Ricordate il film “chi ha incastrato Roger Rabbit” con la famosa scena in cui il cartone-coniglio doveva stare nascosto ma non riesce a non rispondere alla provocazione del giudice Morton che batte sul muro al ritmo di “ammazza la vecchia” e Rabbit sguscia fuori incautamente e urla “col flit”?

Ebbene penso di essere stato colto da una sindrome da Roger Rabbit nel vedere lunedì scorso Matteo Salvini e Marine Le Pen che venivano ricevuti nella sala convegni della sede dell’Ugl dal segretario generale Francesco Paolo Capone.

Mi spiego meglio. Conosco quella sala e so che non vi entrano se non poco più di cinquanta persone e l’ho vista nelle foto e nei filmati piena di gente che però non erano dirigenti sindacali ma fotografi e cine operatori. Ovvio che Salvini e la Le Pen insieme farebbero gola anche a Steven Spielberg e quindi era naturale che fossero accorsi tanti operatori dell’informazione.

Appunto, una sala del sindacato, dove di solito si parla di problemi sindacali, questa volta diviene il “set cinematografico” di due partiti che anche se avessero parlato insieme al circolo bocciofilo avrebbero ottenuto lo stesso successo di operatori dell’informazione che hanno ricevuto nella sede dell’Ugl.

Il Roger Rabbit che è in me è poi esploso leggendo in questi giorni gli articoli dei giornali che raccontavano l’evento con titoli come quello di Libero.it che testualmente recitava: “Matteo Salvini, nuovo scippo a Giorgia Meloni: colpo storico, cosa si porta a casa la Lega”. Il Fatto quotidiano non è stato da meno titolando: “L’Ugl è roba sua: il sindacato si butta sulla Lega” riferendosi all’accordo fatto dal nordico Salvini con l’Ugl e che ha fruttato a Claudio Durigon, già vice di Capone, il posto di Sottosegretario al Lavoro.

Ora, fermo restando che le strategie politiche della Lega sono competenza di Matteo Salvini e quindi se il Matteo vice premier e ministro dell’Interno ha scelto questa strada avrà le sue ragioni ma riesce difficile capire i titoli dei giornali che parlano di “scippo”, come il quotidiano Libero, o di “roba sua“ come il Fatto Quotidiano perché la situazione interna dell’Ugl è sotto gli occhi di tutti tra epurazioni ed elezioni del segretario pluriannullate e sanate con un congresso durato poche ore senza contare che l’allegra gestione di quel sindacato ha portato alla chiusura dello storico patronato ENAS gettando centinaia di persone con le loro famiglie nello sconforto totale…

Ora, quindi, fa bene Libero.it a chiedersi “cosa si porta a casa la Lega” e magari la risposta non gliela possono dare da via delle Botteghe Oscure altrimenti dovrebbero ammettere che la federazione dei bancari dell’Ugl, che in altri tempi era tra le federazioni con più iscritti, oggi non ha più la sua rappresentatività e ha dovuto entrare nel sindacato autonomo FABI, che anche i metalmeccanici ormai non firmano più il contratto per stipula ma per adesione che tradotto dal sindacalese significa che firmano ciò che altre organizzazioni hanno trattato.

Senza calcolare proprio la punta di diamante, che era il Pubblico impiego, dove, dopo l’uscita di Intesa FP, l’Ugl ha perso completamente la sua rappresentatività mentre Confintesa FP si è ripresa la rappresentatività che aveva “prestato” a Ugl (leggi allegato).

Per esempio nel prossimo triennio 2018/2020 l’Ugl ha preso poche centinaia di voti contro i 19 mila di Confintesa e anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri è scesa sotto la soglia del 5% scomparendo dal tavolo delle trattative. Per non parlare del comparto sanità (dove Capone era segretario) dove l’Ugl è allo 0,5% praticamente niente.

I dati sul comparto funzioni centrali vedono l’Ugl raccogliere poche centinaia di voti in totale su circa 350 mila dipendenti. Quindi anche parlare di scippo è un po’ azzardato a meno che non si tratti di quei sfigati scippatori delle commedie all’italiana che nella borsetta scippata alla vecchietta trovano solo pochi euro spiccioli.

