Rai Pubblicità può attendere, la nomina del nuovo amministratore delegato non rientra tra le priorità del vertice di viale Mazzini. Sembra incredibile, eppure è così.

Molto più importante dedicarsi alle “grane” della par condicio, a come difendere le i diritti degli “artisti” Bruno Vespa e Fabio Fazio ad accogliere nei rispettivi salotti i big della politica impegnati in campagna elettorale.

Così, neanche domani il CdA affronterà il tema del successore di Fabrizio Piscopo alla guida di una concessionaria ridotta allo stremo.

Uno schiaffo che l’ex-Sipra non merita, dopo aver dovuto subire cinque anni di una politica commerciale a colpi di sconti demenziali (anche del 90/95 per cento) e condita da un clima di terrore per il rischio di perdere il posto di lavoro. Con il brillante risultato di vedere oggi dimezzati i propri ricavi.

Certo, ricostruire e rilanciare Rai Pubblicità è un compito ai limiti dell’impossibile e forse è per questo che in viale Mazzini vogliono riflettere bene sulle scelte future. Però, continuare a rinviare la nomina del nuovo capo azienda può avere conseguenze ancora più gravi di una scelta magari non proprio all’altezza. Come quella di Mauro Gaia di Videa ed ex-Pagine Gialle, le cui azioni risultano sempre più in calo.

Ma il disinteresse del vertice Rai per la concessionaria è dimostrato anche da un altro elemento: oggi, oltre al presidente Antonio Marano (che pure si sta facendo in quattro per garantire la raccolta per l’imminente Sanremo e per le Olimpiadi invernali), in CdA ci sono solo altri due consiglieri, cioè l’ex direttore di Rai Tre Andrea Vianello e la direttrice di Radio Due, Paola Marchesini; Giancarlo Leone, a distanza di mesi e mesi dalle sue dimissioni dall’azienda, non è mai stato sostituito. Per cui, a volte, è perfino complicato riunire il consiglio, a cui peraltro sono finite collegialmente le deleghe di Piscopo.

In queste condizioni, lo scoramento della dirigenza, della forza vendita e di tutti gli altri dipendenti, è totale.

E in una accorata lettera al nostro direttore, un gruppo di loro, pur facendo autocritica per non essersi saputi ribellare alle vessazioni dell’ex-ad (appunto per paura di finire in mezzo alla strada come molti altri), si scagliano contro i media asserviti a Piscopo. Che anche al momento delle sue dimissioni, hanno tentato di accreditare un quadro più che roseo di Rai Pubblicità, parlando di brillanti risultati e di una struttura definita “solida”. Vergognose “marchette” che hanno indignato tutti e fatto sghignazzare la concorrenza.

Ma si può continuare a distruggere così, nell’indifferenza di viale Mazzini e della Commissione Parlamentare di Vigilanza, la gloriosa ex-Sipra? Pare proprio di sì. Che vergogna.

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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