In casa Lazio, due giorni dopo lo scandalo firmato Giacomelli-Di Bello, la rabbia non è certo smaltita. Anzi. A mente fredda aumentano i dubbi e le perplessità. Soprattutto ci si chiede come sia stata possibile una simile direzione di gara.

La partita tra la Lazio e il Torino è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno di vergogna. Nessun vittimismo, qui ci si trova di fronte a fatti oggettivi, gravi e pensare alla malafede non è poi un peccato mortale.

Oggi i tifosi faranno sentire la loro vicinanza alla squadra. Una squadra, quella biancoceleste, che sta disputando una stagione straordinaria, nonostante si stia facendo di tutto per tarparle le ali. Con i punti strappatele contro Fiorentina e Torino sarebbe lassù, in cima.

Cancelli aperti a Formello dalle ore 16 per una giornata che si prospetta emozionante e significativa. Il monito della curva e della società è quello di mettere tutte le antipatie personali, i dissapori con la dirigenza e le incomprensioni da parte. Perché adesso l’unica cosa che conta è difendere la Lazio.

Se sarà necessario scenderemo nuovamente in piazza come già successo nel 2000 quando provarono a rubarci lo scudetto”, fa sapere la Nord.

Ho parlato di malafede, perché per uno che è arrivato in Serie A si deve escludere l’incompetenza”, ha dichiarato il responsabile della comunicazione del club, Arturo Diaconale. “Il ripetersi di vicende inquietanti alimentano qualsiasi tipo di sospetto. I tifosi chiedono addirittura di ritirare la squadra

Intanto, ci si interroga su quale destino aspetta l’arbitro Piero Giacomelli. L’augurio dei laziali (probabilmente anche quello di tutti gli amanti del calcio) è quello di non vederlo dirigere gare di Serie A per un bel po’.

Ma l’ipotesi più accreditata è che non arbitri più i capitolini almeno per questa stagione. Il che dimostrerebbe come il fischietto di Trieste quando vede i colori biancocelesti vada letteralmente in tilt. Se due domeniche fa, quando era al Var, non aveva segnalato un chiaro rigore per la squadra di Inzaghi, lunedì col Toro si è proprio superato. E tutti lo hanno visto.

Sulla questione bollente si sono pronunciati in molti, tra ex arbitri e dirigenti. E il coro unanime è stato sempre lo stesso: “davvero inspiegabile una simile direzione di gara, commessi errori clamorosi che hanno penalizzato la Lazio”.

Difficile ora rimettersi in carreggiata quando si vedono certe cose che fanno male al calcio, se ancora si può definire così questo sport. “Se tre indizi fanno una prova, tre prove che fanno?”, si domanda Vincenzo Cerracchio in un suo bellissimo post.

Due che vanno sullo stesso pallone in un incrocio di scarpini fanno rigore (riferimento al “fallo” di Caicedo contro la Fiorentina a tempo scaduto e al conseguente penalty per i viola n.d.r.). E un difensore che sposta il pallone con la mano ad un attaccante che sta per calciare non lo fa il rigore (Sampdoria-Lazio n.d.r)? E un braccio largo che più largo non si può (tocco clamoroso di Iago Falque su cross di Immobile n.d.r)? Quando ti rubano una partita come quella contro il Torino è come se avessi avuto i ladri a casa. A frugare tra le tue cose, a portarti via i risparmi e i progetti”.

Ed è proprio così che è stato lunedì, quando il volo senza ritorno di Olympia aveva fatto presagire una serata maledetta. Qualcuno aveva, infatti, già deciso il destino della Lazio. E l’aquila lo aveva capito…

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Paolo Signorelli
Classe 1986. Giornalista e grande tifoso laziale ed esperto di calcio.

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