Uno scandalo di proporzioni inaudite. Una vergogna senza precedenti, un furto di dimensioni enormi ed un pessimo spettacolo offerto a tutti gli amanti del calcio e soprattutto ai bambini. Perché si può essere tifosi di Roma, Juventus, Inter, Napoli o di qualsiasi altra squadra, ma è impossibile non sottolineare e denunciare ciò che è successo ieri allo stadio Olimpico. Dove la Lazio è stata letteralmente derubata dagli arbitri Piero Giacomelli e Marco Di Bello (ieri al Var).

Senza alcun pudore, davanti a 30 mila sostenitori biancocelesti increduli, in “Italiavisione” e non solo, visto che anche la stampa estera ha parlato di “scandalo a Roma”. Una decisione assurda, anzi due, quella presa dai direttori da gara che, inspiegabilmente, non concedono un rigore solare alla Lazio per un mani clamoroso di Iago Falque e poi, con l’ausilio del Var (ma a che serve a questo punto?) cacciano Immobile per “un bacio un po’ violento a Burdisso”, come lo ha definito Mihajlovic. Falsando incredibilmente e spudoratamente il match col Torino.

Se con la Roma, la Fiorentina e la Sampdoria i torti erano stati evidenti, ieri si è andati ben oltre la svista e l’interpretazione. Stavolta è stata troppo sporca.

Giustificata a dir poco la rabbia del popolo capitolino, quasi impotente dinnanzi ad una situazione, a questo punto, molto più grande di quanto si creda. E giustificata a dir poco la rabbia di Tare, Diaconale e dei giocatori. Tutto questo non si può accettare, che lo dicessero chiaramente: la Lazio lassù non può e non deve starci.

Giacomelli, forse usato solamente come pedina da muovere per penalizzare i biancocelesti, ha agito in malafede? Chi può dirlo? La verità non si saprà mai. O meglio, la verità i tifosi laziali la sanno già, anche se non verrà svelata ufficialmente.

A proposito, Giacomelli, lo stesso arbitro che la settimana passata al Marassi di Genova era addetto al Var e ha sorvolato su un tocco di mano di Bereszynky (sempre con Immobile protagonista dell’azione) in area di rigore. Giacomelli, lo stesso arbitro che invece lo scorso anno vide benissimo un tocco di braccio di Parolo (era sempre Torino Lazio) attaccato al corpo, decretando il penalty ai granata al 94 esimo.

Le teorie dunque potrebbero essere tre: o al fischietto di Trieste sta antipatico Immobile, o ha una simpatia per il Torino (anche se su un profilo Facebook riconducibile a lui – ora rimosso- con il nick name “Jack O’ Melly”, compaiono foto di Totti e del suo murales), oppure, ipotesi più plausibile, non deve amare i colori biancocelesti.

A proposito dell’utilizzo dei social network, il regolo lamento AIA parla chiaro e permette ai tesserati di “possedere account social ma non mediante utilizzo di nickname atti ad impedire l’immediata identificazione del suo autore”. Il profilo Jack O’ Melly, ufficiale o non ufficiale, ora non esiste più.

E Marco Di Bello al Var perché ha sorvolato sul tocco di mano di Iago Falque? I laziali poi non possono certamente dimenticare che è lo stesso arbitro che segnalò (era giudice di porta quel giorno) ad Orsato, nel derby della scorsa stagione, il tuffo di Strootman giudicandolo da rigore. Un penalty inventato che costò infatti la successiva squalifica all’olandese per simulazione.

Adesso cosa succederà? Verrà sospeso da Rizzoli il duo Giacomelli-Di Bello, oppure verrà tutto insabbiato giudicando “errori non gravi” quelli commessi ieri? Forse la seconda opzione è la più accreditata, visto che sembra non interessare a nessuno quello che sta subendo il club biancoceleste.

E Claudio Lotito, nei palazzi federali, si farà sentire come hanno fatto Diaconale e Tare? Mai come ora servirebbe una sua presa di posizione forte. “Saremo più forti del nostro destino”, ha dichiarato il diesse albanese ieri a fine gara. E ha ragione, perché per andare avanti la Lazio adesso deve per forza essere superiore a tutto e a tutti.

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Paolo Signorelli
Classe 1986. Giornalista e grande tifoso laziale ed esperto di calcio.

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