Nel primo semestre del 2018 gli ascolti medi di Radio 1 hanno registrato un preoccupante -6,48% di share, soprattutto la domenica. Non tengono più nemmeno programmi considerati collaudati, come “Tutto il calcio minuto per minuto”  o “Un giorno da pecora”.

Se questo non bastasse, trasmissioni costose e affidate a esterni come “Senza Titolo” e “Tre di Cuori”, anziché giustificare l’investimento risollevando gli ascolti, li hanno ulteriormente abbassati, spargendo i loro effetti depressivi.

Insomma, un disastro. In buona parte dovuto all’azione sconsiderata dell’ormai ex direttore Gerardo Greco che, dopo aver ignorato le perplessità del Cdr, vistosi bloccare la richiesta di un budget extra di 150mila euro e non riuscendo più a giustificare i tagli ai compensi promessi ai suoi collaboratori preferiti (leggi qui), è fuggito a Mediaset per evitare linciaggi. Vedremo cosa riuscirà a (s)combinare anche lì.

Intanto Roberto Sergio, direttore della Radiofonia mal coadiuvato da Roberto Pippan, direttore al Giornale Radio, fanno quello che possono. Con risultati improbabili. Tra le prime “rivoluzionarie” decisioni di Pippan, infatti, c’è stata l’ingiustificata defenestrazione della responsabile della segreteria di redazione, Vanya Cardone (leggi qui). Un gesto inutile, fatto solo per marcare il territorio. Ma la tragedia è cominciata con la gestione di Greco, che ha sostituito Montanari. E che incredibilmente è riuscito a fare  più danni del suo predecessore.

Ricordiamo che quello di Pippan (leggi qui) è un incarico ad interim. Un interim che evidentemente sta durando un po’ troppo. E  finché non si troverà un direttore definitivo, quelle che metterà saranno solo toppe a un buco che si allarga sempre più.

Intanto, mercoledì 12 settembre è stata convocata un’assemblea di redazione che si prevede infuocata. Il Cdr chiede di investire maggiormente sulle news e un serio progetto di rilancio ma mamma Rai, invecchiando, sta diventando sempre più dura d’orecchi. Anche perché il cda è paralizzato dal caso Foa. Se non si sblocca il nodo della presidenza l’Ad Fabrizio Salini non potrà procedere alle nomine editoriali.

Sembrano comunque  lontani i tempi in cui i direttori (Socillo, Preziosi, Mucciante) erano persone serie e ben più competenti. Mandati via per lo spoil system senza che nessuno protestasse. O messi in croce al minimo calo di ascolti, per essere sostituiti poi da imbarazzanti incompetenti. Tanto a farne le spese continuano ad essere sempre i professionisti onesti che, pure alla radio, ci sono.

 

 

 

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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