Una proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia al Senato per introdurre il divieto di consumo alimentare di carni di cani e di gatto.

Pena da quattro mesi a un anno di carcere e una multa da 1.000 a 5.000 euro. «Allo stato attuale» spiega Adolfo Urso, in Italia «non è previsto un espresso divieto di mangiarla».

Un vuoto normativo che, come spiega il senatore, risulta «tanto più evidente a fronte dei fenomeni migratori che hanno portato alla presenza sul territorio nazionale di comunità provenienti da Paesi in cui la carne di cani costituisce una vera e propria specialità gastronomica, peraltro con modalità di macellazione spesso cruente con gravissime forme di maltrattamento degli animali».

Nel testo della proposta di legge si fa riferimento alla dichiarazione universale dei diritti dell’animale del 1978 che rappresenta «il primo provvedimento internazionale volto al riconoscimento e rispetto di ogni forma di vita».

Il nostro Paese è da sempre in prima linea nella difesa degli animali domestici: nel 1991, infatti, siamo stati i primi a riconoscere anche ai cani e ai gatti randagi «il diritto alla vita e alla tutela, prevedendone il divieto di soppressione», eccezion fatta «per i soggetti gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità».

Se in alcuni luoghi del mondo come Cina, Vietnam, Laos e Nigeria «mangiare carne di cane è del tutto normale», nella cultura occidentale cani e gatti «sono fonte di amore e compagnia per milioni di persone», sottolineano Urso e gli altri relatori della proposta di legge (Ciriani, Rauti, Balboni, De Bertoldi, Santanchè, La Russa e Zaffini).

 

 

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