Se c’è qualcuno che tra gli ultimi presidenti d’America avrebbe meritato un bel procedimento di impeachment questo sicuramente era Barack Obama. Dopo le notizie rivelate qui in Italia da La Stampa attraverso l’editoriale del direttore Maurizio Molinari non sembrano esserci dubbi in proposito.

Per quante leggerezze possa avere fatto, se le ha fatte, Donald Trump con i russi, nulla può superare un presidente Usa che autorizza nel 2009 la consegna di un miliardo di dollari in contanti, trasportati a Teheran su un aereo militare (roba che neanche i narcos messicani nei telefilm della serie “El Chapo”) per foraggiare le guardie rivoluzionarie durante i giorni caldi della rivoluzione verde seguita alle contestate elezioni dell’epoca.

Una specie di “prequel” della rivolta attuale che gli ayatollah Ali Khamenei e Hassan Rohuani stanno reprimendo nel sangue.

Se a questo aggiungiamo anche la soffiata con cui gli apparati di sicurezza americani salvarono il generale a capo di quella specie di SS iraniane, Qasem Suleimani, da un possibile agguato da parte dello Shin Bet israeliano nonché l’ordine di non indagare più sui traffici illeciti di droga degli hezbollah in mezzo mondo né sugli omicidi di cittadini americani da parte di apparati di sicurezza che facevano capo agli ayatollah sciiti, il quadro diventa ancora più inquietante.

Ma Obama, come prima di lui Yassir Arafat, ha vinto il premio Nobel per la pace. Sulla fiducia e sulla parola. Quindi appartiene agli intoccabili. Anche a futura memoria. Meglio prendersela con Trump che ha l’unico imperdonabile difetto agli occhi di un democratico americano (ma anche di casa nostra) di essere così “volgare e reazionario” da farne il capro espiatorio ideale per i mali geopolitici di questo pianeta.

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Dimitri Buffa
Giornalista di lungo corso sempre in fase di gavetta esistenziale. Roma.

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