Dal 2014 la Marina Militare è uscita dall’attività anti-pirateria e ha interrotto le scorte sulle navi. Con il Decreto legge 266/12 le società di sicurezza private hanno di fatto sostituito i militari sulle navi.

Ettore Rossetti, Ad di G7 International Srl

Il vecchio decreto che di fatto dettava le norme ed i requisiti per l’attività di anti-pirateria non è mai stato convertito in legge in quanto il Consiglio di Stato ne ha chiesto delle modifiche. Dal 2014 le attività possono proseguire grazie a proroghe di anno in anno.

Nel nuovo decreto, quando approvato, tra le altre novità è prevista l’autorizzazione per le scuole di formazione a forgiare giovani da impiegare queste attività. Non serviranno più, dunque, i vecchi requisiti, come l’aver prestato servizio operativo all’estero. Ma dovranno necessariamente frequentare il corso e superare un esame per ottenere la certificazione.

Cosa succederà in questa situazione? Come si organizzeranno gli armatori privati? Qual è la situazione? 

Sassate.it lo ha chiesto ad Ettore Rossetti, amministratore delegato di G7 International Srl, società leader nel campo della vigilanza privata, con una scuola di formazione autorizzata proprio a svolgere il compito di forgiare nuovi giovani.

Quanti transiti in aree a rischio vengono operati? E soprattutto: il lavoro operato dai privati funziona?

“Negli ultimi anni si è registrato un sensibile calo degli attacchi in area, dettato da una serie di concause. Oltre alle missioni poste in essere in ambito militare si annovera la presenza degli operatori di vigilanza armata.  La nostra attività è volta non solo alla protezione della nave di specie, ma che soprattutto è operata nell’interesse nazionale, per garantire il libero scambio di merci trasportate delle navi italiane. Transiti a rischio? Centinaia ogni mese”, ha commentato l’ad di G7 International.

E questo nonostante i lodevoli sforzi normativi emessi inizialmente mediante il decreto-legge 12 luglio 2011 n. 107, convertito con modificazioni dalla legge 2 agosto 2011 n. 130, si è infatti giunti all’attuale D.L. 266/12, che a breve verrà ulteriormente modificato con l’uscita, come detto, dalle operazioni della Marina Militare.

Per chi non è esperto in materia, in media le navi italiane svolgono quotidianamente decine di transiti in aree a rischio: la maggioranza di questi ultimi è stata protetta dalla Marina, unitamente alle realtà autorizzate nel settore, tra cui G7, che ha espletato assieme alla Marina la maggior parte delle operazioni di protezione.

Bisogna però sottolineare come sia ancora alto il numero delle navi italiane che non opta ufficialmente per la protezione. Un po’ perché la nave, assieme alle Best Management Practies, è garantita da una velocità tale da potersi mettere in salvo in caso di attacco e sia perché esistono altre realtà che si possono definire “sconosciute”.

“Già, su questo aspetto andrebbe fatta rapidamente chiarezza”, ha proseguito Rossetti. “Non solo per i gravi profili legislativi di carattere penale, legati ad un possibile utilizzo illegale di armi, ma anche per gli ulteriori reati, raffigurabili sempre in campo penale”.

In conseguenza al DM 266 del 2012, che ha consentito agli armatori di optare per la presenza a bordo delle loro navi dei marò o in alternativa delle guardie giurate, dal 2014 è stato sancito il termine delle operazioni di protezione da parte della Marina, lasciandolo di sola pertinenza del settore privato, quale è il bilancio fino ad oggi?

“Oramai siamo al terzo anno di attività svolto dalle guardie private al posto della Marina, bisogna fare una precisazione, i nostri operatori impiegati in attività di anti-pirateria sono tutti dei professionisti che provengono dai reparti speciali delle Forze Armate italiane, sono stati impiegati dopo una lunga e minuziosa preparazione, possiamo dire che oggi hanno raggiunto un livello di professionalità molto elevato, le attività di anti-pirateria ci vengono richieste anche da navi non italiane, la G7 srl è l’unica società italiana autorizzata ad operare su navi battenti bandiera Panamense, Malta, Gibilterra ed altri paesi. Ora la sfida sarà di formare nuovi operatori per rispondere alle esigenze del mercato nazionale ed internazionale ”.

E proprio qui infatti che entra in campo l’eccellenza di G7 Academy, che ha recentemente istituito una scuola di formazione specializzata, che a breve partirà con i corsi. Che si occuperanno, tra le altre cose, anche di pirateria marittima, purché dimostrino di avvalersi di formatori esperti e in possesso dei requisiti richiesti.

“I corsi che somministriamo sono propedeutici a frequentare le due successive specializzazioni organizzate dalla Marina e dal Comando Generale delle C.P.: solo al termine di questi 3 moduli l’operatore sarà sottoposto all’esame finale ed al successivo vaglio della commissione esaminatrice”.

Naturalmente la G7 Academy non forma solo guardie giurate, bensì si occupa di Security a 360° e, cosa forse più importante, ci sono molti italiani a lavorarci.

“Come azienda leader del settore della sicurezza in Italia, aderiamo ad un principio legato al “sistema paese” nel quale, con orgoglio nazionale, legittimamente operiamo, ha concluso Rossetti.

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Paolo Signorelli
Classe 1986. Giornalista e grande tifoso laziale ed esperto di calcio.

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