La Rai ha fatto ricorso al Consiglio di stato per opporsi alla sentenza con la quale il Tar ha annullato il bando Eng per l’area metropolitana di Roma.

La Rai è convinta di essere dalla parte del giusto e, per questo, mette in atto tutte le mosse garantite dal nostro sistema giuridico. Tuttavia, un paragrafo del ricorso lascia basiti:

L’intero ricorso si snoda attraverso un’elencazione di diritti (patrimoniali e non) che farebbero al più capo ai lavoratori dipendenti degli operatori economici concorrenti, e non a questi ultimi che, del resto, sono stati pienamente in grado di partecipare. In altre parole, è come se le ricorrenti si siano in via di fatto portatrici di un interesse alieni da sé ovvero, di un interesse collettivo, di cui non sono tuttavia titolari.

Le ricorrenti (cioè le società che hanno fatto ricorso al Tar) sono accusate di aver difeso i loro lavoratori e non i propri interessi: in realtà, le società chiedono di poter lavorare onorando i contratti collettivi per i propri dipendenti. Contratti che la Rai, al contrario, tenta di non rispettare esternalizzando il lavoro.

Da un punto di vista mediatico, con questa opposizione la Rai ha fatto una bruttissima figura. L’ASA, Autonomo Sindacato Audiovisivi, confida che le società che difendono gli interessi collettivi vadano avanti e vincano anche questa fase del ricorso, affinché si metta fine a questa brutta pagina.

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