A balzare agli onori della cronaca negli ultimi giorni è la battaglia di civiltà per garantire, a fine servizio, l’assistenza veterinaria ai “cani con le stellette”, promossa dal Consiglio intermedio di Rappresentanza del Comando Logistico dell’Esercito.

La notizia, oggi apparsa sui maggiori quotidiani nazionali, era stata lanciata e sviscerata da noi (leggi qui), attraverso una serie di articoli mirati a smuovere le coscienze sonnacchiose dei nostri politici, impegnati a soddisfare la pancia dell’elettore medio e non i reali problemi che avviliscono e mortificano, sempre di più, la nostra amata Patria.

La Patria, appunto. I “cani con le stellette” considerati, da qualche intellettuale da strapazzo, i “fidi” amici dei militari, figure di “accompagnamento”, di raccordo, il cosiddetto +1 che si fa fatica a mettere a fuoco e che si prende in considerazione solo quando è d’uopo sbandierarlo come vessillo dell’onor di Patria: ebbene, i nostri amici a quattro zampe sono esseri viventi da considerare e tutelare alla stregua di persone in carne ed ossa. Non hanno la parola, è vero, ma alle volte è meglio il silenzio rispetto alle scempiaggini, parto di ideologie sovraniste ritrite, atte ad ingrassare l’ “orgoglio italiano”.

Come abbiamo più volte ribadito, alla fine del servizio – pari ad 8 anni – i cani militari vengono congedati  e diventano “alienati”. Ormai in pensione, sono abbandonati al buon cuore del prossimo, che sia il conduttore che, la maggior parte delle volte, lo tiene con sé e a sue spese, oppure qualche famiglia interessata all’adozione.

In molti infausti casi, vengono lasciati nei canili a morire di solitudine o, nella peggiore delle ipotesi, soppressi; dopo buona parte della loro vita spesa al servizio di un Paese che ha investito denaro per addestrarli a fiutare esplosivi, droga, mine antiuomo.

Il loro ciclo di vita attiva viene archiviato per lasciare spazio a “cani” più giovani. Potremmo addirittura definire questa pratica barbarica al pari della società capitalistica che sfrutta la propria forza lavoro e se ne disfa al momento opportuno. Prima, importanti protagonisti della vita militare, poi, corollario dimenticato. Vero è che gli anni di “lavoro” per i cani sono otto, ma è vero anche che c’è tutta un’esistenza dopo, degna di essere vissuta al pari di quella in attività.

A questo proposito, l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) in una nota a firma del Presidente Carla Rocchi, si rivolge direttamente al Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini al fine di far sentire la propria voce e di impegnarsi a trattare questa tematica che è essenziale perché un Paese come l’Italia possa definirsi civile.

L’Ente ha ricordato il sodalizio tra l’uomo e il cane e l’impegno che i cani con le stellette danno nei principali teatri di guerra, nonostante «le numerose difficoltà e il forte stress cui sono sottoposti», senza «far venire mai meno il proprio affetto e la propria lealtà». Alla «sensibilità degli individui, però non corrisponde ancora una pari sensibilità delle Istituzioni alle quali basterebbe soltanto attuare un provvedimento giusto, economico e doveroso per dimostrare la propria attenzione e riconoscenza».

In soldoni: il cane è leale con l’uomo, l’uomo non lo è con il cane.

E ancora: «il debito che il nostro Paese ha nei confronti di queste straordinarie creature è dunque incalcolabile: per questo motivo credo sia un dovere morale – rimarca la Rocchi – da parte del Suo Ministero impegnarsi affinché venga reintrodotta nel provvedimento correttivo al riordino dei ruoli al vaglio delle Commissioni Parlamentari, o nel primo veicolo legislativo utile, la nota espunta che prevedeva l’assistenza sanitaria per i cani in “pensione”».

L’ENPA fa quadrato con il Cocer che propone, da più di un anno, di: «garantire ai cani ceduti al personale militare l’assistenza veterinaria a carico del servizio veterinario militare» e a tal proposito istituire «un’assicurazione sulla vita dell’animale» che possa consentirgli di vivere una serena vecchiaia.

La palla passa ora al Ministro della Difesa, è lui che deve impegnarsi al fine di garantire pari dignità e pari diritti agli animali, nella speranza che i nostri amici a quattro zampe non siano classificati, come spesso accade con le persone, in cittadini IN e cittadini OUT.

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1 commento

  1. Piu’che giusto “! Sono esseri viventi che hanno lavorato e meritano la tanta sospirata pensione e persino una “liquidazione” da parte del lavoro , possibilmente in “vaucher” in modo che chi , poi, lo adottera’ avra’ “un gruzzolo ” che dovra’spendere ,esclusivamente , in cibo e spese veterinarie che , con tale sistema tutelera’l’animale finche’ saara’ in vita ! I famosi contributi che i Comuni elargiscono a coloro che adottino un cane dal canile …..spesso sono spesi ….in famiglia !…..il vaucher , obbliga a tutelare esclusivamente , l’animale …..! Complimenti al nostro Presidente Carla Rocchi !…..

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