Vorremmo disporre di un lessico sufficiente ad esprimere quanto siamo rimasti sbigottiti nell’apprendere la decisione partorita dal presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, vanto di Fratelli d’Italia e quindi, de facto, depositario dei sentimenti più alti di orgoglio e fierezza verso le Forze Armate. O almeno è quello che andava vaticinando sulla cosiddetta fase 1 della pandemia da coronavirus, invocando l’intervento dell’Esercito ad ogni piè sospinto.

Ma la veridicità di alcune affermazioni che vengono fatte ad esclusivo uso e consumo, volte a sobillare il popolo contro il Governo centrale e ad infiammare la parte encefalica più istintiva degli italiani, svanisce come neve al sole quando si tratta di tirare le somme. E il Governatore Musumeci queste somme le ha tirate. Anzi, le ha risparmiate. A danno proprio di quelle donne e uomini in mimetica che neppure due mesi fa erano considerati determinanti per arginare il rientro di 31 mila siciliani dal nord verso la Trinacria: «Occorrono maggiori controlli – dichiarava Musumeci a Lucia Annunziata nella trasmissione “Mezz’ora in più”, su Rai3 – ho chiesto un aiuto alla ministra Lamorgese e ho chiesto al ministero dei Trasporti di predisporre una ordinanza che blocchi non solo tutti gli arrivi di notte in Sicilia ma che li limiti anche di giorno. I prefetti sono stati avvertiti – dice – si tratta di destinare una parte dei soldati che già sono su strada ai controlli nei punti di arrivo in Sicilia».

Proprio in questi giorni, varando il Piano di Bilancio, la Giunta della Regione Sicilia ha stanziato 3 milioni di euro, dopo 14 anni, per il trasporto gratuito delle Forze dell’Ordine e Vigili del Fuocoescludendo il personale dell’Esercito.

Nella nota stampa, alcuni delegati del Co.Ce.R. Esercito sdegno e rammarico per l’ennesima occasione persa «proprio quei soldati che vengono encomiati per l’operazione nella zona rossa di Troina, per lo stringente e capillare rinforzo alla città di Messina per ciò che concerne gli ingressi dallo stretto, per il lavoro negli aeroporti al fine di movimentare, distribuire e rifornire con i propri mezzi, i materiali sanitari giunti nell’isola dal Dipartimento Regionale della Protezione Civile per tutte le nove province Siciliane, senza contare i militari impiegati per la sicurezza del territorio nell’operazione strade sicure per tutto il territorio regionale. Non ultime, le continue richieste di ulteriore personale che costantemente vengono inviate al Vertice del Dicastero. Queste sono le persone che sono state dimenticate nell’approvazione della legge di bilancio. Appare necessario, a nostro parere, porre subito rimedio a tale mancanza e provvedere nel minor tempo possibile alla rettifica della norma approvata e permettere ai militari dell’Esercito di essere uguali a tutti quelli che indossano un’uniforme».

Converrete che siamo dinnanzi ad un’umiliazione senza precedenti. A questo punto ci chiediamo perché il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni – che ha un’opinione su tutto lo scibile umano, posizioni dure contro qualsivoglia ingiustizia, che urla e si dimena appena subodora il più piccolo atto di disonestà, che non teme di chiamare gli avversari politici “ladri di democrazia” – di fronte a questo atto tace? Forse era troppo impegnata in qualche diretta Facebook o ad organizzare una manifestazione di protesta dinnanzi a Montecitorio indossando guanti e mascherina manco fossimo in una serie tv americana.

Non era la destra che affermava in maniera inequivocabile, sbandierando dati alla mano, di essere l’unica depositaria del rigore morale, delle regole, dell’ordine, facendone un vessillo da sbandierare quando le cose vanno storte, quando la Sinistra fa cose di Sinistra o quando non si ha nulla da dire allora si pesca l’Esercito come un coniglio dal cilindro? E Matteo Salvini, che ricordiamo aver indossato qualsivoglia divisa, uniforme, camice da medico e occhiali da intellettuale radical chic, non spreca neppure una parola su questo atto iniquo ai danni del personale Esercito? Il Presidente Berlusconi che ricordiamo aver posto innumerevoli pietre per inaugurare i lavori sullo Stretto, dalla sua residenza di Nizza, neppure un cenno? Eppure, la destra ha nel Sud Italia, e nella Sicilia in particolare, un bacino di voti notevole. Come mai questo silenzio?

Non veniteci a dire che il Partito non mette becco nelle decisioni dei Governatori, perché facciamo partire una risata che non finisce più. Ci ricordiamo la croce buttata addosso a Bonaccini nelle ultime regionali.

O forse dobbiamo pensare, come spesso accade, che la Sicilia, come la Sardegna, come la Calabria siano solo delle bandierine da attaccare sulla cartina geografica per dividere le aree in destra e sinistra. Niente di più sbagliato. Come sbagliato è credere che ci siano ancora Comunisti e non Comunisti. Ci sono semplicemente persone, di un diverso colore politico, certo, ma con dei programmi e delle leggi che mettono in atto in base a quello che è il loro credo e se il Governatore Musumeci ha ritenuto opportuno escludere l’Esercito dal suo Piano di Bilancio, vorrà dire che non prova poi così tanto bene verso questi ragazzi, ma che se ne serve solo quando le cose vanno male. Una sorta di toppa all’incapacità di gestire e sorvegliare una regione bellissima ma con molte difficoltà.

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