Ci eravamo lasciati con la richiesta del presidente del Cocer Generale Ceravolo di convocare con urgenza il Comparto Difesa. Una richiesta camuffata da un ordine del giorno utile a poter riunire nella stessa aula i soldati, i marinai e gli avieri. Perché questo escamotage? “Semplice!” direbbero gli addetti ai lavori.

Il Cocer Difesa, a quanto pare, non sarebbe legittimato a trattare la materia del riordino dei ruoli pur essendo provvedimenti legislativi separati. La materia infatti è stata liquidata e verrà archiviata con due provvedimenti di legge distinti. Infatti, per le Forze Armate il riordino è contenuto nel Dlgs 94/2017 mentre per quanto concerne quello delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare nel Dlgs 95/2017.

Allora perché questa limitazione e, sulla stessa falsariga, altre operate da parte dei Vertici di via XX Settembre? Basti pensare che parrebbe ci siano più di 40 richieste da parte del Cocer Difesa tra l’ XI e il XII Mandato che ancora urlano una risposta.

Forse chi è deputato a proporre le soluzioni veste una divisa a bande rosse, diversa dai colleghi del Comparto Difesa e, armato di “spirito di corpo”, vuole a tutti i costi “impedire”, così parrebbe dalle indiscrezioni, agli avieri, marinai e soldati di dire la propria e sventolare le risposte del Capo di Stato Maggiore della Difesa sulle problematiche del Comparto?

Eppure il Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, Gen.C.A. Luigi Deleverano, quando era Capo Ufficio in via XX Settembre, nel compendio sulla rappresentanza, edito dallo Stato Maggiore dell’Esercito, fece un’analisi puntuale, precisa, lungimirante sull’evoluzione della Rappresentanza Militare dal 1978 (anno in cui nacquero i Cocer) ad oggi.

Ricollocò, con stile arguto e sottile, la Rappresentanza Militare ai giorni nostri. Un “lavoraccio” direbbero i tecnici di oggi, una ventata di nuovo dissero i delegati di allora. Peccato però che chi è deputato ad analizzare ora le richieste del Cocer Difesa pare che tutto questo ardire non ce l’abbia!

E come si dice nelle stanze che contano: se un capo ufficio non riesce a far approvare la sua idea dal Capo Reparto, è un Capo Ufficio che va rimosso. La poltrona piace a tutti e la carriera è prioritaria, mettiamoci anche l’appartenenza a “casacche” diverse e il gioco è fatto.

Il sesto piano di Via XX Settembre è in fibrillazione, si nota la preoccupazione, anche loro, come il Cocer Difesa, hanno a cuore le problematiche che affliggono il Comparto ormai da decenni. L’appartenenza è la stessa e le sperequazioni le vivono anche loro sulle spalle, ma l’alto senso di istituzionalità a volte impone, a malincuore, di andare avanti e chinare il capo.

Potremmo continuare su questo tema per tutte le problematiche che scaturiscono, volutamente, dall’analisi, al capello, delle norme del 1978 che, di fatto, impediscono ai militari del Comparto Difesa di lavorare in proprio, ma lasciamo ai lettori immaginare cosa può esserci di “oscuro” nelle cartelle rosse che puntualmente vengono rispedite al mittente.

Come anticipavamo nel precedente articolo, inerente le prove del tradimento al riordino, il Comparto Difesa ha deliberato ed ha chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa un ragguaglio urgente sull’evoluzione delle decisioni intraprese riguardante la materia che stiamo trattando.

Sembrerebbe che la decisione assunta dal Consiglio Difesa non sia stata vista di buon occhio. Al momento, al Ministero della Difesa, non sanno come gestire la faccenda e questa volta la cartellina rossa comincia a scottare. Comparto Difesa o Interforze è questo il dilemma. Attendere o darsi da fare nell’illustrare le criticità al Cocer, questo è l’interrogativo.

Perché le criticità ci sono e lo sanno tutti. Come al solito, le Forze di Polizia avrebbero la meglio sul Comparto Difesa. Una sfida e una diatriba che va avanti da quando si è deciso di unire il Comparto Difesa con quello della Sicurezza. Una scelta fatta con arguzia quando si voleva inseguire la norma dell’omogeneizzazione della Polizia di Stato, oggi discutibile visto che si è sempre soccombenti sui tavoli che contano.

Altra scelta e decisione fatta da chi voleva stare tra i migliori in campo dimenticandosi, poi, di far gioire i “panchinari” delle vittorie riportate.

Il Comparto Difesa questa volta non ci sta. È agguerrito più che mai. Si prevedono tempi caldi mormora qualcuno e non per il sole estivo ma per l’umiliazione che ancora una volta stanno subendo le Forze Armate e che brucia tantissimo.

Il presidente Conte ha parlato ai militari con un velo di indecisione, si è capito bene che non è lui a gestire le scelte bensì l’azionista di maggioranza. Quello che ci fa riflettere però è come mai Salvini non tutela i suoi Agenti di Polizia?
Forse non è stato messo al corrente di questo? O le sue mosse sono solo gesti dimostrativi ma privi di sostanza? Ministro: dovrebbe ascoltare la base, sono proprio quelli che guidano le sue ruspe!

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.