Mentre il titolo del Fatto che scrive, ovviamente riferendosi a Salvini, che “l’Ugl è roba sua”, dovrebbe far riflettere il segretario leghista e vice premier, visto che l’Ugl è roba sua, a fare l’inventario di cosa si è portato a casa e verificare oltre alla sigla cosa c’è dietro in termini di numeri e voti domandandosi anche perché questo “bottino” così “appetitoso” non l’ha voluto nemmeno Giorgia Meloni.

Premesso che non mi piacciono i sindacati che si “legano“ ai partiti, rimane strano che un politico scaltro come Salvini non si faccia certe domande. Forse la sindrome di Roger Rabbit dovrebbe prendere anche un po’ il leghista Matteo magari mettendosi nei panni del giudice Morton e andando a bussare sulle pareti virtuali dell’Ugl sperando che qualcuno risponda allo stimolo di “ammazza la vecchia” e forse non uscirebbe Roger Rabbit ma i tanti sindacalisti fuggiti o espulsi negli anni scorsi, salterebbero fuori le centinaia di famiglie di lavoratori ed ex lavoratori dell’Enas gettati in mezzo ad una strada da una discutibile gestione.

Caro Matteo Salvini provi a bussare e a cercare i tanti Roger Rabbit che sono disposti a raccontare come stanno effettivamente le cose e vedrà che, forse, si pentirà di aver “creduto alle favole” che le sono state raccontate.

Caro Salvini riveda Roger Rabbit, sicuramente più interessante che passeggiare per via delle Botteghe Oscure che in questi ultimi anni sono diventate sempre più oscure e dove, come il giudice Morton, rischia di finire, ovviamente metaforicamente, sciolto nella salamoia.

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Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

5 Commenti

  1. Concordo in pieno. Analisi eccellente. Anch’io mi sono sempre chiesto sin dall’inizio. Ma Matteo Salvini conosce realmente la situazione di quel sindacatucolo scricchiolante e i suoi chiacchieratissimi gestori? Conosce i guasti e le porcate perpetrate a danno dei lavoratori interni? Se tutto questo è di sua conoscenza (ma faccio fatica a crederlo), allora, oltre ad essere in malafede, sarebbe anche un perfetto imbecille per essersi “accarozzato” pura zavorra.

  2. Avendo militato in questo sindacato con Serafino Cabras (avevamo tanti iscritti e simpatizzanti) ora sapendolo ridotto al lumicino, mi viene da piangere!!!

  3. Davvero interessante il tema, se non erro la Bifarini ha accennato a questi concetti durante la conferenza di Spaziottagoni che si è tenuta la sera stessa del 11 ottobre! Credo anche di averla vista lì, dico bene? Grazie

  4. Egregio Dott. Visconti,
    Muscarella lo definirono il male assoluto; a quanto pare non sembra così! Sono un consigliere nazionale della Ugl e ho avuto il piacere di ascoltarlo, constatandone da subito le capacità e serietà. I problemi interni all’Ugl sono all’ordine del giorno. Riemerge la figura del “reggente”; figure storiche sindacali che hanno difeso Capone sono state commissariate senza alcun motivo. È un sindacato che non ha gli scritti che lascia intendere di avere e che addirittura non fa nulla per mantenere quelli che ha. Si è svilita la figura del segretario confederale che ricopre anche l’incarico di Segretario di Federazione e magari anche di UTL o UR. Ci sono UTL con due reggenti e non fanno il congresso perché fanno la gara a chi è più grosso. I congressi sono stati fatti in relazione al versato delle quote e non in relazione al peso degli iscritti. In pratica, la Federazione che ha più iscritti (Pensionati), ha avuto un peso minore visto che la tessera costa circa un euro. Non conta più l’iscritto ma solo il peso economico.
    Nell’Ugl non si parla più di sindacato ma è un salotto romano della politica; un salotto senza futuro. All’ultimo congresso ho votato Capone pensando di aver fatto la cosa giusta e che ci sarebbe stato il vero cambiamento. Se mi dicessero lo voteresti ancora? Risponderei: sbagliare è umano, perseverare è diabolico.
    Grazie.

    Il Consigliere

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