Conta più di 13mila dipendenti, 1700 giornalisti, 13 canali televisivi, 21 sedi su tutto il territorio italiano e 12 sedi estere, eppure “Mamma Rai” continua ad essere gestita da gente a dir poco incompetente.

Il disastro dell’inamovibile direttore della Produzione Roberto Cecatto fa scopa con quello del Coordinamento Sedi Estere e Regionali di Luigi Meloni.

Quest’ultimo gestisce, o meglio dovrebbe gestire, 17 sedi regionali tra cui quattro a statuto speciale con convenzioni per un totale di 35 milioni di euro, oltre 1000 dipendenti, 11 sedi estere in tutto il mondo da New York a Pechino. Una realtà imponente che va trattata con criterio.

E invece la situazione è deprimente: le sedi (dopo una falsa campagna di digitalizzazione) sono ancora arretrate tecnologicamente e tutto si è fermato. Regie, mezzi mobili datati nel più fortunato dei casi 1998, attualmente quasi tutte in onda in SD/16/9. L’HD? Un miraggio. Per non parlare del 4 K.

In media, una sede regionale con 30 tecnici (per grazia ricevuta della Direzione produzione del diabolico duo Roberto Cecatto/Maurizio Tosti) dispone di un solo zainetto e una sola telecamera, con una postazione portatile per i montaggi e non possono collegarsi tutte contemporaneamente. Come si fa a lavorare in queste condizioni?

Altro capitolo interessante da affrontare è quello dell’approvvigionamento dei materiali, tutto in carico alla Direzione Produzione che, contrariamente alle indicazioni della convenzione stato RAI, ha pressoché abbandonato le sedi facendo lievitare i costi con l’esigenza di servizi esterni. Chi guadagna su tutto questo nelle sedi regionali e nelle sedi estere?

Gli stessi zainetti forniti alle sedi non possono collegarsi tutti insieme grazie al progetto (voluto da Tosti/Cecatto) che consente un numero limitato di collegamenti in contemporanea. Da Trieste a Cagliari. Da New York (leggi qui) a Pechino. Chi sta controllando il controllore?

Vogliamo poi parlare del “colossale” progetto di digitalizzazione (Dalet – RTI CVE-Dalet-MediaPower)? Dalet, dal 2017 presente nelle sedi regionali e nei centri di produzione seguiti da Cecatto non ha tenuto in considerazione la possibilità di interscambio tra sedi e sedi regionali né, tantomeno, verso i centri di produzione. È così che si lavora?

Bizzarra poi la dotazione delle cosiddette Itaka, assegnate da mesi a sedi dove però non vengono utilizzate dai giornalisti. Come mai nessuno chiede per quale motivo sono stati consegnati su tutto il territorio nazionali mezzi che non verranno usati perché non idonei alle esigenze dei giornalisti? Sarebbe interessante capire cosa ne pensa  l’Audit e, soprattutto, la Corte dei Conti visto che questa situazione genera appalti esterni e un aumento dei costi (i soldi dei contribuenti) in tutte le sedi.

Invece nessuno dice nulla. E la Direzione di (non) coordinamento non fa mancare situazioni di abbandono su tutto il territorio nemmeno per la parte radiofonica con strutture oltre che trentennali, dipendenti fermi in stanze senza fare niente, altri mandati in pensione senza prevedere un periodo di affiancamento per i nuovi arrivati (che coprono appena il 50% degli esodi).

Non mancano i fatti curiosi: le posizioni da direttori di sede vengono affidate ad aspiranti dirigenti che, con tre giorni di trasferta al mese, ottengono lo stipendio di 100mila euro l’anno; altri  direttori, invece, vengono “buttati” in altre sedi per punirli immotivatamente, con l’unico risultato di immiserire la produttività.

E intanto continuiamo ad assistere alla messa in onda di telegiornali in onda senza audio o completamente saltati, per non parlare dell’edizione notturna e dei costi connessi.

La direzione “gestisce” anche le sedi estere dove, in questi giorni, grazie a delle lettere anonime, si sono attivati degli audit sulle sedi di Parigi e Bruxelles, finora completamente abbandonate (alcune in onda ancora in 4/3 e utilizzando tecnologie obsolete).

Proprio Bruxelles, sede della Comunità europea e delle regole, viaggia ad un costo di 1 milione di euro circa l’anno, per le sole spese di produzione ed il tutto senza uno straccio di gara. Tutto va avanti da anni senza che nessuno faccia qualcosa. Con buona pace del codice degli appalti e della Corte dei Conti che già aveva affrontato il tema a Londra.

Cosa ha fatto in questo periodo l’Audit? Ah, saperlo…

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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