Lo Stato Maggiore della Difesa, spronato anche dalla delibera del Co.I.R. del Comando Logistico dell’Esercito, ha inviato una lettera all’Ufficio Legislativo del Gabinetto del Ministro della Difesa,  Elisabetta Trenta, per mettere definitivamente in chiaro la vicenda legata agli infermieri professionali militari e la relativa iscrizione all’albo delle professioni sanitarie senza la quale, allo stato attuale delle cose, rischiano sanzioni pecuniarie e la galera in quanto esercitano abusivamente la professione, secondo quanto stabilisce la Legge 3/2018.

Con la suddetta legge, il legislatore ha posto al centro della problematica «la tutela del paziente e dispone che gli Ordini siano dotati di autonomina patrimoniale, finanziaria, regolamentare e disciplinare e che vengano finanziati esclusivamente con contributi degli iscritti e senza oneri per la finanza pubblica». Dunque, si aggiunge l’obbligo di copertura assicurativa per le responsabilità professionali, ovviamente a carico del personale con conseguente divieto di esercitare la libera professione.

Sulla base di queste considerazioni, lo Stato Maggiore Difesa chiede «di conoscere se le disposizioni vigenti possano essere interpretate nel senso di porre a carico dell’Amministrazione le quote di iscrizione e rinnovo agli albi competenti per il personale militare che esercita la professione sanitaria» e a questo proposito farebbe fede quanto stabilito nella legge n.233/1946, peraltro mai sottoposto a modifica, e che tiene conto «della condizione e della specificità del personale delle Forze armate: il professionista militare, infatti, è tenuto al corretto svolgimento dei compiti connessi alla specifica professione ma è, ancor prima, un militare con doveri legati al proprio status».

Il personale sanitario militare, prosegue nella lettera lo Stato Maggiore, è: «tratto tramite concorso dai cittadini in possesso di diploma di scuola media superiore e sia successivamente avviato – a cura e spese dell’Amministrazione – alla formazione universitaria e al conseguimento del diploma di laurea nelle discipline sanitarie. In tale senso – prosegue – l’iscrizione all’albo sembrerebbe costituire un onere riconducibile alla stessa Difesa e una diretta conseguenza dell’attività formativa preordinata all’impiego di detto personale nell’ambito delle Forze armate».

Quindi nessun onere a carico del personale ma suddetta iscrizione rientra in quel percorso di formazione al quale il personale sanitario militare è sottoposto. Pertanto viene chiesta: «apposita modifica normativa volta ad includere il personale miliare nei rispettivi albi degli ordini professionali, limitatamente al personale militare che esercita l’attività nell’ambito delle strutture sanitarie ovvero nell’interesse della Difesa. L’iscrizione a tali albi, dovrebbe avvenire a cura e spese delle stessa Amministrazione».

A questo proposito il delegato Co.Ce.R., Pasquale Fico sottolinea come: «il lavoro svolto con il collega delegato, Francesco Gentile e con la massima condivisione del Co.I.R. del Comando Logistico, ha acceso i riflettori su questa problematica che sta affliggendo il personale infermiere. Questa è la dimostrazione di come la sinergia instaurata tra il Co.I.R. del Comando Logistico dell’Esercito con il Generale Luigi Deleverano sta continuando sullo stesso binario con il Generale Figliuolo».

A sostegno dell’impegno, il delegato Co.Ce.R. e delegato Co.I.R. Comando Logistico, Francesco Gentile esprime fiducia e speranza: «Ora non ci resta che affidarci agli uffici tecnici del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta che, di certo, sapranno trovare le adeguate soluzioni alla problematica con lo stesso eccellente impegno che hanno profuso fino ad ora per tutte le problematiche prospettate dalla Rappresentanza Militare».

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