Doveva essere il nuovo successo del ministro Di Maio, il piano di rilancio di Alitalia. Un successo che avrebbe con ogni probabilità decretato l’effettiva inettitudine dei governi piddini precedenti, con particolare riferimento alla gestione Gentiloni/Calenda. Ma, ad oggi, ancora tutto tace e ogni buon proposito, progetto e rilancio sembrano più che mai persi nel vuoto.

Il Governo continua a tacere sul futuro di Alitalia e sulla riorganizzazione del trasporto aereo. In una nota comune rilasciata dal Cub Trasporti e da AirCrew Committee si legge come, “ad oggi, nulla ancora si sa delle annunciate convocazioni dei sindacati, sia quella prevista per la seconda metà di gennaio al Mise sul futuro della compagnia di bandiera italiana, sia quella al ministero dei Trasporti sul riassetto del comparto aereo-aeroportuale”.

Quella che per il ministro Di Maio, fomentato dopo il “successo” Ilva, era diventata una priorità, ad oggi, sembra invece essere caduta nel solito limbo italiano della procrastinazione. Ma stavolta sono i lavoratori ad essere stanchi e a chiedere a gran voce l’intervento promesso.

A scaldare ancora di più il clima già teso di per se è arrivato puntuale il “caso Carige”. L’unica soluzione possibile per Alitalia, secondo il Cub Trasporti, sarebbe la nazionalizzazione con una equa ricapitalizzazione. I fondi? “Per una vera nazionalizzazione di Alitalia – scrive il Cub – i soldi, come tutti sanno, ci sono, come dimostrano gli investimenti sempre disponibili per il salvataggio delle banche”.

Stavolta è toccato alla Carige ricevere circa 1,3 miliardi di euro pubblici e la garanzia fino a 3 miliardi di euro dello Stato. Dunque non basta tutelare gli investimenti finanziari, il Paese ha bisogno di sviluppo e di occupazione esattamente come qualche mese fa il duo Di Maio/Conte invocavano.

Ad oggi la ristrutturazione della compagnia è l’unica strada davvero accettata dai dipendenti. Dopo i terribili risultati finanziari lasciati dalla gestione dei commissari straordinari AZ capeggiata dal super manager Gubitosi, affacciarsi alla finestra alla ricerca del “principe azzurro” come: Lufthansa, Delta, EasyJet etc. sarebbe stupido e oltre modo dannoso – Ethiad docet – anche perché oggi come ieri i concorrenti non fanno beneficenza ma curano esclusivamente i loro interessi che non sono certo quelli dei lavoratori, dei cittadini e del Paese.

Speriamo che il ministro Di Maio si ricordi di convocare una riunione, quanto meno per illustrare quali sia lo stato del confronto con i concorrenti e quali saranno gli investimenti pubblici che si stanno approntando.

Una sassata affinché si ricordi anche che c’era una compagnia aerea italiana di livello internazionale, ma che ora ha bisogno di un cambiamento (il governo del cambiamento?) o come amano dire i dirigenti d’azienda “restyling” profondo. Magari la prossima volta invece di usare una macchina per recarsi a Strasburgo…

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