La deputata di Forza Italia, Renata Polverini, si autosospende dal gruppo parlamentare prendendo come scusa l’ostracismo sulla sua posizione sullo Ius Culturae. Come al solito la Renata ex Ugl riesce a far parlare di sé prendendo una “scusa” per poter, quando ci saranno le nuove elezioni politiche, tornare in Parlamento magari in un partito diverso, magari sotto le insegne di quell’Italia Viva recentemente fondata da Matteo Renzi.

Per ora la Polverini dovrà aderire al gruppo misto, perché sarebbe troppo sfacciato passare direttamente in un altro partito, poi si vedrà ma stando alle insistenti indiscrezioni giornalistiche il passaggio con il gruppo di Matteo Renzi sarà il prossimo passo. Bisogna dire che la signora Polverini i conti se li sa fare e ha capito che ormai Forza Italia è finita e quindi, come recita il vecchio detto latino, “navigare necesse” anzi sarebbe meglio dire galleggiare necesse e quindi bisogna trovare un barcone di salvataggio dove sembra stia salendo un cospicuo gruppo di deputati forzisti.

Ovviamente è una scelta personale e come tale più che rispettata va presa per come è ma, ce lo consenta la signora Polverini, vorremmo aiutare i nostri lettori a capire le metamorfosi politiche che in questo periodo stanno interessando il gruppo parlamentare di Forza Italia con dubbi più o meno velati sulla linea politica da tenere, con nemmeno tante velate riserve nei confronti di una dirigenza che in effetti non c’è mai stata, con delle posizioni che cozzano contro lo spirito e la volontà degli elettori che hanno scelto Forza Italia.

Fatte queste considerazioni cerchiamo di dare una chiave di lettura a questo piccolo terremoto politico per capire cosa sta accadendo da quelle parti politiche. Innanzitutto invitiamo i nostri lettori a non meravigliarsi più di tanto se in Forza Italia è scattato il “si salvi chi può”, era scontato che nel momento in cui i sondaggi danno il partito di Berlusconi in una sorta di voragine che sta risucchiando tutti i consensi che in questi venticinque anni il Cavaliere era riuscito a far convogliare su Forza Italia, i parlamentari vedono traballare i loro scranni in Parlamento e cercano di salvarsi, ognuno per come può, magari trovando le scuse più assurde per giustificare il loro (futuro) cambio di casacca.

Basta entrare, solo come visitatore, a Palazzo Madama o a Montecitorio per capire come una volta dentro si ha la sensazione di perdere ogni contatto con la realtà, un mondo ovattato dove i parlamentari sono coccolati e serviti da commessi ben disposti a non far loro mancare nulla. E’ ovvio che questi “miracolati” non hanno nessuna intenzione di mollare lo scranno parlamentare e siano disposti a tutto pur di essere rieletti.

Si scandalizza e si meraviglia il cittadino comune che non conosce i Palazzi, si meraviglia l’elettore che manda in Parlamento una persona pensando che rispetti le proprie convinzioni e poi la vede fare tutto il contrario di quello che pensa, si meraviglia la persona che considera la coerenza un Valore. Noi che scriviamo e raccontiamo le vicende politiche, purtroppo, siamo costretti a non meravigliarci più quando affrontiamo certi argomenti politici, non ci meravigliamo più quando vediamo personaggi come la signora Polverini che dopo la discutibile quanto dimenticabile gestione della Presidenza della Regione Lazio si è fatta imporre, non tanto dagli elettori, quanto dal Cavaliere come responsabile del dipartimento lavoro di F.I. e si è creata una posizione politica senza nemmeno una preferenza. Noi che abbiamo raccontato le vicende dell’Ugl e le responsabilità di chi ha portato quel sindacato al punto odierno, non ci meravigliamo.

