Le beghe sulle gare indette dalla Direzione Produzione Rai, guidata dall’inamovibile (ma ancora per poco) Roberto Cecatto, non finiscono mai. Perché gli appalti sono talmente costruiti male, che i ricorsi arrivano ancora prima dell’apertura finale delle buste.

L’ultimo, che è già finito davanti al TAR del Lazio per il ricorso “preventivo” di alcune della ventina di società e consorzi temporanei d’impresa partecipanti, riguarda la gara per le troupe ENG delle testate giornalistiche con sedi a Roma. Riguarda praticamente il 60 per cento delle chiamate e dovrebbe avere una durata annuale, eventualmente rinnovabile per altri 12 mesi consecutivi.

È un appalto con una lunga storia, che parte addirittura a metà del 2015. Quando i “geni” Rai che si occupano di questo settore (Direzione Acquisti e, appunto, Produzione) indicono la gara, attribuendo il 65 per cento del punteggio alla parte economica col l’indicazione del “massimo ribasso” ed il 35 per le caratteristiche “tecniche”.

Passano nove mesi e la gara viene annullata. Applausi e congratulazioni.

Così, si va avanti a colpi di convenzioni per 3-4 mesi e finalmente si arriva alla nuova competizione. Con una strana procedura rapidissima, che coincide oltretutto con la campagna elettorale. L’1 febbraio viene pubblicato il bando e il 3 marzo partono i trenta giorni per eventuali ricorsi.

Un’opzione che, appunto, alcuni dei partecipanti decidono di coltivare, facendo ricorso ai giudici amministrativi perché annullino anche questa gara. Nel frattempo, il 22 scorso vengono aperte le buste con le offerte per la parte amministrativa. E ora si attende, massimo per la metà di aprile, il verdetto del TAR. Se non nel merito, almeno per quanto riguarda una sospensiva.

La tesi dei ricorrenti è molto articolata, ma si può preliminarmente riassumere in questo modo: si tratta di un appalto economicamente insostenibile; e’ sparito il “massimo ribasso”, si passa direttamente allo sfruttamento degli schiavi (un’ora di straordinario dopo la nona ora, vale 50 euro, da dividersi tra i due componenti della troupe).

Al di là delle battute, vediamo comunque i termini del ricorso:

1) violazione e/o elusione del bando di gara previsto dalle norme del cosiddetto Codice degli Appalti Pubblici ex decreto legislativo 50/2016;

2) impossibilità del calcolo di convenienza economica, cioè costi del lavoro fissi e certi, a fronte di ricavi impossibili da predeterminare;

3) manifesta sproporzione tra oneri fissi e ricavi eventuali (ad esempio, nel lotto 1 da 1,8 milioni di euro, l’importo massimo con l’utilizzo di 10 troupe giornaliere, con un sistema tx UMTS ed editing ftp leggero, raggiungerebbe un valore complessivo di ben 2,7 milioni);

4) ostacoli alla “par conditio” dei concorrenti, a causa del l’obbligo di partecipare a tutti i lotti nella stessa forma (singola o raggruppata), pur nel divieto di aggiudicazione di più di un lotto;

5) eccessiva onerosità data dall’obbligo del ricorso ai CCNL di settore con durata minima pari a 12 mesi, dovendo garantire l’intervento in ogni momento ed entro 30 minuti, per di più con il vincolo quantitativo sul ricorso al cosiddetto “lavoro a chiamata” dell’impresa concorrente.

Si tratta di una serie di “lacci e lacciuoli” che sembrano studiati ad arte per favorire qualcuno. E difatti in via Teulada e a Saxa Rubra, circolano da giorni strane voci su società già attrezzate con operatori alloggiati in foresteria a poche centinaia di metri dalle sedi dei Tg, pronti h 24 a rispondere alle richieste di intervento. Pettegolezzi di malelingue? Staremo a vedere.

CONDIVIDI
Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here