Adesso sarà interessante leggere i commenti della “strana coppia” Mauro Pili e Guido Grimaldi, tutta protesa a boicottare la convenzione in Sardegna della Tirrenia, disinteressandosi dei rischi per i posti di lavoro per i marittimi italiani.

Leggete attentamente cosa scrive La Verità, unico media che ha il coraggio di rompere il muro di omertà che da mesi avvolge la battaglia di Vincenzo Onorato, sui reclutamenti di personale extracomunitario a bordo delle navi degli armatori che sfruttano gli sgravi fiscali con la complicità dei sindacati.

Scoperta tratta del caporalato del mare 

A Manila aperta un’inchiesta a carico di due manager italiani che reclutavano illegalmente marittimi filippini. Dietro all’operazione ci sarebbero la Grimaldi e la Bottiglieri. Una pratica in atto da anni, con il placet dei sindacati, per risparmiare sul costo del lavoro.

Per la prima volta l’enorme business che gira intorno al “caporalato del mare” ha lasciato una traccia giudiziaria. Che porta in Italia. Si tratta di una denuncia, con relativa inchiesta, avviata dall’Ufficio nazionale di investigazioni delle Filippine a carico di due manager italiani del mare, che sono stati arrestati perché, a quanto pare, reclutavano illegalmente marinai filippini da far imbarcare come personale di bordo su navi italiane.
I due operavano, insieme a tre complici locali, attraverso società non in regola e utilizzavano agenti sul luogo per selezionare il personale da imbarcare. E, secondo l’agenzia, dietro all’operazione ci sarebbero il Gruppo Grimaldi e la Giuseppe Bottiglieri di Napoli. La notizia è apparsa sul bollettino della National bureau of investigation (Nb) ed è stata ripresa dai giornali locali di Manila. 
Ad annunciare l’inchiesta sarebbe stato il portavoce dell’amministrazione locale di Manila, che ha parlato di un “reclutamento di equipaggi di nazionalità filippina”, con un uso di documenti illeciti e attraverso società non in regola con le certificazioni, dichiarando anche che i referenti dell’operazione potrebbero essere individuati nelle due società italiane di navigazione.
L’inchiesta è ancora in corso, ma segna un punto importante nell’annosa questione dei marittimi italiani e comunitari, vittime sacrificali, come e più di altre manovalanze, del divario nel costo della manodopera tra l’Europa e il resto del mondo. Per la prima volta, infatti, la diffusa pratica di violazione della legge 30 del 1998, messa in atto da tante compagnie con il placet dei maggiori sindacati del settore e sotto gli occhi, ben poco vigili, dell’Europa, potrebbe vedere svelati nomi e cognomi degli habitué.
Secondo la norma vigente in Europa, infatti, le compagnie di bandiera, agevolate fiscalmente anche dall’entrata in vigore del decreto 221 del 2016, dovrebbero assumere per la maggior parte dipendenti della nazionalità di riferimento o comunque di Paesi comunitari, garantendo così non solo occupazione a una categoria che, solo in Italia, conta su centinaia di migliaia di braccia altamente formate, ma anche una qualità di servizi e nelle capacità di intervento in casi di necessità sulle navi, grazie alla formazione obbligatoria.
Però, si sa, il costo del lavoro normato è impegnativo e non sono pochi i furbetti del mare che violano la regola. Il motivo è chiaro: un mozzo filippino che opera su un traghetto italiano costa 880 euro al mese, mentre per lo stesso incarico, a fronte di un passaporto italiano o comunitario, l’armatore spende più di 2.000 euro. Per questo, secondo i dati sindacali, quasi il 60% dei marittimi sarebbe extracomunitario, mentre almeno 50.000 italiani sarebbero pronti a imbarcarsi, ma non trovano lavoro.
Il Italia, la guerra sulla testa dei marittimi va avanti da tempo e vede schierate una contro l’altra due tra i più importanti gruppi nazionali: la Onorato, di proprietà dell’armatore Vincenzo Onorato, che controlla Moby e Tirrenia e Toremar e il Gruppo Grimaldi, multinazionale operante nella logistica, specializzata nelle operazioni di navi e traghetti.
Onorato ha fatto dell’italianità dei propri lavoratori una bandiera (applicando contratti italiani anche ai lavoratori extra Ue, assunti dove necessari per ragioni di lingua) e per questo è finito del tritacarne del buonismo più cieco che lo ha accusato di razzismo, mentre Grimaldi, dalla sua, è da tempo impegnato ad attaccare per la convenzione da 73 milioni di euro l’anno (per tre anni) che l’avversario si è aggiudicato con un bando nazionale per il trasporto da e per la Sardegna, anche in periodi non di alta stagione turistica.
Ma torniamo all’inchiesta nelle Filippine. Secondo quanto sostiene l’organo di informazione del governo filippino, i reclutamenti sarebbero avvenuti grazie a due società di manning di Montecarlo e Malta riconducibili, attraverso un manager della società monegasca, all’armatore Grimaldi. Le due società coinvolte sarebbero la Mama shipping e la Marine partners Monaco, a loro volta gemellate alla Grimaldi shipping services di Malta, con filiale a Montecarlo e il collegamento sarebbe Marcello Pica, referente per la società di Monaco e, come da lui stesso dichiarato sui profili social, dipendente della Grimaldi.
A far scattare l’indagine il National bureau of investigation, dopo una denuncia che illustrava il comportamento dei cinque manager, mentre lo strumento per mettere in atto i reclutamenti sarebbero state le società, filippina di manning, Eagle Clarc e la Oceanus come agente locale. Le accuse comprendono la falsificazione di documenti pubblici e secondo la Philippine news agency del governo di Manila, non si tratterebbe di una vicenda casuale, ma di una operazione su larga scala che dura da anni. Il 24 settembre, per combattere il fenomeno del reclutamento extracomunitario, Francia e Grecia hanno modificato i regolamenti nazionali: solo marittimi francesi e greci sulle navi che trasportano passeggeri su rotte infracomunitarie e quote stabilite per gli equipaggi presenti sulle rotte nazionali, sui rimorchiatori e sui mezzi portuali e pescherecci. Per la Francia, la percentuale di extracomunitari da imbarcare sulle navi da crociera dovranno essere frutto di un decreto del ministero. 

1 commento

  1. Facile impiegare solo marittimi italiani e far pagare una tariffa 50% più alta rispetto a Grimaldi (tra l’altro con più di 70 milioni di contributi pagati dallo Stato). Che Onorato abbassi veramente le tariffe, altrimenti per chi viaggia (spesso e non solo per le vacanze) Grimaldi sarà il preferito….con equipaggio italiano o straniero.

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