Le nomine decise dall’AD Rai, Fabrizio Salini, per le reti e le direzioni di genere più importanti, rappresentano il meglio che si potesse sperare. Coletta, Di Meo e Calandrelli sono tutti e tre eccellenti professionisti. E soprattutto persone perbene, fuori da quegli incasaccamenti partitici di stretta osservanza che da sempre hanno contrassegnato le scelte dei vertici di viale Mazzini.

Certo, anche loro hanno dei mondi culturali di riferimento, ma non sono mai stati schiavi delle direttive politiche, dimostrando sempre libertà intellettuale nelle rispettive scelte editoriali. E di questo gli va dato atto, al di là delle reazioni inconsulte di queste ore, targate in particolare PD, Iv e Lega. Cioè dei “vedovi” di una Rai “trinariciuta“ e dei nuovi e famelici lottizzatori renziani e salviniani.

Restano in ballo le nomine più squisitamente giornalistiche, con l’urgenza di salvare il Tg 1 dalle mani di Carboni prima che sia troppo tardi e di tornare ad attribuire riconoscimenti più importanti degli attuali ad altri due professionisti di alto livello come Di Bella e Orfeo. E sarà proprio questa la controprova delle scelte odierne di Salini.

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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