Navigare necesse, appunto, con qualsiasi barcone anche comandato da quel Renzi che ha introdotto il Job Act, che ha massacrato il dialogo tra governo e parti sociali, che voleva una riforma costituzionale respinta, fortunatamente, dai cittadini. Ora, ripetiamo, la signora Polverini è libera di entrare o uscire da un qualsiasi partito ma almeno abbia il coraggio di essere sincera con le persone che, involontariamente, l’hanno eletta.

La signora Polverini ha dichiarato che la decisione di lasciare Forza Italia l’ha presa per “avviare una serena riflessione sulla possibilità di continuare le battaglie che hanno sempre caratterizzato la mia attività politica e professionale”. Ci permetta la Signora Polverini di far sapere ai nostri lettori che riguardo l’attività politica la riflessione la faccia in modo corretto, Regione Lazio docet, mentre sull’attività professionale dica la verità ovvero che lei l’unico posto di lavoro che ha frequentato da dipendente è quello della Cisnal poi divenuta Ugl dove svolgeva mansioni impiegatizie.

Ovviamente nulla da obiettare rispetto al suo ruolo di semplice impiegata anche se questo la dice lunga sul fatto che lei ha più volte detto che “ha fatto sempre la sindacalista” mentre è provato che lei ha iniziato a svolgere l’attività sindacale a metà degli anni ’90 per decisione dell’allora segretario generale dell’UGL Mauro Nobilia, che a sua volta approfittò del trampolino sindacale per fare l’eurodeputato ma come si dice spesso, l’allievo/a supera il maestro e la Polverini si è fatta eleggere Presidente della Regione Lazio per poi dimettersi dopo poco tempo e poi saltare dalla Pisana a Montecitorio lasciando quel sindacato ma non la sua carta di credito, per la quale è finita sotto processo e che la vedrà nel prossimo mese di novembre dover rispondere in tribunale per “le spese pazze” in biancheria intima e altri acquisti non inerenti l’attività sindacale effettuate con le carte di credito intestate a UGL.

Il problema che rimane in piedi, però, è sempre quello della non chiarezza della signora Polverini nel “giustificare” la sua uscita da Forza Italia. Sia sincera e ammetta che se non venisse rieletta in Parlamento dovrebbe tornare a lavorare in UGL da dove è in aspettativa per cariche politiche così come riporta il sito ufficiale della Camera dei Deputati. Altro che attività professionale signora Polverini lei è una semplice impiegata di tutto rispetto di una confederazione che peraltro l’ha espulsa nel 2017.

Dica apertamente che vuole rifugiarsi nel lido Renziano per cercare di salvare il salvabile anche se non penso che la deputata Maria Elena Boschi o la Ministra Bellanova le lancino petali di rosa al suo passaggio. Ma lei è abituata a peggio dopo le scene che abbiamo visto in UGL. Si goda la sua traversata ma rispetti l’intelligenza degli elettori di Forza Italia.

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Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

1 commento

  1. Nessuna metamorfosi. Semplicemente coerente col proprio “way of thinking”, come tutti i pagliacci di quell’ambiente politicante destrista (dal Msi, poi Msi-Dn, ad An, dalla palude Pdl al letamaio FI) che hanno storicamente cavalcato la tigre fascista, sputtanandone i fondamenti e l’essenza dell’evoluzione del pensiero politico e sociale del Fascismo Repubblicano e socialista della RSI. In campo sindacale lo hanno parimenti fatto appropriandosi indebitamente del bagaglio ideologico del Sindacalismo Nazionale corridoniano. Ci vorrebbe un’intera enciclopedia per narrare le gesta di queste canaglie rotte a tutte le esperienze e pronte a saltare mille fossi pur di conservare la poltrona.
    Inoltre non esistono differenze sostanziali dal partito-azienda dell’ex satiro di Arcore, cui appartiene l’ex zarina di Via Margutta e di Botteghe Oscure, e il “nuovo” club liberista degli zombi di Italia Viva (sic).

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