Questa scelta mediatica di puntare tutto il dibattito politico pre elettorale sul risorgente fascismo ha un che di tragicomico. E per quanto riguarda il “servizietto pubblico” che sta offrendo Rai tre con il programma Agorà qualcosa che coniuga il macabro con l’ipocrisia.

Si potrebbe parlare di tombe profanate, come quella della buonanima a Predappio, e di sepolcri imbiancati. Cioè tutti coloro che hanno avuto un ruolo o una comparsata nella trasmissione già meritoriamente ridicolizzata dal quotidiano il Tempo.

Quello che salta agli occhi nelle campagne di anti fascismo fuori tempo massimo è che neanche coloro che le montano riescono a crederci né a far finta di farlo.

Alla fine questi gruppi di naziskin che vanno in giro per l’Italia a far cagnara, come quei quattro gatti che pretendevano con un paio di striscioni e di fumogeni, di promuovere nientemeno il boicottaggio di “Repubblica” o “L’Espresso”, sembrano l’immagine capovolta di coloro che ne denunciano la pericolosità sapendo che non esiste.

L’anti fascismo militante si illude puntando sul pericolo “nero” di far dimenticare il problema immigrazione e una certa violenza strisciante che una società ingiusta come quella italo europea sta covando in seno.

I “fascisti su Marte” che a loro volta si materializzano come per incanto con queste provocazioni da tre soldi si illudono di potere fare qualche proselita e così passare da quattro gatti a cinque o sei.

Un gioco delle parti in cui però qualcuno non si perita di calpestare gli affetti e la memoria dei morti. Duce compreso. Che non ha scelto notoriamente di fare la brutta fine che gli hanno fatto fare e i cui parenti non possono per tutta la loro esistenza fare finta di non esserlo e vergognarsi di onorarne la memoria.

E infatti esistono eredi, come il pronipote del Duce Caio Giulio Cesare Mussolini, che da anni non vive più in Italia, il quale, interpellato oggi dal “Tempo”, non nasconde la propria irritazione per tanta non richiesta e cattiva pubblicità. Minacciando altresì sacrosante azioni legali per venire risarcito da mamma Rai. Ovviamente con aggravi ulteriori e eventuali a carico del contribuente.

Caio Giulio Cesare Mussolini coglie anche due aspetti importanti di questa vicenda che lo vede come parte lesa: la pavidità opportunistica dei poteri locali in quel di Predappio, incapaci di sottrarsi alla soggezione psicologica verso le telecamere, e la assoluta inconsistenza politica di quella parte di sinistra (quasi tutta) che divisa su ogni argomento trova solo in questo antifascismo da operetta un collante elettorale provvisorio.

Vedremo se questo stato di cose sarà premiato nelle urne fra non molti mesi. Comunque si tratta sempre di squallide manovre sulla pelle di terzi incolpevoli.

E in questo gioco degli equivoci e dei paradossi si innesta una trasmissione in cerca di audience che come piatto forte propone un comizietto di un “non partigiano” dell’Anpi 2.0 nella cappella di famiglia dei Mussolini.

Certo, nell’universo italiota dei media non ci si meraviglia più di nulla.

Ma che la tv pubblica, il pagamento del cui canone è diventato ormai veramente obbligatorio dopo la pensata renziana di legarlo alla bolletta elettrica, debba prestarsi a queste manovre di sciacallaggio pre elettorale è cosa veramente triste e anche un poco squallida.

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Inviata (e infiltrata) speciale nelle situazioni più “scottanti”. Le sue inchieste ruotano principalmente intorno alla Rai e compagnia (poco) bella.

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