Notiziona: non c’è più soltanto “Sassate” a sostenere che il debutto del direttore ad interim dei giornali radio e di Radio 1, Roberto Pippan, sia stato particolarmente infelice (vedi). Anche l’esecutivo dell’USIGRAI ed il CdR ritengono che la defenestrazione della segretaria di redazione Vanya Cardone (oltretutto in malattia) vada valutata come “un’iniziativa gravemente inopportuna” e quindi meritevole di essere ritirata.

Magari non avrà alcun seguito, come accade quasi sempre per queste faccende, ma rende bene l’idea del clima che si respira alla vigilia di una settimana di fuoco per l’azienda di viale Mazzini. Camera e Senato dovranno scegliere i primi quattro consiglieri del nuovo CdA, poi toccherà ai dipendenti della Rai individuare il quinto che li rappresenterà in consiglio. E infine arriveranno gli ultimi due di competenza dell’azionista, cioè del Ministero dell’Economia, uno dei quali sarà indicato come amministratore delegato.

Se sui nomi dei quattro di competenza del Parlamento c’è ancora nebbia fitta (idem per la spartizione tra M5S, Lega, Pd e FI, con una piccola speranza per un rappresentante pure di FdI), per il rappresentante dei dipendenti sembra che la corsa sia ormai ristretta a tre candidati: Natale, ex-portavoce della Boldrini e già leader sindacale dei giornalisti, Laganà, agitatore del movimento “IndigneRai” e De Matteis Tortora, un funzionario buono per tutte le stagioni che ha fatto carriera facendo l’assistente dell’ex-consigliere berlusconiano Verro ed ora è riuscito a farsi sponsorizzare da Cgil, Cisl, Uil e perfino dall’Ugl. In favore di quest’ultimo, le pressioni dei vertici confederali stanno diventando talmente assillanti da rivelarsi controproducenti.

Così come non è vista di buon occhio dalla base anche la parentela – tenuta peraltro rigorosamente riservata – con il discusso ex-direttore della Produzione, Lorusso Caputi. In ogni caso, sarà una battaglia all’ultimo voto che porterà in CdA un consigliere schierato a sinistra. E questa circostanza potrebbe escludere dal vertice l’eventuale candidato rivendicato dal Pd.

Tra le prime “grane” che i nuovi amministratori della Rai si troveranno ad affrontare, c’è n’è una particolarmente “scottante”. E squalificante per tutti coloro, all’interno dell’azienda di viale Mazzini, che pontificano sulla qualità insuperabile del servizio pubblico.

Si dà il caso, infatti, che un folto gruppo di giornalisti di Tg1, Tg2, Tg3 e Rai News siano soliti “sfruttare” gli operatori dei services privati convenzionati con la Rai, utilizzandoli per raccogliere interviste e facendogli perfino montare i “pezzi”, che poi firmano come se li avessero fatti loro.

Uno scandalo. Uno dei tanti. E il bello è che in azienda sono in molti, anche nei piani alti, a sapere da tempo di questi abusi, di questi veri e propri imbrogli messi spesso a punto da giornalisti scansafatiche. Perfino con aspetti penali, dal momento che si tratta di esercizio abusivo della professione. Oltre che di sfruttamento e vessazione degli operatori. Perché se qualcuno di questi poveretti non si rende completamente disponibile, scatta la “rappresaglia” e il service di appartenenza ne paga le conseguenze.

Ma questo dello sfruttamento complessivo degli operatori esterni e’ un problema ancora più complesso, che merita di essere trattato a parte e più dettagliatamente, perché investe parecchie aziende fornitrici e ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato (i giudici di Palazzo Spada, ad esempio, se ne occuperanno il prossimo 26 luglio).

***
AGGIORNAMENTO
Gent.le Direttore,

ho avuto modo di leggere gli articoli di approfondimento che la testate on-line “ Sassate” ha dedicato al “caso Amapola”.

Le sarei grato se volesse consentirmi, attraverso queste poche righe, di fornire ai suoi lettori qualche mia, seppur breve, considerazione in merito.

Prima però, mi consenta di sottolineare la chiarezza dimostrata dalla testata giornalistica da Lei diretta, nei miei confronti. Il sottoscritto, in tutta questa vicenda, non ha mai assunto la qualifica di soggetto nei cui confronti vengono svolte le indagini e “Sassate “, sul punto, non ha lasciato, ai suoi lettori margini di ambiguità; che Andrea Lorusso Caputi non abbia nulla a che spartire con le inchieste della magistratura sul caso Amapola, il lettore di “Sassate” ne è stato sempre consapevole.

Per quanto riguardo il merito della questione ed in particolar modo il motivo per il quale non ho sporto denuncia per calunnia, la risposta è molto semplice: ho avuto contezza della situazione solo nel momento in cui, sentito come testimone in dibattimento, sono stato messo al corrente del capo di imputazione e del soggetto imputato.

Infatti quando venni sentito dalla Guardia di Finanza venni ascoltato come persona informata sui fatti (qualifica che viene riservata ai futuri testimoni) e non mi venne detto assolutamente nulla relativamente al soggetto indagato ovvero al titolo di reato per il quale venivano svolte le indagini. Risposi semplicemente alle domande confidando nella mia totale estraneità a qualsiasi ipotesi delittuosa.

È di tutta evidenza che se il processo penale attualmente in essere nei confronti del sig. Allocca dovessi concludersi con una sentenza di condanna per millantato credito, sarà mia cura valutare ogni azione a tutela della mia persona, anche in sede penale, depositando, eventualmente, anche una denuncia-querela per calunnia.

Cordialità

Roma 24 luglio 2018

Andrea Lorusso Caputi

CONDIVIDI
Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here