti all’INPGI 1 dopo lo svuotamento degli ultimi disastrosi anni.

A mio parere, e lo dico inascoltato da tempo, l’INPGI 1 si può salvare solo ed ESCLUSIVAMENTE se tutti coloro che in Italia a qualsiasi titolo – anche se formalmente non riconosciuti dall’Ordine dei giornalisti – svolgono attività giornalistica o comunque di “comunicazione” prevalente ai fini della loro denuncia dei redditi IRPEF versassero i contributi previdenziali all’INPGI 1 senza più ritardi, anziché all’INPS, all’INPS 2, all’INPGI 2 o all’ex ENPALS.

Per far questo occorre anche una leggina di 2 righe che obblighi i circa 20 mila comunicatori a versare da subito all’INPGI 1, anziché all’INPS. Parallelamente occorre che gli appena 18 ispettori dell’INPGI 1 (senza neppure un ispettore per ogni Regione non si va da nessuna parte) vengano al più presto supportati dagli Ispettori del Lavoro pubblici nel controllo a tappeto di tutti coloro che lavorano negli Uffici Stampa pubblici (università, federazioni sportive affiliate al CONI, grandi imprese pubbliche – come Poste, Trenitalia ecc. – grandi Comuni, province, Regioni, ministeri, Presidenza del Consiglio, enti costituzionali) e privati (come società quotate in Borsa e non – grandi imprese TELECOM- TIM- WIND-ENEL-ecc.) i quali versino erroneamente i loro contributi all’INPS. Occorre che i loro contributi passino, invece, immediatamente all’INPGI 1 con 5 anni di arretrati senza pagamento di sanzioni o multe né spese legali per i datori di lavoro. Ciò darebbe ossigeno alle Casse dell’INPGI 1 che si trovano senza liquidità corrente.

Per far passare i circa 20 mila comunicatori dall’INPS all’INPGI 1 occorre invece una leggina di poche righe.

Deputati e senatori della Lega avevano presentato un testo nell’ultima legge di stabilità, ma non é poi passato per la ferma opposizione dei 5 Stelle. Si pensava che la Lega l’avrebbe riproposto direttamente nel decreto legge sulle pensioni (Quota 100), ma non é avvenuto. Né tantomeno sotto forma di emendamento al decreto-legge al Senato.

Ora l’ultima speranza resta la presentazione di un emendamento al decreto-legge quando arriverà alla Camera con sua successiva approvazione e ripassaggio obbligatorio al Senato.
Non c’é più tempo per le chiacchiere. E’ ormai scaduto da tempo. Ora occorrono i fatti e la politica deve fare la sua parte senza ulteriore indugi.
Altrimenti l’INPGI 1 salterà in aria e con esso tutto il sistema informativo in Italia che metterebbe in serio rischio la stessa democrazia del nostro Paese e lederebbe gravemente il diritto dei cittadini ad una corretta e compiuta informazione autonoma ed indipendente.

Pierluigi Roesler Franz

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