I danni creati dall’ex-direttora Ilaria Dallatana (ma anche dal suo collega alla Comunicazione, Giovanni Parapini), stanno progressivamente spegnendo Rai 2.

Mentre Rai 1, malgrado Fabio Fazio, continua a reggere la baracca di viale Mazzini e perfino Rai 3 fa segnare qualche timido segnale di ripresa, Rai 2 sprofonda negli ascolti e nella qualità del prodotto. Dal 7-8 per cento di share dei bei tempi quando a guidarla c’era Angelo Teodoli (giustamente promosso a numero uno della rete ammiraglia), ora non riesce ad andare oltre il 5,6.

E se il solo Michele Guardì, con il suo indistruttibile “Fatti vostri”, continua a tenere alta la bandiera, “Nemo”, “Tabloid” ed altre mirabili invenzioni della gestione Dallatana (specializzata oltretutto nei costosi e inutili appalti esterni) proseguono inesorabilmente nel trascinare a fondo la rete.

A rendere sempre più debole  Rai 2, c’e’ poi anche il problema di una comunicazione inesistente, del tutto incapace di far “passare” sui media anche le poche notizie e gli altrettanti scarsi risultati positivi.

Ma è il minimo che poteva capitare, dal momento che -per una scelta scellerata del direttore della Comunicazione, appunto Parapini – si è passati da un giornalista professionista (e caporedattore) del calibro di Tonino Manzi (talmente bravo e stimato da essere il deus ex machina del Festival di Sanremo), ad una oscura ma ben ammanicata funzionarietta che dei rapporti con i media sa meno di niente.

Si chiama Patrizia Bonardi, non iscritta all’Ordine dei Giornalisti, dotata di un titolo di studio avvolto nel mistero (secondo alcune malelingue sarebbe addirittura quello di scuola media inferiore), discutibile conoscenza dei fondamentali della lingua italiana (almeno di quella scritta) e – come la sua ex-direttora – bravissima nell’affidarsi ad esterni anche per i problemi della comunicazione. Tra le società più gettonate, figurano la MN Italia, la Goigest e quella che fa capo a Paola Mongini. La prima di Roma, le altre due di Milano. Oltre alle consulenti Clarissa Domenicucci e Angelica Gabrielli.

Ma la cosa più grave è quella dei “poteri di firma”. Perché pare che la Bonardi autorizzi disinvoltamente – grazie al tacito consenso del vicedirettore Massimo Lavatore, cui è legatissima – spese per importi superiori a quanto previsto dalla sua modesta qualifica di  F1 (anche se lei spera da tempo in una promozione ad F Super).

Per di più, senza procedere all’offerta multipla prevista in questi casi dalle regole interne. Un caso a parte, poi, sarebbero le spese per le trasferte personali, anche all’estero.

Insomma, il “caso Bonardi” si attaglia perfettamente al caos complessivo in cui è  precipitata Rai 2. Ovviamente, nell’indifferenza generale delle varie direzioni competenti.

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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