Se l’Apostolo Paolo cadde da cavallo, folgorato sulla via di Damasco, e si convertì al Cristianesimo, stessa cosa deve essere accaduta al senatore Matteo Renzi che, parlando del suo libro, “La mossa del cavallo”, su Repubblica, vede nella partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa e alla guida delle società la soluzione per far uscire le imprese dalla grave crisi economica in cui versa l’Italia.

Non ce e non me ne voglia il senatore Renzi se l’abbiamo accostato a San Paolo, anzi dovrebbe essere contento perché la proposta della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa e ovviamente agli utili d’impresa è una battaglia che viene da lontano ed è anche prevista dall’articolo 46 della nostra Costituzione. Peccato che dopo oltre 70 anni nessun partito politico, tranne il Movimento Sociale Italiano, e nessun sindacato, tranne la vecchia Cisnal e oggi Confintesa e timidamente anche l’Ugl, ne abbia mai chiesto l’applicazione, anzi si è fatto l’impossibile per far rimanere nel “ghetto dei principi” una proposta definita troppo vicina a quella che Benito Mussolini promulgò il 12 febbraio 1944 che regolamentava, appunto, i criteri di applicazione della partecipazione agli utili d’impresa da parte dei lavoratori dipendenti.

Ma il senatore Renzi non si ferma alla partecipazione e parla anche di “incentivare le persone a patrimonializzare le società riconoscendo un forte credito d’imposta, nella misura di almeno il 25%, su tutti i versamenti di capitale a favore delle aziende italiane”.

Il senatore fiorentino continua e scrive, inoltre, che “Vogliamo un modello di azienda Olivettiana (Adriano Olivetti credeva che fosse possibile creare un nuovo equilibrio tra lavoro e profitto n.d.r.)? Bene introduciamo dei criteri precisi che permettano al lavoratore di concorrere agli utili. E perché no? Nelle grandi società di eleggere un membro del CdA

Insomma una svolta importante e un proclama di tutto rispetto e di Alto Valore Sociale, non un sasso ma un macigno gettato nello stagno di un economia agonizzante che, come ha preconizzato il neo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, rischia di vedere nei prossimi mesi aumentare il già alto numero di disoccupati di un milione di unità.

Davanti allo scenario che si prospetta non esiste un progetto politico del Governo e per dirla sempre con le parole del Presidente di Confindustria “Questa politica rischia di fare più danni del Covid” perché domani non sarà tutto come prima e “serve una strategia, una visione, un’idea di quale Paese vogliamo costruire. Bisogna smetterla di guardare esclusivamente al dividendo elettorale“.    

Sembra quasi che il senatore Renzi voglia dare, tirando fuori dal cilindro la partecipazione, il fianco per una risposta al Presidente di Confindustria e soprattutto all’inerzia del Governo che sta facendo perdere la pazienza agli italiani, almeno quelli che non hanno visto un euro dei contributi promessi o agli imprenditori che si sono visti rifiutare dalle banche i sostegni che Giuseppe Conte ha strombazzato tra DPCM e teleconferenze televisive.

Noi non siamo mai stati teneri con l’allora Presidente del Consiglio Renzi ne con l’attuale Segretario di Italia Viva ma, considerato che solo gli imbecilli non cambiano mai idea, non possiamo che apprezzare le parole, se veramente sono in sintonia con la reale volontà di applicarle, che il  Senatore Fiorentino ha scritto su Repubblica. Vada avanti Senatore e non si preoccupi se Le diranno che ha fatto una proposta fascista o se l’accosteranno alla figura del Duce. Le buone Idee non hanno colore politico e, soprattutto quando sono portate avanti in buona fede, non possono che essere prese da esempio, infatti quello che Lei scrive, in tema di partecipazione, in Germania, da oltre 40 anni, è una realtà che si chiama Mitbestimmung, che tradotto si chiama partecipazione, ed è la forma di governance più diffusa fra le aziende tedesche e non a caso la Germania è la potenza economica più forte in Europa.

Quello che ci riesce difficile capire è come la Sua proposta di Partecipazione e di patrimonializzazione possa essere condivisa con le attuali forze di governo che amano la lotta di classe e la patrimoniale ovvero togliere ai ricchi per dare allo Stato.

Non ci faccia pentire, Senatore Renzi, di poter dire di Lei questa volta si sta gettando in una battaglia sociale e politica di tutto rispetto anche perché ci sembra che Lei, visti i sondaggi, non abbia altre strade da percorrere. Buona fortuna Senatore, su questa proposta siamo con Lei  e se capita a Milano, se può, non passi per Piazzale Loreto ci potrebbe essere qualche Suo ex amico ad attenderLa.

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Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

3 Commenti

  1. Meglio tardi che mai.
    Si fa un gran parlare da sempre degli articoli della Costituzione da rispettare in materia di libertà civili ed altro.
    Molto raramente, al di fuori della “gloriosa” Organizzazione Sindacale CISNAL e del M.S.I. e dell’indimenticabile Giorgio Almirante, si ebbe il coraggio di chiedere l’applicazione dell’art. 46 della nostra Costituzione, da parte di appartenenti alla sinistra italiana.
    Mi Preme di ricordare, se non vado errato, una intervista concessa al quotidiano IL SOLE 24 circa 20 anni or sono del Vice Segretario della CGIL, Bruno Trentin in cui fece un accenno, seppur timido, “alla partecipazione dei lavoratori al governo delle aziende nel pieno rispetto del citato articolo.”
    Leonardo De Gregorio
    Leonardo De Gregorio

  2. Guardi che Renzi non ha avuto una rivelazione. L’ha sempre sostenuto e l’ha pure attuato (unico in Italia) quando mise nel CdA della RAI un rappresentante dei lavoratori. Non è bello che un giornalista cada dal pero!

  3. Gentile Signora Marta, grazie innanzitutto per la Sua cortese segnalazione relativa la mio pezzo sulla (condivisibilissima) proposta del Senatore Matteo Renzi rispetto alla partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione dell’impresa. Le ripeto, come ho scritto, che siamo favorevolissimi a questa proposta che, soprattutto in questo periodo di grande crisi dovuta al Covid, permetterebbe a tante imprese di recuperare produttività e continuare l’attività. Detto ciò mi permetta di farle notare che non ci risulta proprio che il Senatore Renzi abbia “sempre sostenuto” il principio della Partecipazione così come pure mi permetta di contestare come il fatto di aver inserito nel CdA della Rai un rappresentante dei lavoratori sia un fatto unico in Italia. Fin dagli anni ’70 in molte aziende pubbliche esistono i rappresentanti del personale nei relativi CdA e quindi non mi sembra una novità. La proposta del Senatore Renzi, anche se avvolta da una misteriosa motivazione, rimane,però, un atto sostenere. Però mi consenta anche di dirLe che non sono io che “cado dal pero” ma forse è Lei che non conosce bene le precedenti proposte del Senatore Renzi, articolo 18 docet, che non andavano proprio in un senso fortemente sociale a favore dei lavoratori. Rimane comunque intatta la validità della proposta sulla Partecipazione. RingraziandoLa per la Sua cortese attenzione La saluto cordialmente e mi raccomando continui a seguirci. Massimo Visconti

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