In questi ultimi due giorni la figura di Giuseppe Conte, da sconosciuta che era per la maggioranza degli italiani, è diventata argomento principale delle discussioni che, alimentate anche dalle trasmissioni televisive, ne stanno facendo il personaggio del giorno.

Vuoi perché non si è mai visto “uno sconosciuto” che diventa Presidente del Consiglio, sia perché la vita del professore è stata messa sotto i riflettori e ci mancano solo le analisi del sangue e sappiamo tutto di lui o meglio quello che ci fanno credere certe testate giornalistiche e televisive.

La montatura del suo curriculum, che tutto è tranne che falso, dimostrano come la rabbia dei perdenti (il potere) impedisca loro di saper leggere e di voler solo dare interpretazioni di comodo, sapendo benissimo che un conto è dire che partecipi ad un master o ad un corso universitario altro, come ha scritto il presidente incaricato, è dire di “aver perfezionato studi giuridici”, come ha scritto il professor Conte, anche solo frequentando persone o facendo esperienze che ne hanno accresciuto le conoscenze e le capacità professionali.

Smontata la questione del curriculum, oggi tutti parlano del “Presidente populista” che vuole fare “l’avvocato difensore degli Italiani” e che ha parlato di “governo del cambiamento”.

Chi scrive, conoscendo personalmente da anni Giuseppe Conte, forse è troppo ottimista ma proprio per la conoscenza che ha della persona Conte pensa che il Presidente incaricato non avrebbe accettato l’incarico se avesse pensato di non poterlo svolgere nel rispetto delle prerogative costituzionali, nel rispetto delle forze politiche che sosterranno il governo da lui presieduto e soprattutto rispettando la volontà espressa dai cittadini di un vero cambiamento di rotta senza per questo creare rotture traumatiche a livello europeo o internazionale.

Nei talk show televisivi si sentono le solite persone che, evidentemente non hanno niente da fare se non passare da una rete televisiva all’altra, straparlano della mancanza di coperture finanziarie sulle proposte previste dal famigerato contratto tra Lega e M5S, di un Presidente ostaggio di Salvini e Di Maio, di un governo tecnico che tecnico non è. Insomma chi più ne ha più ne metta basta che si arrivi alla fine di questa querelle che vede gli italiani senza governo da settanta giorni.

Ben venga un governo “fuori dagli schemi” anche con un Salvini fuori della coalizione di centrodestra ma che vede molti punti programmatici che il centrodestra aveva nel suo programma elettorale.

Dalla flax tax alla sicurezza interna, dall’immigrazione  ad una rivisitazione del ruolo che l’Italia deve avere all’interno dell’Europa. Non erano queste cose che dicevano insieme Salvini, Meloni e Berlusconi?

In effetti sembrerebbe che Berlusconi abbia dato il beneplacito a Salvini di fare il governo per paura di tornare al voto (dove Forza Italia rischiava l’estinzione) ma oggi abbia più paura del fatto che le cose che lui aveva promesso agli italiani il governo presieduto dal Professor Conte possa metterle in pratica e, peggio ancora, che questo governo rischi di  durare tutta la legislatura.

Ecco allora che, purtroppo, anche autorevoli e apprezzati esponenti del centrodestra prendono le distanze da un Salvini che ormai viene pubblicamente definito un “traditore”. L’altro aspetto riguarda il populismo di cui viene accusato il Professor Conte nel momento che si autodefinisce avvocato difensore degli interessi dei cittadini italiani.

Ora il professor Conte, che tra le sue tante attività, ha avuto importanti collaborazioni con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, che altro non è se non la prestigiosissima Enciclopedia Treccani, sa benissimo il significato della parola “populista” che la Treccani spiega scrivendo che identifica un “Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate”.

Ora quando dai microfoni del Quirinale il Presidente incaricato Giuseppe Conte dice di voler essere il “difensore degli interessi degli italiani in tutte le sedi Europee ed internazionali” e ancora “l’avvocato difensore del popolo italiano” sa benissimo che, facendo queste affermazioni, il popolo italiano fino ad oggi non è stato né difeso né tantomeno tutelato negli interessi nazionali ed è, di conseguenza, un “popolo diseredato”.

Se questo significa che il presidente Conte è un populista, allora, come successe per la strage di Charlie Hebdo, quando tutti mettevano in mostra la scritta “Je suis Charlie Hebdo” forse per gli italiani è arrivato il momento di alzare i cartelli con scritto “Je suis Giuseppe Conte”.

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Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

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