Ma veramente c’era bisogno di Vladimir Putin per sostenere le balle mediatiche dei Cinque stelle o dei leghisti?

Il Partito democratico americano del dopo Barack Obama sembra non versare in condizioni migliori del suo omologo ed alleato italiano del quasi dopo Matteo Renzi. Specie se crede di potere portare avanti la propria lotta politica contro il tornado Donald Trump con questi rapporti burocratici dove si straparla di fake news – proprio loro che sono un’autorità in materia a partire dai documentari sul riscaldamento globale di Al Gore – indicando per giunta come esempio virtuoso di contrasto alla penetrazione putiniana in Italia figure scialbe come la presidentessa della camera Laura Boldrini.

Purtroppo per loro i Cinque stelle non hanno avuto bisogno di un aiuto esterno per combinare i casini che hanno già combinato laddove governano. Così come le Br non ebbero bisogno del Kgb per rapire Aldo Moro.

Leggermente diverso il rapporto tra la Russia e i leghisti. Difficile dire se Putin possa rapportarsi con personaggi dal calibro di Salvini quando può parlare al telefono ogni giorno con top player come Berlusconi. Certo il nazionalismo russo e l’identitarismo leghista flirtano sin dai tempi in cui Umberto Bossi andava in visita da Vladimir Zirinovsky.

Ma erano epoche diverse. Anzi ere geologiche. Sia Putin che Salvini erano di là da venire.

E anche i complottismi che accusano la politica di destra in Italia di essere finanziata dall’estero sono degli evergreen che si rispolverano regolarmente in campagna elettorale.

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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