La scorsa settimana avevamo tirato la prima Sassata (vedi), promettendo di tornare sull’argomento dell’incredibile gara Hitachi. Ora manteniamo la parola. Anche a costo di essere un po’ prolissi. Ma credeteci, questa storia merita. Perché è un gigantesco affresco di come si può distruggere un’azienda dell’importanza strategica di Rai, lasciando tutte le scelte tecnologicamente più importanti nelle mani di dirigenti tanto arroganti quanto incompetenti.

Procediamo con ordine. Da tre anni, gli studi del Nomentano (ex-DEAR), cioè quelli da dove vengono messi in onda o si registrano quasi tutti i programmi più importanti della Rai, sono privi di regia. Conseguenza diretta della bonifica dall’amianto (e già l’acquisto di questi impianti meriterebbe un’inchiesta approfondita).

Così, si va avanti utilizzando dei vecchi e obsoleti pullman di regia mobile (OB Van) che stanno per compiere i vent’anni e possono garantire una definizione “standard”. Solo la bravura e l’abnegazione dei tecnici aziendali consente un risultato accettabile, ma non certo competitivo rispetto ai competitor italiani e alle televisioni europee.

Per di più, questi pullman sono talmente malmessi che la Rai è stata costretta a costruire coperture con ricoveri temporanei in muratura o con tensostrutture per fare fronte alle infiltrazioni dell’acqua piovana e del simpatico “effetto fornace” sotto il sole estivo. Sui dieci disponibili in tutt’Italia, al Nomentano ce ne sono ben quattro fissi e un quinto mobile di riserva. Peccato che dovessero essere utilizzati per le riprese esterne, gli eventi sportivi, etc. Ed ora, anche volendo, quei motori fermi da tre anni e privati di qualsiasi manutenzione, non sarebbero in grado di andare da nessuna parte.

Bene, dopo aver buttato nella spazzatura un costoso progetto di adeguamento tecnologico degli impianti, messo a punto dagli ingegneri interni nel 2015, cosa decidono di fare i geniali responsabili della Direzione Produzione? Su ispirazione di abili consiglieri fraudolenti esterni all’azienda, decidono di andare a rifugiarsi in una bella gara d’appalto per l’acquisto della bellezza di 456 telecamere, suddivise nelle tipologie “Alta Qualità e “Qualità Standard”, radio camere e slow motion. Il tutto, per un valore complessivo di 20.409.000 euro.

Vince l’Hitachi e cominciano i guai. Perché è vero che nella fornitura sono previsti 25 adattatori Triax che dovrebbero consentire il funzionamento anche servendosi di strutture tradizionali come gli OB Van (attrezzati con cavi digitali), ma è anche vero che spesso e volentieri le nuovissime e modernissime telecamere ad alta definizione si spengono, si isolano ed il povero operatore non vede più nulla nel mirino. Insomma, un disastro.

Così, mentre le televisioni non solo europee, ma di tutto il mondo, si stanno attrezzando per la trasmissione UHD dell’ultra alta definizione a 4K, se non addirittura per quella SHD (super alta definizione) ad 8K (già attiva in Giappone), la Rai acquista telecamere giapponesi che funzionano male e che tra qualche anno saranno pure obsolete, vista la velocità con la quale le nuove tecnologie impongono gli adeguamenti.

Complimenti vivissimi al vertice Rai (grazie a Dio in uscita) che in questi anni ha fatto finta di niente. Consentendo a Roberto Cecatto, a Maurizio Tosti e agli altri top manager della Produzione di restare tranquillamente al loro posto, mentre la direzione più strategica dell’azienda si sgretolava per la loro inadeguatezza a ricoprire incarichi così delicati. La collezione degli articoli di Sassate sulle gare “frallocche” e i numerosi altri incidenti di percorso, mai smentiti, è a disposizione di tutti gli interessati.

AGGIORNAMENTO DEL 20 GIUGNO 2018
Dopo la pubblicazione di questo articolo, scritto in italiano, ci è arrivata una lettera della Hitachi dalla Germania, scritta in inglese. Questa:

È curioso che la Hitachi risponda in inglese ad un articolo scritto in italiano. Ed è ancora più curioso che non contesti minimamente nessuna delle frasi che la riguardano, limitandosi ad una generica protesta e ad una esaltazione della bontà dei propri prodotti. Ne prendiamo volentieri atto, eliminando dagli articoli le parti che potrebbero ingenerare equivoci sulla qualità dei prodotti acquistati dalla Rai. Anche se non saremmo tenuti a farlo, dal momento che non c’è rettifica su fatti determinati ipoteticamente diffamatori.
Ma il fatto più curioso di tutti è il silenzio dell’azienda di viale Mazzini e, soprattutto, degli ineffabili dirigenti della Produzione chiamati esplicitamente in causa. Toccava a loro scrivere e rettificare quanto eventualmente falso e diffamatorio. Perché il quesito resta valido: le telecamere Hitachi perdono il controllo? E se sì, come è certo, ciò accade per incompetenza dei dipendenti Rai o per problemi riguardanti le nuovissime telecamere Hitachi?

 

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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