Era l’ormai lontanissimo 27 giugno del 2014. In occasione dei festeggiamenti per i 50 anni dalla nascita del Policlinico Gemelli, tutto era pronto per tributare una grande accoglienza all’ospite d’onore: Papa Francesco, da poco più di un anno successore del dimissionario Benedetto XVI.

Tutto il comprensorio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, era circondato da un imponente schieramento di polizia e carabinieri. Amministratori, medici, infermieri, pazienti grandi e piccoli del nosocomio, un’eccellenza sanitaria nota in tutto il mondo per essere riuscita a salvare la vita a Giovanni Paolo II dopo l’attentato di Ali Agca, pronti a ricevere il nuovo Pontefice.

Invece no, niente da fare. All’ultimo momento, la visita era saltata. Giustificazione ufficiale: un fortissimo “mal di testa” che aveva colpito all’improvviso Papa Francesco. Ovviamente, non c’aveva creduto nessuno.

E tutti i sospetti si erano concentrati sull’ipotesi dello “schiaffo” al rivale in conclave, il cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola, che attraverso la Fondazione Toniolo controlla l’Università Cattolica del capoluogo lombardo e della capitale.

Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti del Tevere, ma le conseguenze di quel fortissimo “mal di testa” non accennano ad estinguersi. Papa Francesco ha trovato il modo di andare più volte in visita all’altro ospedale cattolico romano del Bambin Gesù, mai al Gemelli (dove pure ci sono reparti d’eccellenza per quanto riguarda la pediatria).

E il “giallo” è continuato anche ieri, in occasione della presentazione del Libro Bianco dell’Oncologia, un e-book multimediale che illustra i brillanti risultati raggiunti dal Gemelli nell’assistenza ai malati di cancro.

Questa volta, non c’era più a rappresentare il vertice della Cattolica il “nemico” Scola. Da Milano era arrivato il nuovo arcivescovo Mario Delpino, scelto proprio da Francesco per guidare la diocesi. Invece, niente da fare: ancora una volta, niente Papa.

Così, sono ripartite le mille voci sui possibili retroscena di questa sempre più lunga squalifica del Gemelli da parte del Pontefice. Alimentate anche da quelle su un altro retroscena abbastanza misterioso: le dimissioni del direttore generale Enrico Zampedri, un manager competente e di grande valore che in questi anni aveva rilanciato l’immagine (anche sociale) dell’ex-Policlinico, oggi Fondazione Gemelli.

Tra le possibili spiegazioni del persistere della squalifica e delle dimissioni di Zampedri, circolano anche quelle che portano ad una dura lotta di potere tra le gerarchie più vicine al Vaticano e una lobby interna con venature massoniche, abituata a fare il bello e il cattivo tempo in tema di scelte didattiche (università) e assistenziali (policlinico).

E Francesco preferirebbe, appunto, continuare a mantenere le distanze. Senza dover ricorrere ad altri mal di testa diplomatici.

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Guido Paglia
Classe 1947, romano, è giornalista professionista dal 1973. Ha ricoperto l'incarico di Vicedirettore e Capo della Redazione Romana del Giornale durante la direzione di Indro Montanelli e di Direttore della Comunicazione del Gruppo Cirio-Del Monte e della Lazio Calcio con Sergio Cragnotti. Dal 2002 al 2012 ha lavorato in Rai come Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali.

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