L’ex-direttore del TG 1, Mario Orfeo (molto rimpianto, visto il disastro che sta provocando il suo successore), è il più gasato di tutti. Gira come una trottola per i palazzi e gli uffici che contano e non fa troppi misteri sul suo sogno: lasciare l’inutile presidenza di Rai Way e tornare in prima fila al vertice di Rai Uno.

D’altra parte, la sorte della “donna per tutte le stagioni” Teresa De Santis, è segnata. La crisi della rete, i dati d’ascolto in inesorabile calo, parlano chiaro: ha fallito e se ne deve andare. Su questo, in CdA, sono tutti, ma proprio tutti, d’accordo. E quando sarà il momento, ci saranno grida di giubilo e brindisi, tali e tante sono gli errori e le vere e proprie persecuzioni “ad personam” perpetrate,  in un delirio di onnipotenza che l’ha portata a finire per essere scaricata perfino dagli “sponsor” leghisti che avevano abboccato all’amo.

Ma sulla strada della “resurrezione” di Orfeo, c’è un ostacolo mica da ridere: si chiama Stefano Coletta, direttore di Rai Tre. Un aziendalista, stimato un po’ da tutti per la competenza, l’equilibrio e il garbo dimostrato finora nella gestione della rete. E se Matteo Renzi tifa per l’amico Orfeo, al Pd sono invece quasi tutti pro-Coletta. Per la cui eventuale successione (anche in difesa della parità di genere visto l’inevitabile “siluramento” della De Santis) sta già sgomitando Maria Pia Ammirati (anche lei specializzata nell’autoriciclaggio politico) .

A meno che, l’a.d. Salini non riesca a convincere l’assai quotata responsabile di Rai Cultura e Rai Storia, Silvia Calandrelli, che al momento dice a tutti di essere felice del ruolo occupato.

Se però, oltre alla De Santis, dovesse “saltare” anche il direttore del TG 1, Giuseppe Carboni (i cui risultati sono forse ancora più disastrosi di quelli della rete), allora è chiaro che sarebbe il M5S a chiedere la direzione di Rai Uno. Forse per un altro sgomitatore professionista come Franco Di Mare. Ma, allo stato, questa sembra un’ipotesi molto poco probabile, per fortuna. Soprattutto perché Carboni, malgrado l’orrendo telegiornale che manda in onda e le diatribe provocate con alcuni suoi vice per la faziosità dimostrata, continua stranamente ad essere protetto dallo Stato Maggiore grillino.

Entro novembre, poi, ci sarà finalmente l’addio definitivo in viale Mazzini del direttore-pensionato di Rai Due, Carlo Freccero. E con i nuovi equilibri governativi, è abbastanza scontato che questa rete tocchi al centrodestra. La Lega sembra decisa a far fare un altro passo in avanti a Milo Infante, fresco vicedirettore vicario di Rai Uno, ma dovrà convincere (e non sarà per niente facile) FdI e FI. Che potrebbero invece puntare su Ludovico Di Meo, una delle vittime della De Santis e che Salini sta molto apprezzando in questi mesi come suo assistente. Ed essendo intoccabile il direttore del Tg 2, Gennaro Sangiuliano, in quota Lega, appare molto difficile che il partito di Salvini possa arrivare a pretendere anche la rete.

Inoltre, sempre la Lega, sta per incassare la nomina risarcitoria a direttore del nuovo Canale Istituzionale per Fabrizio Ferragni.

Comunque, le “grandi manovre” per le prossime e inevitabili nomine sono già cominciate e nelle prossime settimane, se il Presidente Marcello Foa  riuscirà a salvare la poltrona anche con il nuovo assetto governativo, la Rai tornerà certamente sotto la luce dei riflettori (e degli appetiti) della politica.

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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