Una storia che dovrebbe far vergognare. Ma che, invece, è pressoché all’ordine del giorno per quei brillanti militari che, dopo anni passati a compiere fedelmente il proprio dovere, hanno la “sfortunata” idea di tentare un avanzamento di carriera attraverso un concorso pubblico.

La storia, emblematica, questa volta è di Michele Daloiso, all’epoca sottufficiale della Marina militare in servizio a Taranto e dal 2014 in congedo assoluto per infermità causata dallo stress di questa esasperante situazione.

Nel 2001, Daloiso partecipa al concorso per la nomina a guardiamarina in servizio permanente del ruolo speciale del Corpo di Commissariato Militare Marittimo. Superato lo scritto, passa anche l’esame orale e si piazza al 20mo posto nella graduatoria. Idoneo, ma non vincitore. Uno spiraglio si apre quando si rende conto che tre dei candidati vincitori davanti a lui non avrebbero dovuto nemmeno partecipare al concorso (a causa di pregiudizi penali non possedevano infatti i necessari requisiti di condotta e qualità morali che si richiedono per l’ammissione al bando).

Chiede dunque che tutto venga annullato. E che il concorso venga rifatto. Storie di (a)normale amministrazione nel nostro Paese, insomma.

Seguono ricorsi e controricorsi. A Daloiso importa poco che i tre candidati vengano o meno esclusi dal concorso. A lui interessa, giustamente, che vengano riconosciuti i suoi diritti. E invece no. Perché non solo i tre nel frattempo hanno fatto carriera diventando ufficiali, ma la sua – di carriera – è stata definitivamente stroncata.

Il colpo di grazia lo ha dato nel 2012 l’allora direttore generale pro tempore del Persomil (poi querelato) che lo ha accomunato ingiustamente agli altri tre, accusandolo di non possedere – lui! – i medesimi requisiti di moralità contestati agli altri militari. Il motivo? Una precedente sentenza di patteggiamento (all’epoca non equiparata a una condanna, i cui effetti erano già decaduti). Ma alla data del bando Daloiso non era sottoposto né a procedimenti penali né aveva a suo carico sanzioni disciplinari. A differenza degli altri tre. A nulla, però, è servito chiedere giustizia.

Da notare anche che, con una sentenza poi revocata, il Consiglio di Stato si era già espresso ritenendo illegittimo l’operato della Commissione che aveva ammesso al concorso i tre militari, dichiarandoli non solo privi dei requisiti morali e di condotta necessari per partecipare, ma escludendoli addirittura dalla graduatoria degli idonei e vincitori e stabilendo che Daloiso era risultato idoneo e vincitore, con tutte le conseguenze economiche e previdenziali del caso.

Tuttavia, nel frattempo, nulla è cambiato: da 17 anni, ormai, il maresciallo in congedo rivendica la sua promozione a ufficiale. E vistosi negare prepotentemente ogni possibilità di appello, Daloiso ha finito con l’ammalarsi. E, a poco più di 50 anni, nel pieno della sua carriera, ha dovuto riporre le stellette nel cassetto. Chi pagherà per questo?

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Emiliana trapiantata a Roma, da 15 anni si occupa di Comunicazione, declinata nei suoi vari aspetti: giornalismo, ufficio stampa, pubbliche relazioni, eventi, advertising, campagne social. [Rif. giusi.brega@gmail.com]

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