Sono anni che l’ammiraglio Diego Abbo denuncia alle autorità irregolarità di varia natura all’interno delle associazioni d’Arma: si va dall’evasione fiscale alla frode ai danni degli associati, passando per un probabile danno erariale.

Senza farsi mancare neppure la contraffazione di un documento pubblico, ovvero di un Decreto Ministeriale. Insomma, ce n’è per tutti i (dis)gusti. Segnalazioni inviate, tra gli altri, all’allora ministra Pinotti e al nostro baldo generale Graziano. Ma nulla. Ora l’appello alla Trenta, chiedendo un incontro.
Ammiraglio Abbo, com’è iniziata la vicenda?
«Tutto è iniziato con un processo di espulsione nei confronti del Luogotenente Ciro Guariglia, in pensione, all’epoca Presidente della sezione Anmi di Marmirolo, in provincia di Mantova. A seguito di alcuni scontri puramente dialettici, Guariglia è stato espulso dall’Anmi. Mi ha chiesto dunque di fargli da difensore al processo. Cosa che mi è stata negata. Dopo alcune mie esternazioni su Facebook sulla vicenda, sono stato contattato dal Presidente della Associazione Nazionale Bersaglieri di Roma Massimo Flumeri, perché era incappato in un fatto analogo a quello del Luogotenente Guariglia».
E cosa ha scoperto?
«Nel verificare quali fossero le motivazioni che avevano portato all’espulsione di Guariglia mi è stato fatto capire, da altre fonti, che – contrariamente a quanto previsto dallo statuto – la dirigenza Anmi percepiva uno stipendio, al nero, contravvenendo alle leggi fiscali».
Per legge non sono previsti compensi per la dirigenza, ma solo rimborsi spese. E i bilanci sono pubblici e verificati…
«Da una analisi dei bilanci presentati si può dedurre una diversa e corposa destinazione delle quote incassate dai soci, a fini privati e non istituzionali. E poi c’è stato qualche “sapiente accorgimento”. Ad esempio: l’associazione spende centinaia di migliaia di euro l’anno di giornalino. Questi soldi servono ufficialmente anche per la spedizione della copia cartacea a ogni socio. Ma dai bilanci non si capisce quanti di quei soldi vengano realmente impiegati per la spedizione fisica del giornale. Anche perché in molti ricevono solo la copia online, a costo zero».
Di quanti soldi stiamo parlando?
«Facciamo un calcolo grossolano, che rende però l’idea. L’Anmi conta all’incirca 38mila iscritti. La quota è di circa 30 euro. Di questi, 10 vanno all’associazione nazionale. Quindi parliamo di un’entrata grossomodo di 380mila euro l’anno, gestiti secondo il bilancio. Ho fatto richiesta di accesso agli atti ai libri contabili, ma hanno tentato di fermarmi con una querela per diffamazione e con l’espulsione dall’associazione».
Lei cosa ha fatto?
«Ho denunciato tutto. Mandando note informative a tutte le autorità dello Stato, dal presidente della Repubblica all’allora ministro Pinotti, ventilando quella che aveva tutta l’aria di essere una “frode carosello”».
In cosa consiste? 
«In sostanza, l’associazione compra il materiale dal vendere ai soci, divise e quant’altro, senza fatturarlo. Evadendo di fatto le tasse. Sono stato contattato da un altro “espulso”, stavolta dall’Associazione Bersaglieri, che ha denunciato fatti analoghi».
Un malcostume diffuso.
«Sì. Basti pensare che in Italia ci sono circa 2 milioni di iscritti alle associazioni d’Arma. Come accennato prima, ognuno di loro versa in media circa 30 euro per la quota associativa: di questi, dieci vanno alla presidenza nazionale. Stiamo parlando di 20 milioni di euro. Secondo il sistema nazionale, questi soldi possono essere introitati senza pagare le tasse. Ma quando “escono” va fatta la ritenuta d’acconto per l’Iva. Però questo non accade».
Lei adesso fa un appello alla ministra Trenta, per chiederle un incontro. Fece la stessa cosa con la Pinotti?
«Sì, ma non ho mai ricevuto risposta».
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Emiliana trapiantata a Roma, da 15 anni si occupa di Comunicazione, declinata nei suoi vari aspetti: giornalismo, ufficio stampa, pubbliche relazioni, eventi, advertising, campagne social. [Rif. giusi.brega@gmail.com]

7 Commenti

  1. Sarà anche tutto vero. Ma di una cosa sono certo: ricevo (magari con leggero ritardo) la rivista dell’ A.N.M.I. in formato cartaceo. Mai ricevuta on-line.
    Abbo, pertanto, può essere anche credibile. Ma per non più dell’80% di quello che dice (che, per noi mortali, corrisponde a cose che non conosciamo e che non possiamo, quindi, controllare).
    Auguro, in ogni caso, al Contrammiraglio Abbo di vincere la sua battaglia, magari cominciando a rendere pubblici tutti gli eventuali documenti in suo possesso che possano avvalorare le sue accuse. Solo così avrà il nostro incondizionato appoggio.

