“Var”-iabile. Per la Lazio anche la tecnologia più avanzata non è al servizio di una più corretta conduzione di una partita di calcio, ma contro.

Ci sarà una maledizione? Sarà Lotito che non conquista i cuori di tutti? Sarà colpa di Tare? Vallo a sapere. Fatto sta che, da quando in Italia è stata adottata questa tecnologia, a noi laziali ha provocato più danni che vantaggi.

È andata così con la Fiorentina, con la Sampdoria e lunedì il disastro contro il Torino.

E se Strakosha non avesse parato il rigore, la Var ci avrebbe provocato danni anche contro la Juventus nella mitica partita vinta nel loro stadio.

A questo punto non evocherò un complotto contro i colori bianco celesti. Però una cosa si potrebbe fare: cambiare le regole della Var e farle diventare come quelle di “occhio di falco” nel tennis.

Ogni squadra può chiamarla, indipendentemente dall’arbitro, per una volta ogni tempo di gioco e poi il responso tecnico va applicato oggettivamente senza ripassare da altra decisione arbitrale.

Sarebbe l’uovo di Colombo ed eviterebbe di diventare una sorta di autogol, a seconda delle simpatie o antipatie arbitrali di cui alcune squadre godono e altre, come la Lazio, non godono affatto.

La “Var” deve quindi “var-iare” per non essere così “var-iabile”.

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Dimitri Buffa
Giornalista di lungo corso sempre in fase di gavetta esistenziale. Roma.

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