Se c’è un ex carrozzone di Stato in Italia, che negli anni si è trasformato in corazzata globale, e se c’è un colosso italiano oggi in grado non di subire, ma di imporre acquisizioni e accordi all’estero (dalla Cina, con CSSC, alla Francia), quello si chiama Fincantieri, alla cui guida c’è l’ultimo e unico “boiardo” di Stato che ha sempre fatto guadagnare utili allo Stato, l’inossidabile manager calabrese Peppino Bono.

Succede che oggi il quotidiano “sovranista” La Verità pubblichi l’analisi di un sedicente esperto di questioni strategiche che, mescolando un’accozzaglia di strampalate teorie antieuropeiste, antifrancesi e filotrumpiane, attacca Giuseppe Bono (pur essendo costretto a riconoscerne l’autorevolezza e le tante commesse che ha portato in Fincantieri) stabilendo l’equazione che l’accordo con il partner francese Naval Group rappresenterebbe una resa del Governo italiano al diktat d’oltralpe.

Ebbene, premesso che se così fosse allora anche Airbus, secondo produttore al mondo di aerei, non sarebbe dovuta nascere da un accordo franco-tedesco, a cui poi si aggiunsero anche spagnoli e inglesi, così come non avrebbe dovuto vedere la luce l’altra joint venture franco-tedesca per i carri armati, KNDS…perché quando gli accordi li fanno gli altri, tutti plaudono alla lungimiranza dei vari asse franco-anglo-germanici, mentre quando è l’Italia a giocare un ruolo da leone in Europa i “sovranisti” di casa nostra giocano tafazzianamente al tiro a bersaglio sulle proprie aziende nazionali?

L’accordo impostato da Peppino Bono con i vituperati ma necessari “cugini” transalpini di Naval Group non è affatto una cessione di sovranità alla Francia ma, anzi, una imposizione della piattaforma navale italiana.

Un altro colosso italiano, Leonardo rischia di rimanere tagliata fuori?

Peccato che il banchiere Alessandro Profumo sia già alleato con i francesi in Thales Alenia Space e Telespazio, dove pure allora i sovranisti tafazziani avrebbero dovuto storcere il naso.

Inoltre, Leonardo resta in ogni caso fornitore privilegiato di Fincantieri, così come il resto della filiera e delle PMI nazionali, di cui Fincantieri è da sempre incubatore e apripista all’estero.

Insomma, l’esperto arruolato da Belpietro (e quelli come lui) si rivelano “leonardisti”, cioè sovranisti al contrario, miopi e tafazziani.

Altra falla clamorosa nell’analisi de “La Verità”, si invoca Trump contro l’Europa e addirittura contro l’Onu.

Peccato che Fincantieri sia già fornitore privilegiato della US Navy, a cui negli ultimi dieci anni ha consegnato 16 navi, costruite peraltro nei cantieri acquisiti in USA ben prima dell’era Marchionne.

Come a dire, mentre “La Verità” scomoda Napoleone e arriva pure a disegnare improbabili scenari geopolitici degni di un sito di gossip, Bono già da anni ha stabilito un principio chiave per la salvaguardia dell’industria italiana nel mondo: andare a prendersi commesse ovunque, sempre giocando in anticipo il ruolo del capofila o dell’alleato paritetico.

Ultima voragine nella porta dell’analista, nessuna parola sul dossier Stx, che vede contrapposto Bono allo stesso Macron con cui poi farebbe affari nella Difesa.

Dove erano i sovranisti de noantri quando c’era da alzare la voce e battere i pugni sul tavolo per gridare allo scandalo di un’acquisizione dei cantieri crocieristici Chantier de l’Atlantique ormai fatta, e ostacolata solo fittiziamente da una burocratica Antitrust a Bruxelles, laddove in passato la proprietà dei cantieri francesi cadde in mano perfino agli investitori coreani?

Ma siamo sicuri che il Governo a guida verde-oro, che di fatto ha pienamente ratificato l’accordo, sia invece sovranista nell’accezione nobile del termine, e che quella della “Verità” sia stata solo una svista che non rappresenta affatto la visuale nè di Palazzo Chigi nè dei due Vice Premier, che anzi sostengono Bono. Con buona pace dei “leonardisti” di complemento.

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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