Caro Direttore,

è con un pizzico di emozione che riprendo a scrivere sulle pagine da Te dirette e lo faccio in un momento in cui forse il silenzio sarebbe meglio di qualsiasi altra esternazione verbale o scritta. Purtroppo debbo registrare, invece, che il Presidente di Assolombarda, lo sconosciuto ai moltissimi Carlo Bonomi, fregandosene altamente di questo momento, già pensa “al dopo emergenza” e soprattutto pensa già ad occupare (l’ex) prestigiosa poltrona di Presidente di Confindustria, associazione che una volta era la vera rappresentante degli industriali ma che oggi riesce a mala pena a raffazzonare qualche industria di Stato e qualche altra impresa privata che è praticamente ininfluente nel comparto economico italiano in quanto le “grandi imprese” sono fuggite dal circuito di Confindustria. 

Premesso ciò, mi trovi pienamente d’accordo con la Tua breve ma esaustiva analisi che hai fatto con il Tuo articolo del 22 marzo rispetto alle esternazioni del Signor Bonomi riguardo l’eventualità di un intervento dello Stato nel sistema economico italiano. Oggi mentre tanti nostri connazionali stanno morendo di coronavirus e tanti altri si ammalano, questo signore si permette di dire che “lo Stato deve restare fuori dalla gestione di un economia di guerra” però pretende che lo Stato eroghi contributi alle imprese che ne fanno ciò che vogliono. Ora sia ben chiaro che da settimane, anche nella mia veste di responsabile delle relazioni esterne di un sindacato sono il primo a dire che lo Stato deve aiutare le imprese ma da qui a dare soldi alla cieca ce ne passa. Bonomi dice apertamente che non ammetterebbe una nuova IRI. Ebbene se Bonomi parla di quell’IRI presieduta da Romano Prodi che svendette i gioielli di famiglia, rappresentati da aziende quotate e rispettate in tutto il mondo, allora potremmo essere d’accordo con lui ma se Bonomi esclude la partecipazione diretta dello Stato nella gestione delle imprese che verrebbero finanziate con i soldi dei contribuenti italiani per dare tutto il potere decisionale agli imprenditori, magari di concerto con i sindacati, allora diciamo anzi urliamo a Carlo Bonomi che i lavoratori e gli italiani non ci stanno a farsi fregare ancora una volta dalla finanza. Ci è bastato quello che è accaduto in questi ultimi 20/30 anni dove milioni di famiglie hanno dovuto sopportare sacrifici e dove tanti giovani hanno dovuto rinunciare a costruirsi il loro futuro.

Al signor Bonomi vogliamo ricordare, come hai fatto Tu Direttore, ciò che l’IRI rappresentò per la ricostruzione dell’ultimo dopoguerra, vogliamo ricordare come Grandi Imprenditori, come Adriano Olivetti, volevano ripensare alla funzione del capitale nell’impresa che doveva essere equiparato al lavoro dei propri dipendenti, vogliamo, per ultimo ricordare al signor Bonomi come in questi giorni di crisi dovuta al coronavirus un noto imprenditore nel settore della produzione della pasta abbia aumentato del 25% gli stipendi dei propri dipendenti dandogli anche molti benefit oltre che garantire loro un’assicurazione in caso di contagio da coronavirus. Vogliamo anche ricordare al signor Bonomi che l’articolo 46  della nostra costituzione recita testualmente: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.”  Questa Signor Bonomi si chiama Partecipazione e mette sullo stesso piano Capitale e Lavoro, una Partecipazione che non può che essere  garantita dallo presenza dello Stato all’interno dell’impresa. Questo avveniva fino a che esisteva il Ministero delle Partecipazioni Statali che, con le sue pecche, ha però garantito il posto di lavoro a milioni di famiglie italiane. Ben diverso è il sistema “concertativo” tanto a cuore ad alcuni sindacati che in questi ultimi decenni, proprio con quella concertazione, hanno creato danni economici in cambio di un riconoscimento, di fatto esclusivo, non più collegato alla reale rappresentanza del mondo del lavoro. Quindi il Signor Bonomi non pensi che quando occuperà (se ci riuscirà) la poltrona di Presidente di Confindustria possa solo chiedere soldi allo Stato senza che lo stesso possa controllare dove andranno a finire i nostri soldi. Quando sarà finita questa emergenza ci sarà lo tsunami economico che devasterà, se non prendiamo provvedimenti adeguati subito, lo scenario produttivo italiano così come avvenne dopo il 1945. Allora c’erano imprenditori puri che rischiavano i loro soldi e riuscivano a coinvolgere anche i loro dipendenti, ora siamo davanti ad un sistema di capitale finanziario di cui non conosciamo il volto ma subiamo le conseguenze di una logica speculativa che ormai, come il coronavirus, non ha confini e investe tutto il mondo. Questo sarà un motivo per ripensare al fatto che, per dirla come Te Direttore, “La supremazia della finanza ha fatto abbastanza da danni in Italia. E in Europa.” Io mi permetto solo di aggiungere: “anche nel mondo”. Fermiamola. Grazie per l’ospitalità.

Massimo Visconti

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Massimo Visconti
Si occupa da sempre di sindacato dove, fino al 2000, ha ricoperto cariche confederali. In tale veste è stato accreditato, in qualità di esperto in relazioni sindacali, presso la Comunità Europea, ha fatto parte di vari Consigli di Amministrazione di società pubbliche ed è stato Presidente del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha ricoperto l’incarico di consulente del Presidente della Regione Lazio per i problemi del lavoro e della formazione. È stato fondatore e direttore della rivista “Profili Sindacali”, ha scritto articoli su vari quotidiani come Il Secolo d’Italia, Il Giornale d’Italia e ha collaborato con L’Ultima Ribattuta.

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