  2. Anche io aspetto con ansia che venga chiamato ed ascoltato dal Ministro in merito a certe vicende che hanno totalmente distrutto la mia vita militare e non. Feci appello anche all’ex ministro ma mi hanno preso solo in giro. Spero che il 2019 mi porti delle buone notizie

  3. L’Ammiraglio Diego Abbo ha rappresentato solo ciò che emerge dal “cumulo di letame” che le Associazioni d’Arma e di Categoria combinano nella gestione “dispotica” delle rispettive e proprie attività ASSOCIATIVE.
    Un anziano Socio (93 anni) iscritto all’U.N.S.I. dall’anno 1995 sta combattendo da più di 6 anni perché ha dimostrato che le disposizioni allo Statuto sono state AMPIAMENTE DISATTESE CON AZIONI VOLUTAMENTE E SCIENTEMENTE APPLICATE CONTRO LE IMPOSTE DISPOSIZIONI DI LEGGE (CODICE CIVILE).
    Mi spiego meglio; nel Verbale del Congresso Straordinario di Caserta del 2013 sono citati espressamente (dai Delegati aventi causa nella discussione) quali erano le regole da applicare per la modifica statutaria (sancite anche dal codice civile); invece in barba alla legge si è Modificato lo Statuto senza la prevista maggioranza ovvero con la sola maggioranza dei presenti (quella richiesta dallo Statuto era del 50% più 1, sul voto Ponderale dei Soci rappresentati dai Delegati votanti) l’inserimento di una clausola che permetteva di accedere alle Cariche Nazionali (Presidente) del Personale in Servizio attivo, PRIMA GLI ESCLUDEVA. La successiva e immediata sessione Ordinaria del Congresso (il giorno dopo di quello Straordinario), tutta la Presidenza del Congresso, permetteva l’elezione di tale personale senza attendere la prevista autorizzazione della Prefettura di competenza sulla correttezza della modifica Statutaria; cioè senza ottemperare ad un dispositivo di Legge (codice civile).
    Un delegato aveva fatto scrivere a Verbale (nel Congresso Straordinario) il riferimento sulla necessità di attendere l’approvazione della prefettura di Competenza prima di attuare la modifica STATUTARIA, ma non è bastato a far applicare LA LEGGE DELLO STATO ITALIANO!
    Si è proceduto ugualmente all’Elezione di personale in SERVIZIO ATTIVO in BARBA alla legge.
    Abbiamo scoperto perché di tale comportamento, a posteriori abbiamo scoperto che alla Prefettura competente nulla è stato inviato per ottenere la prevista APPROVAZIONE!
    Quindi TUTTO IN ORDINE con la carta ma nulla in ORDINE per la Legge dello Stato di Diritto e nel rispetto della Carta Costituzionale.
    Carissimo Ammiraglio ABBO, IL MALCOSTUME ITALICO è arrivato anche nelle Associazioni anche per quelle che ottengono annualmente delle Assegnazioni Finanziare dal Ministero della Difesa, oltretutto senza una rendicontazione e sull’invio dei Bilanci Associativi allo stesso Organo di Governo.
    E’ CHIARO CHE I DISONESTI SONO TALI ANCHE SE APPARTENGONO ALLE ASSOCIAZIONI D’ARMA E DI CATEGORIA, e chi denuncia viene espulso senza nemmeno procedere ad una valutazione da parte degli Organi preposti come il Collegio dei Probiviri formato (quello dell’U.N.S.I.) con FRATELLI dei Soci coinvolti nella gestione degli imbrogli perpetrati nei Congressi incriminati.
    Viva l’Italia …

    • Caro maresciallo deve sapere che l’attuale Presidente ANMI è in predicato per essere eletto quale Presidente Nazionale di ASSOARMA in sostituzione del generale BUSCEMI Mario.

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